Porto, blitz della Finanza
Il blitz è scattato meno di quarantott'ore fa, quando la guardia di Finanza è entrata a Palazzo San Giorgio, sede dell'Autorità portuale, e negli uffici Culmv di San Benigno per acquisire le ultime carte sull'occupazione dei capannoni di viale Africa, dove la Compagnia Unica custodisce i propri mezzi. Nel frattempo, a palazzo di giustizia, veniva interrogato per una consulenza tecnica il segretario generale dell'Authority Giambattista D'Aste...È un passaggio decisivo in quello che viene definito «momento cruciale e delicatissimo», il preludio alla richiesta di nuovi sequestri che segna di fatto l'inizio della "fase tre" nell'inchiesta sul porto di Genova. L'obiettivo degli inquirenti è chiaro ed è confermato da una serie di serrati «accertamenti documentali», in particolare foto aeree e filmati, eseguiti dai militari della stazione navale nelle ultime settimane, quando si pensava che la situazione fosse cristallizzata per la pausa estiva. Dopo i piccoli sequestri agli "abusivi" iniziati nel 2006, dopo l'exploit del Multipurpose e l'arresto dell'ex presidente Giovanni Novi, ecco il rush finale: le situazioni di illegalità (quindi l'occupazione senza titolo di superfici demaniali o il pagamento di canoni non consoni) «devono essere sanate» altrimenti sarà esercitata l'azione penale, anche se questa si concretizzerà con sequestri a carico di soggetti "particolari".
L'uniformità delle carte che le Fiamme Gialle hanno sequestrato negli ultimi giorni - in primis con le ricognizioni di lunedì - certifica l'attenzione verso il nodo cruciale per il mantenimento della pace in banchina: i capannoni di viale Africa appunto, il cui sgombero, profilato all'inizio di marzo dal neopresidente dell'Authority Luigi Merlo, aveva incendiato la rabbia dei portuali scesi in piazza con i muletti come non accadeva da quasi quindici anni.
Per orientarsi nei rivolgimenti di queste ore occorre fare un passo indietro. E tornare all'informativa con cui il procuratore aggiunto Mario Morisani e i sostituti Enrico Zucca e Walter Cotugno chiedevano a febbraio l'arresto di Giovanni Novi, osservando come il suo mandato «apparisse caratterizzato, fin dall'inizio, da un netto favoritismo per la Compagnia Unica». La tesi dei pm, accolta dal gip che accordò la misura cautelare, è nota. Novi avrebbe riformulato la gara per l'assegnazione del Multipurpose inserendovi arbitrariamente Tirrenia, che non possiede personale proprio e si appoggia in tutto e per tutto ai camalli. E sempre Novi ha disposto un trasferimento di soldi - un milione e 728 mila euro - alla Culmv come rimborso per la gestione transitoria del terminal nel periodo di massima confusione, che secondo la Procura non dovevano essere affatto versati poiché non ce n'era motivo.
Adesso la resa dei conti riguarda le strutture abusive, aspetto rimasto finora sottotraccia sebbene "annunciato" nei documenti vagliati nell'inverno scorso. Ben 25 pagine su 129 della richiesta d'arresto, infatti, erano dedicati ai canoni «di favore» riservati da Novi alla Culmv, al restyling dei depositi della Compagnia in qualche modo "addebitata" all'Autorità Portuale e alla loro collocazione. «Tramite il trucco dell'inserimento nei bilanci alla voce manutenzione - ribadivano gli inquirenti - si è trovato il modo per disporre delle somme». Quindi la stoccata che ha di fatto anticipato l'ultima svolta: «La situazione dei capannoni è una delle varie anomalie che caratterizzano i rapporti di Novi con la Compagnia. Eloquente è quella relativa alle cifre che la stessa società dovrebbe pagare per ottenere la concessione, su aree probabilmente occupate in modo arbitrario». È per fugare quel «probabilmente» che è stato condotto in silenzio il lavoro di fine agosto, sempre affidato ai finanzieri della stazione navale, un piccolo nucleo di investigatori un tempo specializzato in reati ambientali e ora diventati i massimi esperti sui temi del diritto amministrativo e della gestione delle aree demaniali. Sono stati loro ad eseguire le ricognizioni estive imbastendo un corposo dossier, in pratica uno screening fotografico che mette a confronto mappe ufficiali e situazione reale, finito da poche ore sul tavolo dei pubblici ministeri.
Non solo. L'inizio della "fase tre" era stato sancito dopo Ferragosto con l'interrogatorio dall'imprenditore del catering Zerbone, che due settimane prima si era visto sequestrare un immobile a Ponte Caracciolo con il risultato di dover sospendere la propria attività. Da lì in poi, insomma, la Procura si è concentrata sulle occupazioni «macroscopicamente irregolari», per usare le parole degli addetti ai lavori, ed è finita a occuparsi di viale Africa il cui destino, insieme a quello di altre superfici sospette e gestite da privati, verrà deciso nel giro d'un mese massimo. Perciò assume un rilievo fondamentale il colloquio del pm Cotugno con il segretario generale dell'Authority Giambattista D'Aste, semplice «persona informata dei fatti». D'Aste risulta del tutto estraneo all'inchiesta, ma è stato ascoltato a lungo poiché in grado di definire con precisione i dettagli tecnici sulle strutture gestite dalla Compagnia Unica e sulle autorizzazioni mancanti.
Nel frattempo si definiscono i tempi per la chiusura della tranche principale, quella sulla spartizione del Multipurpose. I pubblici ministeri, entro la fine di ottobre, chiederanno il processo per Giovanni Novi, l'ex presidente dell'Authority, e per il console Paride Batini, leader storico dei camalli genovesi, seguito nei suoi guai giudiziari dal fido vice presidente Paolo Marchelli. Quindi per Alessandro Carena, ex direttore dell'Autorità, Filippo Schiaffino, ex port manager e attuale presidente della Stazione marittima, e Sergio Maria Carbone, consulente legale. E infine per Aldo Spinelli e Aldo Grimaldi, due dei nomi più noti dello shipping italiano, e per l'avvocato dello Stato Giuseppe Novaresi.
Batini, Marchelli e Schiaffino sono accusati di concorso in truffa con Giovanni Novi e Giuseppe Novaresi per i soldi dati alla Culmv dall'Autorità portuale. Schiaffino in aggiunta deve rispondere di falso ideologico, sempre in concorso con Novi. La presunta truffa è quella per cui Novares avrebbe redatto in qualità di avvocato dello Stato un parere di comodo e una falsa relazione su richiesta di Novi, che indussero in errore i membri del comitato portuale e i revisori dei conti e portarono all'approvazione dell'indennizzo a favore della Compagnia Unica di 1.728.000 euro. La prima metà della somma venne versata ai camalli il 30 giugno del 2007, mentre la seconda doveva essere saldata il 30 giugno scorso. Anche Schiaffino, sempre su richiesta dell'ex presidente, avrebbe a sua volta redatto una relazione fasulla per indurre in errore i membri del comitato portuale. Spinelli e Grimaldi avrebbero invece contribuito a "indirizzare" la spartizione delle aree. Ma il tema caldissimo, nei prossimi giorni, sarà il destino dei capannoni Culmv: «abusivi», ma per difenderli i lavoratori già una volta hanno dimostrato d'essere pronti a tutto.
Graziano Cetara
Matteo Indice