Dossier prostituzione, prezzi bassi e nuovi clan
Il dramma di Violeta, hanno scoperto, rappresenta solo «un incidente di percorso». «Perché il suo uomo, Gheorghe, ha esagerato, non ci stava con la testa. Ma adesso ci pagano di più, loro. E va meglio di prima»...Ana (nome di fantasia) è una delle lucciole che la polizia ha cercato, ascoltato con discrezione nella primavera scorsa. Erano i giorni dell'indagine sulla morte di Violeta Dumitru, romena diciannovenne massacrata a calci e pugni alla Foce dal convivente Gheorghe Tanasa, trent'anni, oggi in carcere. La polizia ha lavorato sottotraccia per mesi, per capire come la prostituzione è cambiata a Genova, chi lavora e dove, quante sono le ragazze sfruttate. E i risultati contenuti nell'ultima informativa destinata al Ministero dell'Interno - «Analisi del fenomeno della prostituzione nel capoluogo ligure e in provincia», di cui Il Secolo XIX può raccontare i dettagli - disegnano un mondo stravolto rispetto a dieci anni fa. Le romene hanno soppiantato completamente le albanesi, ma gli aguzzini hanno allargato i cordoni della borsa per tenersele buone (riconoscendo mediamente una percentuale del 20-25% sugli incassi) e non esiste un'organizzazione centralizzata ma tanti mini-clan che complicano tremendamente le indagini. Resiste una decina di squillo italiane a San Benigno, che si vende per la droga, mentre le sudamericane si sono spartite i caruggi spesso forti della cittadinanza italiana o d'un permesso di lavoro europeo rilasciato in Spagna. E ancora le nigeriane che annaspano nel Ponente (chiedendo pure consiglio alle mamme in patria, come raccontiamo nelle intercettazioni pubblicate a fianco) e sono costrette ad abbattere i prezzi oltre che tentare temerarie intrusioni altrove. Con un dato ormai inoppugnabile: non c'è più una sola ragazza che non sappia quello che viene a fare in Italia e l'unico obiettivo è ottimizzare i guadagni».
Il numero complessivo delle donne che ogni notte si vendono all'aperto non supera le 200 unità, mentre un'altra settantina di ragazze - con buona componente di polacche e ungheresi - è tenuta sotto controllo per l'attività svolta all'interno dei night-club. «A questo conteggio - spiega il capo della squadra mobile Gaetano Bonaccorso - si aggiunge la crescita delle case d'appuntamenti». Almeno 50-60 brasiliani, per esempio, hanno avviato vere e proprie imprese, con sito internet, promozione via sms e straordinarie capacità di discrezione e scrematura dei clienti per non creare assembramenti a ridosso degli appartamenti-alcova. Insiste Bonaccorso: «Per i prossimi mesi ci aspettiamo due novità: esposti in serie dai condomini dove s'insedieranno le squillo cacciate dai bassi con l'ordinanza del sindaco, e la migrazione, per quanto contenuta, delle prostitute "espulse" con i dispositivi delle amministrazioni di Chiavari e Lavagna».
Riepilogando. Il fenomeno clou è rappresentato dallo strapotere romeno: sono le più numerose, le più giovani (età media vent'anni), figure simili alle albanesi di dieci anni fa. «Ma - precisano in questura - ci sono alcune differenze fondamentali. Fanno parte dell'Unione europea, quindi lo spauracchio dell'espulsione non funziona più come deterrente. E hanno instaurato un rapporto particolare con i boss. Ci sono, ovvio, i picchi di violenza come quelli che hanno portato al massacro di Violeta. Ma da allora, temendo che si accendessero troppi riflettori, hanno scelto un profilo decisamente più basso».
Via dalle strade le minorenni (solo in appartamento) e le ragazze incinte, che usavano la gravidanza come garanzia contro l'espatrio. «Soprattutto, la prostituzione è affare di tante famiglie allargate, non un autentico racket. E i maggiori compensi, che nel giro di tre-quattro anni consentono alle donne di tornare in patria e vivere decentemente, ne hanno indotte molte a tacere». E gli albanesi? «Spariti dal giro, nel senso che hanno reinvestito quei soldi nel traffico d'armi e negli stupefacenti». Se sulle romene le indagini sono (perlomeno) ostiche, risultano praticamente impossibili nel centro storico. Spiega Alessandra Bucci, dirigente della Omicidi ma tornata a occuparsi di prostituzione: «Il mercato dei vicoli se lo dividono dominicane e colombiane, una settantina di persone in tutto considerati anche i trans. Il punto è che sono manager di se stesse e non esiste il reato di sfruttamento, poiché prostituirsi non è illegale. E poi con i permessi di soggiorno ottenuti chissà come in Spagna, qualche cittadinanza italiana e regolari contratti d'affitto be', la polizia è tagliata fuori». La prostituzione di strada a Genova si è probabilmente ridimensionata rispetto a dieci anni fa, ridotte (sebbene non estinte) le violenze dei protettori e la schiavitù. Ma ciò che è sopravvissuto, per come risulta negli ultimi studi delle forze dell'ordine destinati al Viminale, ha radici ormai profondissime .
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