Porto, Scajola contro i Pm: «Accuse poco serie»

scritto da Il Secolo XIX il .

La maxi-inchiesta sul porto, le relazioni della Finanza, le intercettazioni, parlano dell'"interesse" di Claudio Scajola, oggi ministro dello Sviluppo economico, per alcune assunzioni pilotate all'Autorità Portuale nell'era di Giovanni Novi. Scajola contrattacca: «Che sia abuso d'ufficio il rinnovo di un paio di consulenze mi fa molto dubitare della serietà dell'istituzione magistratura». Dice che l'inchiesta «finirà in una bolla di sapone», ma che intanto «ha creato danno a dei galantuomini». Ancora: «La mia segreteria ha colloqui con tante persone e credo che questo possa portare a segnalare dei nomi, come può essere avvenuto nel caso specifico»...

Spiega il ministro Scajola: «Sono rimasto molto perplesso a vedere che su Giovanni Novi, che io continuo a ritenere un galantuomo, piova ora una nuova accusa per abuso d'ufficio sull'assunzione del personale. Sì, molto perplesso. Vedo che, seppur di sfioro, inseriscono anche il mio nome, sia pure "indirettamente", come se avessi agito attraverso altre persone».

Si parla delle telefonate del suo segretario Guerrera.
«Se l'inchiesta si basa su questi elementi, mi pare abbia già prodotto l'effetto di infilare dentro persone che nulla c'entrano e che vengono danneggiate pesantemente. Il dottor Franco Manzitti (ex caporedattore dell'edizione genovese di Repubblica, ndr), giornalista di indiscusse capacità, si è visto allontanato dalla sua redazione, con il risultato che La Repubblica-Il Lavoro è diventato un tazebao estremista. Solo per la sospetta colpa di essere il fratello di un professionista che aveva avuto un incarico di consulenza per l'Autorità portuale».

Il fratello Marco, ex direttore dell'Agenzia per il Waterfront...
«Che un Pm definisca un paio di rapporti, a livello di consulenza, come abuso d'ufficio da parte del galantuomo Novi, mi sembra lontano dalla realtà. Ancora una volta questa inchiesta finirà in una bolla di sapone».

Lei continua a definire Novi un galantuomo. Nessuno ha mai pensato che non lo sia, o che si sia messo un solo centesimo in tasca. Però, come tutte le carte dimostrano, la sua gestione del porto è stata improntata all'"accomodamento" delle cose, sfuggendo alle norme e alle leggi che regolano un ente pubblico. Su cui si basa lo sviluppo dell'intera regione.
«Io non conosco le carte dell'inchiesta e sono portato per natura a rispettare il lavoro della magistratura. Invece conosco Novi e so per certo che nessuna sua azione può esser mai stata svolta con dolo. Che possa aver commesso degli errori... sicuramente sì, chi non ne fa? Ma che abbia commesso dei reati cosciente di commetterli, lo nego assolutamente. Ma non voglio entrare nel resto dell'inchiesta, non lo conosco. Mi soffermo su quest'ultima situazione. Individuare in abuso d'ufficio il rinnovo di un paio di consulenze a cifre molto modeste mi fa dubitare della serietà dell'istituzione magistratura».

In un'intercettazione Alessandro Carena, ex segretario dell'Autorità portuale, afferma che lei ha raccomandato quattro persone e tutte sono state "sistemate".
«Non conosco Carena. So chi è, ma non gli ho mai parlato. E so che la mia segreteria ha colloqui continui con tante persone, per aiutare e collaborare alla risoluzione dei problemi. E credo che questo possa portare talvolta a segnalare dei nomi, come può essere avvenuto nel caso specifico per Marco Manzitti e Rino Di Stefano, un giornalista di valore. Hanno avuto un contratto di sei mesi di consulenza sul waterfront: che si strumentalizzi questo evento per raggiungere il risultato che Repubblica sia un tazebao, significa far male a noi stessi».

Nelle registrazioni appare più volte il suo nome, riferito da altre persone.
«Appunto, ma le pare possibile? Io non sono in nessuna registrazione... eppure appaio. Perché sembra che Sandro Carena abbia affermato che a sua volta gli hanno detto che la segreteria di Scajola avrebbe raccomandato qualcuno. E in base a questo un magistrato scrive un pezzo delle sue annotazioni?».

In un'altra intercettazione c'è Novi che dice: ho visto Scajola e mi fa una testa così su Di Stefano...
«E sulla base di questo gli si scarica sopra anche una nuova notizia di reato perché avrebbe "compiaciuto i potenti"? Io non so se Novi abbia compiaciuto qualche altro "potente", ma se ha dato due consulenze di sei mesi a due bravi professionisti, perché non pensare che forse erano due consulenze utili affidate a persone di valore?».

Si fatica a vedere una linea "politica" a lei ostile dietro questa inchiesta, che, ad esempio, ha toccato duramente la Compagnia dei portuali di Paride Batini, sicuramente non un baluardo del centrodestra...
«Infatti non vedo una connotazione politica. Però vedo i fatti. Vedo Novi come un galantuomo e Manzitti e Di Stefano come due persone per bene e di valore. Mi sembra che mischiare tutte queste cose renda più debole l'inchiesta che i magistrati stanno portando avanti. Nel frattempo però qualcuno ha pagato un prezzo».

Lei sicuramente conosce di persona Di Stefano, autore del libro "Oltre l'Orizzonte. Dal passato al futuro nell'avventura politica di Claudio Scajola".
«E lei saprà anche che, appena iniziata questa storia, Di Stefano ha rinunciato al suo incarico e non ha mai preso una lira. Questa inchiesta mette sullo stesso piano persone per bene e persone che, forse, hanno compiuto atti che non dovevano compiere. Ma perché citare su queste carte Scajola? Qualcuno ha mai detto che ho aiutato qualcuno a vincere una gara, che io ho aiutato qualcuno a compiere qualcosa di illecito? Ma di cosa parliamo?».

Sulle accuse del ministro Scajola a Repubblica, il Secolo XIX ha contattato il caporedattore dell'edizione genovese Ettore Boffano, che ha replicato: «Le parole di Scajola si commentano da sole: del resto è abituato a trattare così coloro che non la pensano come lui. E lo dimostra l'episodio in cui definì Marco Biagi "un rompicoglioni"».

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Stampa