Sviluppo Genova nel caos
L'appalto più consistente, i 102 milioni di euro destinati alla creazione delle infrastrutture di Genova Cornigliano, è stato bandito da un consiglio d'amministrazione zoppo (ma rimasto in sella grazie al dietrofront d'un consigliere di cui si annunciavano le dimissioni), con una delicatissima inchiesta penale sul groppone, nel silenzio e nella disattenzione ferragostana. Soprattutto, mentre Comune e Provincia chiedevano a gran voce che il timone della società aggiudicatrice fosse rinnovato, per sgombrare il campo da sospetti e veleni.S'ingarbuglia la matassa di Sviluppo Genova, società pubblico-privata in teoria simbolo del rilancio industriale genovese, nata nel 1997 per dare un futuro possibile alle macerie delle partecipazioni statali (e partecipata al 52% da Regione, Provincia e Comune e al 48% da altre società e banche).
L'affaire di cui Il Secolo XIX dà conto oggi è accessibile senza problemi sul sito internet, dove sono pubblicati tutti i bandi approvati e la loro data di scadenza. Il mare di soldi che Sviluppo assegnerà entro il 10 ottobre (termine ultimo per la presentazione delle proposte) finanzierà i lavori per una grande strada urbana di scorrimento, i raccordi con la viabilità Anas sulla sponda sinistra del torrente Polcevera e le «opere civili propedeutiche alla realizzazione del terzo binario della linea Genova-Ventimiglia». La formulazione della gara e i suoi paletti sono ovviamente fondamentali per "scremare" a monte i potenziali concorrenti. Il problema è che quando il bando è stato approvato, la società era sotto l'effetto d'un terremoto e da più parti si premeva affinché una governance nuova in tutto e per tutto potesse ripartire con le assegnazioni più sostanziose. La domanda che circola fra gli addetti ai lavori, in buona sostanza, è tanto semplice quanto eloquente: perché navigare a vista su un'imbarcazione che fa acqua e però deve traghettare finanziamenti mastodontici, quando l'assegnazione dei fondi sarebbe slittata d'un mese massimo, se si fosse rinominato il cda portando una ventata d'aria fresca?
Per capirci qualcosa bisogna tornare al 17 luglio, quando si dimette il presidente Gianni Pisani, indicato dalla Regione e gradito al governatore Claudio Burlando. Lo fa dopo aver presentato un esposto in Procura, a seguito del quale viene iscritto sul registro degli indagati il direttore amministrativo Salvatore Saffioti con l'accusa di turbativa d'asta. Al centro della querelle è l'appalto per la bonifica d'un capannone delle acciaierie Ilva, una gara sospetta per via delle presunte irregolarità registrate alla scadenza della presentazione delle offerte. Una busta in particolare, apparsa come dal nulla, sarebbe stata ammessa nonostante fosse arrivata in ritardo, grazie alla mediazione del direttore amministrativo poi raggiunto dall'avviso di garanzia. Questo, almeno, avevano denunciato due segretarie, inviando una lettera a Pisani - che poi lo ha raccontato al pm Francesco Pinto - e all'amministratore delegato Alberto Ghio, ex vice sindaco nella giunta Pericu. Per la stessa segnalazione, le dipendenti hanno ricevuto una formale minaccia di licenziamento in tronco, trasformata di recente nel trasferimento ad altri uffici.
A dieci giorni dalle dimissioni di Pisani si registrano quelle, altrettanto clamorose, di Giuseppe Lamanna, rappresentante storico della Camera di commercio. Paolo Odone, che della Camera di commercio è il presidente, disse: «Con questa decisione contribuiremo al rilancio di un'azienda strategica. E per sfruttarne le potenzialità è necessario ripartire da zero». Il cda pare sul punto di decadere quando si profilano pure le dimissioni di Achille Tori, nominato da Carige. Ma quella rinuncia non arriverà mai e così il consiglio, grazie alla sua presenza e a quella di Luciano Grasso (Provincia) e Alberto Ghio (Comune) resta in piedi e approva il super-bando. Anche se Marta Vincenzi, sindaco dello stesso Comune che Ghio rappresenta, aveva chiesto testualmente di «azzerare i vertici».
Matteo Indice