I contatti tra boss e politici nelle intercettazioni della Dda
Uomini vicini ai clan avrebbero contattato Dell'Utri e Mastella per ottenere revisioni del 41bis...REGGIO CALABRIA
Secondo quanto scrivono i magistrati della Dda di Reggio Calabria, nel provvedimento con il quale oggi sono state arrestate diciotto persone, alla fine dello scorso anno, un amico di Antonio Piromalli (figlio del boss Giuseppe), Gioacchino Arcidiaco, doveva incontrare Marcello Dell'Utri per prospettargli alcune situazioni riguardanti la famiglia Piromalli, la più potente della 'ndrangheta, per sollecitare un suo intervento.
In vista di quell'incontro, Aldò Miccichè il faccendiere calabrese riparato in Venezuela, sente telefonicamente Arcidiaco e gli dà istruzioni in vista dell'incontro con il senatore Dell'Utri. «La Piana (di Gioia Tauro) - dice Miccichè nel colloquio intercettato dalla squadra mobile - è cosa nostra, facci capisciri. Il Porto di Gioia Tauro lo abbiamo fatto noi. Insomma! Hai capito o no? Fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi, mi hai capito?».
Quindi Miccichè aggiunge: «ricordati che la politica si deve saper fare. Ora fagli capire che in Calabria o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla Ionica o si muove al centro ha bisogno di noi. Hai capito il discorso ? E quando dico noi intendo dire Gioacchino e Antonio, mi sono spiegato?». Antonio e Gioacchino, per gli investigatori, sono due componenti della famiglia Piromalli. Gioacchino Arcidiaco, secondo quanto emerso dalle indagini, «ha fatto visita» a Dell'Utri, «ma di tale incontro - è scritto nel provvedimento di fermo - non è stato possibile apprendere il contenuto».
La telefonata tra Miccichè e Mastella
Dalle intercettazioni della Dda reggina emergerebbe dunque la determinazione con cui la cosca Piromalli era intenzionata a risolvere il problema del regime detentivo del 41 bis. Determinata al punto, si legge nel provvedimento, di «contattare vertici dello Stato nella sua espressione riguardante l'organizzazione della giustizia».
Il riferimento è ad alcune intercettazioni di Aldo Miccichè in cui il faccendiere parla dell'ex ministro Clemente Mastella. Parlando con Antonio Piromalli, nell'ottobre scorso, Miccichè riferisce di un colloquio avuto con una persona che - spiega - ha dato disposizioni ad altre persone di cui fa il nome, e aggiunge di averli già contattati.
Gli investigatori hanno identificato i nomi in due componenti della segreteria al ministero della Giustizia di Clemente Mastella e di un esponente del movimento giovanile dell'Udeur. Successivamente gli investigatori hanno intercettato una telefonata fatta da Mastella a Miccichè dopo che quest'ultimo aveva tentato invano di contattare il ministro. «Va detto - hanno scritto i magistrati - che la conversazione non affrontava alcun tema specifico e anzi Mastella si affrettava ad interromperla dopo aver compreso l'identità del suo interlocutore che gli parlava di possibili appoggi elettorali».
Meglio la massoneria
«Poichè - proseguono i magistrati - sia Piromalli che Miccichè erano consci delle difficoltà dovute al particolare momento in cui si viveva e che limitava obbiettivamente l'ambito di operatività dei loro referenti, nonostante tutta la buona volontà degli stessi, già pensava Miccichè ad ulteriori vie per la soluzione del problema». «Ho l'impressione però - dice Miccichè nel colloquio - che non si riesce a manovrare bene. Qua dovremo forse, a mio avviso, fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia». Il riferimento è, secondo i magistrati, alla «massoneria».