Sviluppo Genova, addio Cda

scritto da Il Secolo XIX il .

Scocca il conto alla rovescia per il consiglio di amministrazione di Sviluppo Genova. Dopo l'ultima puntata dell'inchiesta del Secolo XIX sulla società che doveva disegnare il futuro della città, a partire dalle grandi aree del ponente, c'è stata una riunione tra i massimi azionisti di riferimento...

Sono i vertici delle tre amministrazioni pubbliche che esprimono i loro componenti nel Cda: Regione, Provincia e Comune. E la sorte dell'attuale consiglio, dopo le polemiche che ne hanno caratterizzato la vita negli ultimi mesi, è ormai segnata. Azzeramento, per ripartire da capo con nomi nuovi.

Finisce così, con una rivoluzione, l'esperienza di un'assise che (così come ha dimostrato la pubblicazione sull'edizione di ieri dei più recenti verbali di riunione) si è distinta più per rissosità che per risultati. Prima la denuncia di due dipendenti, che hanno sollevato dubbi sulla regolarità nella ricezione delle offerte su alcune gare. Poi la furibonda polemica che ha contrapposto il presidente Giovanni Pisani (espresso dalla Regione) e l'amministratore Alberto Ghio (scelto dal Comune). Le riunioni del Cda, i cui documenti riportano anche espressioni («Amico, stai molto attento») più consone a una rissa di strada che al qualificato vertice di un'azienda da cui dipendono i destini della città.

Infine le dimissioni di Pisani e quelle di un altro componente (Giuseppe Lamanna, espressione della Camera di Commercio), quelle ventilate ma poi ritirate in zona cesarini da Achelle Tori, Carige.

Ieri si sono incontrati Claudio Burlando, Alessandro Repetto e Marta Vincenzi per fare il punto della situazione. E la valutazione è stata concorde: il consiglio di amministrazione va completamente rifatto. D'altronde lo scoglio più spinoso, quello che stava a cuore a tutti, è ormai stato superato: l'avvio della gara d'appalto per la strada a mare del Ponente, quella che dovrà passare nel cuore dell'area delle ex acciaierie di Cornigliano.

Adesso il rinnovo del consiglio di amministrazione è l'unica soluzione per riportare un po' di serenità. Le decisioni dei tre amministratori sono d'altrone in linea con quanto Repetto aveva spiegato, nella mattinata di ieri, al Secolo XIX: «Ho ottenuto la disponibilità dal nostro rappresentante, l'architetto Luciano Grasso, a rassegnare le sue dimissioni. Questo non vuole assolutamente dire che ci sia sfiducia nel suo operato, anzi, sono convinto che abbia fatto molto bene. E nemmeno è una sfiducia agli uomini che hanno composto questo Cda. Ma la situazione è diventata ormai troppo pesante, un clima così non può favorire il buon lavoro di nessuno».

Repetto insiste nel suo ragionamento: «È oggettivo che la situazione sia diventata ben poco favorevole al proseguimento di questa esperienza. E nemmeno vale la pena alimentare, in questa città, quella cultura del sospetto che rischia di bloccarla. Sui fatti denunciati dalle dipendenti farà luce la magistratura, ma a noi tocca dare il segno di una discontinuità, anche per dare ai cittadini un segnale di trasparenza». Poi l'annuncio: «Io ho fatto la mia mossa, muovendo la mia pedina. Ma è chiaro che la mia posizione è una sola: l'azzeramento».

Repetto si riferiva alla lettera con cui, già nei giorni scorsi, ha sollecitato la conferenza dei capigruppo del consiglio provinciale a indicare un ventaglio di nomi tra cui scegliere i successori di Grasso. E d'altronde queste dimissioni hanno inevitabilmente segnato la fine del Cda, che dopo le dimissioni di Pisani e Lamanna rimane con due soli consiglieri, non sufficienti quindi a garantire alcuna deliberazione.

La crisi di Sviluppo Genova era stata denunciata già nei mesi scorsi. Il primo a sollevare la questione è stato il consigliere provinciale Massimo Pernigotti, Lista Biasotti, che aveva anche segnalato l'opportunità di cambiare il consiglio di amministrazione prima del varo della gara per la strada a mare e ha ripetutamente chiesto solidarietà per le due dipendenti che hanno segnalato le (presunte) irregolarità. Poi si era aggiunta anche la possente voce del consigliere regionale di An Gianni Plinio, che aveva incalzato il presidente Burlando. Ora, con le polemiche interne che hanno superato il livello di guardia (confermate dalla pubblicazione sul Secolo XIX dei verbali di riunione del Cda), la decisione della politica è di voltare pagina.

Marco Menduni

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