Arresti clan Piromalli: coinvolto fratello della Laganà
Arresti Clan Piromalli, implicato fratello deputata Laganà "Chiarirà tutto, ma disapprovo comportamento, troppa leggerezza"...14 ott 08 "Mio fratello chiarirà la questione". Lo ha detto il deputato del Pd Maria Grazia Laganà a proposito dei contatti avuti dal fratello Fabio con l'ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, arrestato ieri per concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare, secondo quanto riferisce la Polizia in un'informativa alla Dda di Reggio Calabria, Fabio Laganà, nel febbraio del 2008, avrebbe informato Dal Torrione della proroga della Commissione d'accesso nel Comune di Gioia Tauro. Maria Grazia Laganà è la vedova di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre del 2005. "Anche se non è detto esplicitamente - ha detto Maria Grazia Laganà - ritengo che il Fabio di cui si parla nelle carte dell'inchiesta sia mio fratello. Sarà lui, comunque, a chiarire tutto". "Tutti sono a conoscenza - ha poi aggiunto Maria Grazia Laganà - dell'azione di contrasto che ho svolto nei confronti della criminalità organizzata, anche quella della Piana di Gioia Tauro. Pertanto, esprimo la mia più ferma disapprovazione in ordine al comportamento di mio fratello Fabio, connotato da assoluta leggerezza e da scarsa ponderazione nel contesto nel quale ha agito"
Lumia "Fabio Laganà esca dalla politica". "Fabio Laganà venga allontanato da qualunque attività politica fino a quando non sarà chiarito il suo ruolo in questa vicenda". E' quanto si augura il senatore Giuseppe Lumia in relazione all'inchiesta della Dda di Reggio Calabria sulla cosca Piromalli. Il riferimento di Lumia è ai presunti rapporti di Laganà, fratello del deputato del Pd Maria Grazia Laganà, con l'ex sindaco di Gioia Tauro Giorgio Dal Torrione, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. "Mi auguro - dice ancora Lumia - che la magistratura chiarisca fino in fondo ogni aspetto di questa vicenda. Quanto emerso in questa inchiesta non può essere sottaciuto o minimizzato. La politica non può avere relazioni ambigue, né tanto meno può averle Fabio Laganà, che ha avuto nella propria famiglia un delitto grave come quello di Franco Fortugno". "Prendo atto - conclude Lumia - della chiara presa di distanza dell'on. Maria Grazia Laganà Fortugno. Ma è il momento che la politica sia netta, non lasci margini d'ombra ed esprima un supplemento di coerenza e di determinazione, visto che la 'ndrangheta e gli esponenti politici collusi, come i sindaci incriminati, si nutrono di queste relazioni''.
Maria Grazia Laganà "Mie battaglie contro ndrangheta palesi". Rivendica le sue battaglie contro la 'ndrangheta Maria Grazia Lagana', deputato del Pd, a proposito dei suoi presunti contatti e del fratello Fabio con il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa. "I miei atteggiamenti di contrasto e le mie battaglie contro la criminalità organizzata - ha detto Maria Grazia Laganà - compresa quella della Piana di Gioia Tauro, sono chiari e palesi. E su questo non faccio sconti a nessuno". "Non credo sia una novità - ha detto ancora il deputato del Pd - che qualche amministratore possa contattare i parlamentari. L'importante è sapere distinguere e sapere valutare i comportamenti. Dalle carte dell'inchiesta non si evince alcun contatto sulla questione tra me ed il sindaco di Gioia Tauro. Non mi sono mai interessata dello scioglimento del Comune di Gioia Tauro. Con Dal Torrione ho avuto un incontro casuale a Roma. L'ex sindaco di Gioia Tauro, in quell'occasione, aveva problemi di salute e mi disse che si trovava nella capitale per questo motivo. Era preoccupato dell'accesso nel Comune, ma io non gli ho fatto alcuna promessa di interessamento da parte mia, né lui mi ha rivolto alcuna richiesta in tal senso"
Arresti clan Piromalli: da un pentito le accuse al Sindaco di Rosarno. La cosca voleva le pompe di benzina
14 ott 08 C'é anche la testimonianza del pentito rosarnese Salvatore Facchinetti tra le accuse contro il sindaco di Rosarno, Carlo Martelli, arrestato ieri nell'operazione della Dda di Reggio Calabria. Facchinetti, parlando con i magistrati della Procura di Reggio Calabria, sostiene che "'sti ragazzi erano quelli che portavano i voti po sindacu a Martelli perche' a Martelli l'hanno messo loro". "Personalmente - prosegue il collaboratore di giustizia - e hanno messo a Martelli pecchì siccome Rao, non lo so perché non si è messo lui direttamente come sindaco, però era lui quello che ha messo a Martelli che prima stava benissimo a livello di soldi e poi è sceso proprio giù. Ho saputo pure che era sotto usura, che aveva il vizio delle carte e hanno messo a lui come il sindaco di Rosarno, e di cui ci sono stati pure dei voti falsi". E sulla vicenda dei voti falsi Facchinetti aggiunge che "Cutrì aviva diversi carti d'identità e firmavano loro o postu ìsti persone qua".
La cosca voleva le pompe di benzina. C'era anche la realizzazione di alcuni distributori di carburante tra gli obiettivi che la cosca Piromalli si proponeva di raggiungere a Gioia Tauro grazie alla presunta complicità degli amministratori comunali. E' quanto emerge dall'inchiesta della Dda di Reggio Calabria che ha portato all'arresto dell'ex sindaco e dell'ex vicesindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone; del sindaco di Rosarno, Carlo Martelli, del boss Gioacchino Piromalli e di un suo nipote omonimo. Quello sul presunto utilizzo come legale dell'ente di Gioacchino Piromalli, che in tal modo avrebbe potuto fare fronte al risarcimento danni cui era stato condannato nei confronti del Comune di Gioia Tauro, hanno riferito fonti della Dda, è soltanto uno dei filoni dell'inchiesta sulle presunte infiltrazioni della cosca nei Comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando. I magistrati stanno approfondendo i documenti acquisiti all'inchiesta per verificare la possibilità di nuovi spunti investigativi ed ampliare cosiì il quadro accusatorio.
Per la DDa, Dal Torrione asservito al crimine. Il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, era, secondo i pm della Dda di Reggio Calabria, il ''classico amministratore pubblico che si mette al servizio del crimine organizzato". I magistrati della Procura reggina, nella richiesta al gip di ordinanza di custodia cautelare che ieri ha portato all'operazione contro la cosca dei Piromalli con l'arresto anche dei Sindaci di Rosarno e Gioia Tauro, evidenziano anche che Dal Torrione per fornire alla criminalità organizzata ciò di cui avevano bisogno "mette a disposizione il suo potere, la sua esperienza, le sue conoscenze e tutta la gamma di opportunità che un navigato amministratore pubblico può offrire". "Si è in condizioni di concludere - affermano i pm - nel senso che Dal Torrione è stato l'ispiratore della condotta delittuosa ed il soggetto trainante nella perpetrazione dell'illecito, ancora una volta ricorrendo alle più subdole arti perché non gli si potesse addebitare alcunché"