Mensopoli, ecco la "cupola" degli appalti

scritto da Il Secolo XIX il .

Gli appalti delle mense scolastiche genovesi dovevano essere pilotati da una «associazione per delinquere finalizzata alla corruzione», di cui facevano parte l'imprenditore piemontese Roberto Alessio, gli ex consiglieri comunali diessini Massimo Casagrande, avvocato, e Claudio Fedrazzoni, camallo in pensione, e l'ex portavoce del sindaco Marta Vincenzi, Stefano Francesca. «Corruzione» semplice è invece l'addebito che con ogni probabilità accompagnerà al processo Massimiliano Morettini (ex assessore ai giovani della giunta Vincenzi dimessosi dopo lo scandalo giudiziario), mentre si defila, e parecchio, la posizione di Paolo Striano, l'altro assessore finito nel mirino della Procura e costretto a lasciare l'incarico a fine maggio, periodo in cui la maggioranza di centrosinistra vacillava paurosamente...
Confermato l'impianto accusatorio pure per il filone savonese, gli accertamenti sulle gare per la fornitura di pasti alla Asl che avrebbe dovuto favorire sempre Alessio: Giuseppe Profiti, ex supermanager della Regione e attuale dirigente dell'ospedale Bambin Gesù di Roma, resta accusato di turbativa d'asta insieme ad Alfonso Di Donato, in passato direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria. Sono gli elementi-chiave contenuti negli "avvisi di conclusione delle indagini preliminari" che il pm Francesco Pinto, il titolare di "mensopoli", ha inviato in queste ore agli indagati. Un passaggio fondamentale, con il quale si certifica la chiusura dell'inchiesta: l'avviso è infatti il preludio della richiesta di processo e serve a cristallizzare gli addebiti, pesantissimi soprattutto nei confronti di quello che fu definito nelle carte un «comitato d'affari».

Il primo a ricevere il documento, ieri mattina, è stato Massimo Casagrande. Tuttora sospeso dall'ordine degli avvocati, assistito dai legali di fiducia Antonio Rubino, Massimo Tortorelli, Stefano Bigliazzi e Andrea Costa, è accusato in primis di corruzione. Scrive Pinto: «In concorso con Fedrazzoni Claudio, svolgendo il ruolo d'intermediario, poneva in contatto Alessio Roberto, quale legale rappresentante della Alessio spa di Caresanablot (Vercelli), con Stefano Francesca, quale responsabile delle relazioni pubbliche, politiche e istituzionali del Comune di Genova, e Massimiliano Morettini, quale assessore del Comune di Genova, in un contesto in cui l'Alessio...prometteva il pagamento di somme (non meno di 20 mila euro) come corrispettivo per il compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio».

La storia è nota: secondo la Procura, Casagrande e Fedrazzoni erano il tramite fra Roberto Alessio, l'industriale che stava tentando di accaparrarsi un triennio di ristorazione nelle scuole del ponente genovese (affare da almeno 40 milioni di euro) e Francesca e Morettini, che dall'interno dell'amministrazione avrebbero potuto fornire informazioni di prima qualità sul bando per agevolarlo sui concorrenti.

Molto netto il "capo 2" delle imputazioni, che chiarifica il ruolo dei quattro personaggi più esposti (finiti in carcere il 21 maggio, erano stati liberati il 27, ndr). Casagrande, Fedrazzoni, Alessio e Francesca «si associavano fra di loro allo scopo di commettere più delitti di corruzione, turbativa d'asta e utilizzo e registrazione di fatture per operazioni inesistenti».

Il magistrato e la Guardia di finanza lo deducono dalle numerose intercettazioni (telefoniche e ambientali) finite agli atti, sebbene nel corso degli interrogatori gli atteggiamenti assunti dai protagonisti siano stati molto difformi: Fedrazzoni, torchiato due volte nel penitenziario di Pontedecimo, ha ribadito sì di aver preso soldi da Alessio, ma per il semplice fatto che ne era un consulente. Soprannominato il "compagno F", con l'accostamento un po' ardito al "compagno G" dei tempi di Tangentopoli (il tesoriere del Pci Primo Greganti che non cedette mai davanti all'incalzare di Antonio Di Pietro) è stato considerato per settimane il più "duro" fra gli indagati, anche se il suo avvocato Ernesto Monteverde rifiuta con forza quest'immagine.

Casagrande e Francesca (quest'ultimo aggiornato telefonicamente dai legali Giuseppe Schiacchitano e Andrea Andrei durante un viaggio negli Stati Uniti) avevano riconosciuto i colloqui "ambigui", ribadendo di non aver intascato soldi e di non pensare che il progetto delle false consulenze - il sistema caldeggiato da Alessio per "mascherare" le tangenti - potesse rappresentare un reato poiché si trattava solo di «discorsi». E però il codice penale a questo proposito è chiaro, e specifica che nel momento in cui si materializza l'accordo l'illecito è compiuto. Morettini disse di aver «scherzato» e Roberto Alessio, accompagnato dai difensori Renzo Vitale e Andrea Sighieri, dichiarò infine d'essere stato «costretto» a percorrere certe strade poiché si era trovato troppe porte sbarrate nel suo lavoro. E l'ex assessore Striano? Sarebbe l'unico, al momento, a non aver ricevuto l' "avviso" (lo assiste l'avvocato Nicola Scodnik) e non è escluso che esca da quest'inchiesta.

Interessante lo sviluppo savonese. Pinto insiste nel considerare Profiti - avvocato Giuseppe Maria Gallo - la sponda ad alti livelli, specie negli ambienti cattolici dove gode di altissimo credito (basti pensare che il Vaticano, con una nota ufficiale, gli rinnovò la fiducia dopo che per lui furono disposti gli arresti domiciliari). Avrebbe insomma usato la sua influenza per favorire il "re" del catering nell'accaparrarsi gli appalti della Asl, utilizzando come braccio operativo il direttore Alfonso Di Donato. Ma, nel tratteggiare il «concorso» fra i due, il pm non cita la funzionaria Antonella Calò, iscritta sul registro degli indagati in un secondo momento in virtù dell'incarico prettamente operativo ricoperto nel periodo contestato, dal febbraio 2007 al maggio di quest'anno quando scattò la retata. E anche per lei la situazione potrebbe farsi meno pesante.

I destinatari del provvedimento hanno venti giorni per esaminare tutti i faldoni e chiedere di essere interrogati, opzione tuttavia poco probabile, prima che la parola passi ai giudici. Stefano Francesca, al cellulare dagli Usa, non si dice sorpreso della contestazione severa e prende tempo: «Prima leggerò ogni verbale, quindi valuterò se tornare in Procura per definire la mia posizione». Restano in corso i rilievi sulla sua attività di consulente al comune di Pavia e il lavoro per la campagna elettorale di Marta Vincenzi. È uno dei nuovi rivoli in cui si è ramificata l'inchiesta. Gli altri sono il fascicolo per corruzione al San Martino (aperto contro ignoti dopo le rivelazioni d'una superteste sulla gara che negli anni scorsi affidò l'appalto mense) e gli accertamenti su un'altra competizione per la ristorazione scolastica nel Comune di Genova, che il Tar definì «sleale». Ma sono altre storie: ora bisogna trasformare in processo il primo terremoto.

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