Amianto, un mare di carte false

scritto da Il Secolo XIX il .

Almeno uno dei numerosi patronati sindacali avrebbe inviato dichiarazioni in fotocopia, allegate alle domande di pensione inviate all'Inps con la richiesta dei benefici previsti dalla legge sull'amianto. Documenti «falsi», compilati all'insaputa dei lavoratori, che riportavano testimonianze «impossibili»: i dirigenti dell'azienda parlavano di esposizione all'amianto in reparti che in realtà gli impiegati non avevano mai frequentato. Il retroscena dell'inchiesta genovese sulle pensioni facili emerge durante gli interrogatori. Gli indagati per corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato sono oltre un centinaio. La prima grande azienda presa in esame è Ansaldo Energia ma altre sono destinate a essere coinvolte in futuro...


Dichiarazioni in fotocopia, allegate alle domande di pensione inviate all'Inps da almeno una organizzazione sindacale, all'insaputa dei lavoratori. Documenti «falsi», che riportavano testimonianze «impossibili» di dirigenti dell'azienda sull'esposizione all'amianto in reparti «mai frequentati» dagli impiegati in questione. È l'ultimo retroscena dell'inchiesta sulle pensioni facili concesse estendendo a pioggia i benefici della legge per le imprese operanti in ambienti a rischio asbesto. Emerge durante gli interrogatori che proseguono al nono piano di palazzo di giustizia, condotti dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà e dai poliziotti del commissariato di Genova San Fruttuoso. Gli indagati per corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato sono a vario titolo oltre un centinaio, tra funzionari Inail, tecnici del Contarp (il comitato tecnico che valutava la presenza effettiva del rischio amianto), sindacalisti, operai ed ex operai.

La prima grande azienda presa in esame è Ansaldo Energia, società che finora ha scelto di accompagnare gli sviluppi delle indagini con un «assoluto silenzio stampa». Ma altre sono destinate a essere coinvolte in futuro, a giudicare dal piglio con il quale l'inchiesta viene portata avanti. E di Ansaldo sono anche i primi lavoratori interrogati, scelti a campione nella lista dei casi sotto esame. Il più emblematico è stato sentito nei giorni scorsi. Si tratta di un impiegato amministrativo al quale la procura contesta un falso curriculum, allegato a corredo della domanda di pensionamento. Sulla carta un capo squadra dichiara che il lavoratore in questione ha operato dal 1978 al 2005 in alcuni reparti dove la fibra dell'asbesto era presente in dosi massicce. Il lavoratore, a sorpresa, ha estratto la copia della raccomandata che a suo tempo inviò all'ente di previdenza per chiedere i benefici della legge sull'amianto. Si tratta di una lettera nella quale il lavoratore diceva la verità, indicando di aver da sempre operato nel settore amministrativo e non in stabilimento. Cosa è accaduto allora? A spiegarlo è stato l'impiegato. È successo che durante la fase calda degli esodi della grande industria, in fabbrica si era diffusa la voce che gli "scivoli" sarebbero stati estesi a tutte le categorie.

Sulla base di un assunto: la presenza dell'amianto nello stabilimento rappresenta un "rischio ambientale" per tutti e non solo per gli operai alle macchine utensili. Voce alimentata dalle rappresentanze sindacali e sorretta da una interpretazione estensiva (resa possibile da testi volutamente indefiniti) degli atti di indirizzo. Atti con i quali il governo spiegava agli enti previdenziali e assicurativi come e a favore di quali categorie attuare la legge sull'amianto. Il problema, emerso nel corso di questo interrogatorio, è che almeno una rappresentanza sindacale ha aggiunto ai documenti presentati dai lavoratori dichiarazioni "in fotocopia" ma palesemente false, per arrivare alla concessione degli sgravi contributivi. Questo nell'interesse sì degli impiegati, ma a quanto pare a loro insaputa. A dimostrarlo ci sono le lettere raccomandate presentate agli inquirenti.

La beffa, per l'impiegato di cui si tratta, è che l'Inail gli negò i benefici della legge sull'amianto. Questo però non ha impedito la sua iscrizione nel registro degli indagati. Sullo sfondo dell'inchiesta, ma in primo piano nell'agenda del prefetto di Genova Anna Maria Cancellieri, che ha convocato le parti sociali per lunedì, c'è l'emergenza generata dal blocco di una trentina di pensioni da parte dell'Inps. Blocco comunicato con una prima serie di lettere-choc con le quali l'istituto previdenziale chiede anche il rimborso di decine di migliaia di arretrati.

Graziano Cetara


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