Il nuovo business di Cosa Nostra, le mani dei boss sui "Gratta e Vinci"
Sequestrati a Palermo beni per 2,5 milioni di euro...PALERMO
La mafia investe sui gratta e vinci. Sequestrati a Palermo beni per 2,5 milioni di euro intestati a un'azienda la «Game distribuzione", riconducibile a Giovanni De Simone, 46 enne, arrestato lo scorso febbraio per associazione per delinquere di stampo mafioso con l'operazione »Old bridge« dalla mobile di Palermo. L'indagine ha svelato un interesse di cosa nostra a infiltrarsi nell'economia legale e nel settore delle lotterie istantanee, legate alla vendita delle schede »gratta e vinci«, per poter riciclare il denaro sporco. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, la cosca mafiosa di Brancaccio voleva gestire la loro distribuzione presso gli esercizi commerciali sia a Palermo che in provincia, in regime di monopolio.
Tra i beni sequestrati ci sono aziende, immobili, beni mobili registrati e conti correnti. Gli agenti della divisione anticrimine hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal Tribunale di Palermo che ha accolto la proposta avanzata dal questore, Alessandro Marangoni, che aveva disposto accertamenti sul patrimonio di De Simone, considerato referente degli investimenti economico-mafiosi della cosca di Brancacccio. De Simone, secondo le risultanze delle indagini, risulta essere »soggetto perfettamente integrato all'interno della consorteria mafiosa operante sul territorio di Brancaccio«, in costante e diretto rapporto con Andrea Adamo, pregiudicato mafioso arrestato insieme ai latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo nel novembre dello scorso anno sempre dalla mobile di Palermo.
In particolare, il sistema comportava l'imposizione, agli esercizi commerciali che ne curano la vendita al minuto, dell'acquisto dei tagliandi della lotteria istantanea dalla società di De Simone, secondo la logica tipica del sistema mafioso. In questo modo sono state immesse ingenti somme di denaro in un circuito che garantisce la possibilità di produrre un fatturato, apparentemente lecito e non riconducibile al gruppo mafioso di riferimento, caratterizzato da ampi margini di guadagno e ristrettissimi fattori di rischio, alternativo a quello delle macchinette video-poker »mercato ritenuto in decadenza - spiegano gli inquirenti - ma non del tutto abbandonato, già controllato dalla famiglia mafiosa di Brancaccio sempre attraverso l'attività imprenditoriale di De Simone.