L'arresto di Leone altri due coinvolti

scritto da Il Secolo XIX il .

Altre due persone risultano coinvolte nell'inchiesta sulla truffa dei fondi comunitari e degli agriturismi. Uno è Andrea Bianchi, impiegato amministrativo del Gal, il gruppo di azione locale, l'altro è Rinella Leone, la sorella di Pierluigi Leone, finito in isolamento nel carcere di Imperia con l'accusa di peculato e truffa...
Il ragioniere denunciato dalla Guardia di finanza alla Procura avrebbe inviato tutta la documentazione alla Regione che attestava gli avvenuti pagamenti in favore di associazioni e Pro Loco con documentazioni e assegni fotocopiati falsificati. L'impiegato del Gal, denunciato per favoreggiamento, però, poteva anche non sapere che tutta la documentazione era stata abilmente contraffatta da Leone. Non era insomma un complice della grande truffa.

L'indagine era nata da una precedente inchiesta che riguardava contribuiti europei per agriturismi. Si è scoperto che molti progetti erano fasulli. Secondo gli inquirenti anche quello per la ristrutturazione di un immobile della sorella di Leone. Come presidente della Comunità Montana dell'Olivo avrebbe aiutato a ricevere un finanziamento. Si parla di almeno 100 mila euro. Le posizioni sia dell'impiegato del Gal che della sorella di Leone sono tutt'ora al vaglio della magistratura. Intanto domani mattina per l'ex presidente Leone, difeso dall'avvocato Marcello Ferrari, sarà il momento della verità.

Dopo 48 ore rinchiuso in prigione potrà difendersi davanti al giudice per le indagini preliminari Luigi Sanzo che aveva notificato l'ordine di custodia cautelare. Non è ancora dato sapere se all'interrogatorio di convalida dell'arresto ci sarà o meno anche il pm Maria Paola Marrali che ha coordinato il lavoro investigativo della Guardia di finanza. Non è ancora stato fissato invece l'interrogatorio di Marina Neri, la moglie di Leone, indagata del reato di ricettazione, che ha evitato il carcere ed ha beneficiato del provvedimento degli arresti domiciliari. Leone è finito in prigione perchè probabilmente gli inquirenti temevano un pericolo di fuga.

Pare infatti che l'ingegnere fosse già espatriato nell'Europa dell'Est per preparare evidentemente un viaggio da compiere in questi giorni. Le fiamme gialle che hanno indagato da ottobre a oggi tuttavia non l'hanno mai perso di vista. Pronti ad entrare in azione. Controllavano Leone e studiavano i documenti , almeno 500 pratiche, del Gal e della Comunità Montana. Il meccanismo che aveva messo a punto Pierluigi Leone era ben oliato: parte dei finanziamenti che arrivavano dalla Regione finiva in un conto corrente «ombra», parallelo a quello ufficiale. Leone avrebbe girato su questo conto soldi che in teoria dovevano essere messi a disposizione di Pro loco e società sportive e culturali per favorirne le iniziative. Quindi forniva in Regione le pezze giustificative con fatture intestate alle varie associazioni, ma da lui stesso firmate. Di 150 mila euro non si ha più traccia. Altri 900 mila euro sono stati investiti in fondo titoli lasciati maturare. Di tanto in tanto Pierluigi Leone o la moglie per lui, che poi gli girava gli assegni, ritiravano il denaro maturato con gli interessi degli investimenti. Pare inoltre che Leone avesse stipulato a suo nome una polizza sulla vita. Cinquantamila euro, sui 150 mila mancanti all'appello, che avrebbero dovuto essere riscossi prima che scadesse il suo mandato, nel 2012. Il contratto è stato stipulato presso un'agenzia assicurativa del capoluogo.

Negli uffici della Finanza di piazza De Amicis sono stati ascoltati almeno una trentina di rappresentanti di enti e associazioni. Tutti hanno negato di aver mai ricevuto contributi dal Gal e soprattutto tutti hanno affermato che le firme e i documenti non erano mai stati prodotti dalle loro segreterie e inviate alla sede del Gruppo di azione locale. Si è scoperto, ad esempio, che Pierluigi Leone attingeva denaro dagli aiuti concessi per far crescere il movimento intorno al pallone elastico. I documenti erano poi spediti alla Regione dal ragioniere che non era però complice del presidente.

Giò Barbera

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