LUe indaga sulle aree Spinelli, la Regione si difende
Il governo italiano deve fare luce sull'anomalia delle ex aree Ilva di Cornigliano. Deve capire, e informare al più presto le autorità comunitarie, perché a un soggetto privato, Aldo Spinelli, sia stato concesso il diritto di occupare «senza alcuna pubblicità e messa in concorrenza» una superficie demaniale pertinente al più importante porto italiano, «impedendo così ad altri imprenditori comunitari potenzialmente interessati di manifestarsi e, se del caso, esercitare il diritto di stabilimento»...Sono quindici le righe dattiloscritte che Fotis Karamitsos riserva al "caso Genova". In una lettera inviata a fine maggio alla rappresentanza italiana a Bruxelles, e recapitata nei giorni scorsi al premier Silvio Berlusconi, il numero uno della direzione generale trasporti della Commissione europea chiede alle autorità italiane di verificare se corrisponda al vero il fatto che «alcune aree del porto di Genova, già demaniali, siano state attribuite in uso a una società privata per lo svolgimento di attività portuali senza alcuna pubblicità e messa in concorrenza». Se, in altre parole, il Gruppo Spinelli abbia usufruito di una "corsia preferenziale" per sbarcare a Cornigliano. Sbarrando la strada ai potenziali concorrenti. «La Commissione - ricorda Karamitsos in quella che, a tutti gli effetti, è considerata una minaccia di apertura di procedura di infrazione a carico dell'Italia - ha recentemente sottolineato, nella Comunicazione sulla politica portuale del 17 ottobre 2007, che incombe agli Stati membri un obbligo di trasparenza in occasione dell'affidamento a terzi di terreni portuali destinati alla movimentazione di merci».
Trasparenza che, nel caso delle ex aree Ilva, non ci sarebbe stata. «Ma quale procedura regolare, sappiamo tutti come funzionano le cose a Genova», è il commento di un altro imprenditore, Gianni Scerni, da due anni anni impegnato in una battaglia legale per «ristabilire le regole a Cornigliano». «Quale altra città al mondo consegnerebbe una parte così pregiata del suo porto a un imprenditore senza una gara pubblica? Mi fa piacere che la Commissione abbia usato la parola "trasparenza". Quella, dalle nostre parti, non si è mai vista. Cambiano i nomi, restano gli oligopoli. Una volta c'erano i camalli, oggi ci sono altri personaggi. Ma la sostanza è la stessa. Il caso di Spinelli, poi, è clamoroso. Non solo è riuscito a ottenere una seconda concessione in porto, cosa vietata dalla legge 84/94, ma per farlo non ha neppure dovuto vincere una gara». Per Francesco Munari, legale di Scerni e artefice del ricorso a Bruxelles, «la Commissione è intervenuta per un banale motivo: perché non è prigioniera di bizantinismi come lo è, invece, la nostra burocrazia. Cosa potrà cambiare adesso? Beh, quello di Karamitsos è un avvertimento molto chiaro: o il governo italiano fornirà una spiegazione plausibile sul caso Cornigliano, e francamente mi sembra molto difficile che possa farlo, oppure Bruxelles sarà costretta ad aprire una procedura contro il nostro Paese. Per l'Italia, e per il porto di Genova in particolare, non sarebbe certo un fatto positivo». I tempi, quelli dovrebbero essere rapidi. «Pochi mesi», azzarda Munari. «Oltretutto, in questi casi gli Stati membri possono occuparsi in prima persona dell'anomalia denunciata dalla Commissione. Cosa che, a ben vedere, dovrebbe convenire a tutti. Ma mi sia permesso di dire che questa vicenda dovrebbe fare riflettere anche le istituzioni genovesi, soprattutto quelle di recente nomina. Perché certi errori del passato, forse sarà il caso di non commetterli più in futuro».
Certezze che sembra non avere Aldo Spinelli, raggiunto telefonicamente a Roma dal Secolo XIX: «Una lettera di Karamitsos sulle aree di Cornigliano? Non ne so nulla, me lo state dicendo voi. Strano, perché proprio ieri ero a Palazzo Chigi... Comunque sono sereno, non ho problemi, se quell'accordo è stato firmato da Regione, Provincia e Comune un fondamento lo avrà avuto, o no?». È il 23 giugno 2006 quando la Spa Cornigliano (presidente Giuseppe Pericu), con il via libera dei tre enti locali,consegna una parte delle ex aree Ilva al Gruppo Spinelli, il quale, da parte sua, si impegna al pagamento di 3 euro a metro quadrato all'anno. Cifra considerata da molti irrisoria. «Chiacchiere dei soliti meschini, mi perdoni il termine», sbotta Spinelli. «Quello è stato il peggiore affare della mia vita, altro che favore da amici. Lo sanno tutti che per trasferirmi a Cornigliano ho rinunciato alla collina degli Erzelli». Dietro lauto indennizzo, però: trentacinque milioni di euro non sono certo briciole. «Ripeto: agli Erzelli ci sarei rimasto per tre generazioni. Mi sono sacrificato per i giovani della mia città, per dare un futuro a quei laureati che, grazie al mio gesto, un giorno potranno lavorare a Genova, nel polo della tecnologia che sarà costruito su quella che era la mia collina, senza dover emigrare a Londra. Tornassi indietro, non so se lo rifarei. Sono amareggiato: lo vede anche lei quanta cattiveria c'è, quanta invidia... Invece di lavorare tutti insieme, qui continuiamo a farci del male. Per cosa, poi? Dei 100.000 metri previsti dall'accordo, oggi ne occupo a malapena 40.000. E il contratto di concessione, in ogni caso, andrà in scadenza nel 2010, in pratica dopodomani». Già. Ma il monito della Commissione europea? «Sciocchezze. Malignità. In questo porto si vive di ricorsi, di piccole ripicche, è così da anni. Ma io vado avanti per la mia strada, non mi spaventa nessuno. E poi, sinceramente, non credo che il governo metterà in discussione la mia presenza a Cornigliano. Non lo credo davvero».
Francesco Ferrari
[E la Regione di Burlando (Maestrale), guarda caso difende Spinelli (Maestrale), per la concessione fatta sotto la regia dell'allora Sindaco Pericu (Maestrale). Intanto chissà se qualcuno farà mai luce su quel ponte costruito per la nuova viabilità, con soldi pubblici, che in realtà serve solo a Spinelli per risparmiare nei suoi trasporti tra le aree che ha in "concessione".
- nota dell'UdP]
La concessione delle aree ex Ilva all’imprenditore Aldo Spinelli è solo temporanea ed è avvenuta quando ancora erano in corso nelle stesse aree le operazioni di bonifica. È questa la posizione espressa dalla Regione Liguria sull’indagine della Commissione trasporti dell’Unione Europea sul provvedimento che ha permesso di cedere fino al 2010 100mila metri quadri di aree nella zona portuale a Spinelli «senza alcuna pubblicità e messa in concorrenza». La concessione delle aree è stata fatta nel 2006 dalla società Cornigliano, partecipata da Regione Liguria, Provincia e Comune Genova e Società Sviluppo Italia, con alla presidenza, all’epoca, del sindaco Giuseppe Pericu. Secondo la Regione in quel periodo, con le aree soggette a bonifica, non si poteva emettere un bando ed inoltre la cessione temporanea a Spinelli favoriva l’operazione riguardante la zona degli Erzelli, sulle colline alle spalle del porto, dove dovrebbe nascere il nuovo villaggio tecnologico.
La zona degli Erzelli, infatti, di proprietà di Spinelli, era occupata dai containers dell’imprenditore genovese il quale, dopo la cessione dell’area al Consorzio che dovrà realizzare il villaggio tecnologico, aveva necessità di trovare spazi per i suoi contenitori. L’operazione delle aree ex Ilva, così, ha avuto, sempre secondo la Regione Liguria, il duplice scopo di liberare gli Erzelli e nel contempo occupare un tratto di costa che in quel momento non poteva essere offerta perché in via di bonifica.