Arrestati a Bologna due affiliati della cosca Nicoscia di Isola
La polizia ha fermato due fratelli presunti esponenti della cosca Nicoscia di Isola Capo Rizzuto (Crotone) con provvedimento disposto dal pm della Dda di Bologna Elisabetta Melotti. I fermi sono scattati nella notte tra venerdi' e sabato, ma la notizia è stata diffusa solo oggi...I due - Salvatore e Antonio Capicchiano, di 33 e 31 anni originari di Crotone - sono accusati di concorso nella detenzione di arma clandestina, con l'aggravante di aver commesso il fatto per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa Nicoscia-Capicchiano, oltre che di cessioni plurime di cocaina e eroina. Il primo è stato rintracciato a Isola Capo Rizzuto, il secondo a Reggio Emilia. I due sono cugini di Francesco Capicchiano, sospettato dagli inquirenti di essere uno dei sicari della cosca Nicoscia, ucciso il 27 marzo scorso a Isola di capo Rizzuto, nell'ambito della faida che ha registrato anche l'omicidio di Luca Megna e Giuseppe Cavallo a Papanice. Diversi elementi raccolti nell'indagine hanno convinto gli investigatori che i due fratelli avessero intenzione di vendicare la morte del cugino, perpetuando la faida calabrese. Le indagini erano infatti partite nei primi mesi dell'anno per monitorare i soggetti residenti nel reggiano ritenuti affiliati, o comunque gravitanti, nella sfera delle cosche della 'ndrangheta, in particolare quelle tra Cutro e Isola Capo Rizzuto. I sospetti sull'appartenenza dei due fratelli alla cosca Nicoscia sono state suffragate anche dalle dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia. Nel corso delle indagini sono poi sopravvenuti gli omicidi Megna, Cavallo e Capicchiano. Dopo l'omicidio del cugino, Salvatore Capicchiano è tornato in Calabria, dove è rimasto fino al momento della cattura mentre il fratello Antonio è tornato più volte a Reggio Emilia, per reperire denaro provento del traffico di droga gestito dai due fratelli sulla piazza reggiana. La droga veniva chiamata indicata nelle conversazioni con il termine 'manina', per indicare cinque grammi. Le indagini della Dda di Bologna e Reggio Emilia, con i colleghi calabresi, ha portato a numerose perquisizioni in Calabria e a Reggio Emilia, che il 1 maggio hanno permesso di sequestrare a Rio Saliceto, nel reggiano, una pistola Beretta calibro 7,5 con matricola abrasa a Tommaso Capasso, arrestato in quell'occasione per detenzione di arma clandestina. Capasso è legato sentimentalmente ad una delle sorelle dei Capicchiano, specializzata tra l'altro nella lettura dei tarocchi, attività per cui veniva consultata dai fratelli prima di ogni azione.