Gioia Tauro, la Dda seguiva Princi. Si ipotizza un regolamento di conti

scritto da Repubblica il .

L'Antimafia aveva chiesto l'arresto dell'imprenditore ferito nell'attentato. L'uomo sarebbe stato denunciato per associazione mafiosa e riciclaggio...

ROMA - Un "regolamento di conti" all'interno di un contesto di criminalità organizzata. È questa l'ipotesi che prende quota tra gli investigatori sull'attentato dinamitardo di sabato scorso a Gioia Tauro in cui è rimasto gravemente ferito l'imprenditore calabrese Antonino Princi. L'uomo era da tempo nel mirino della Dda. E la Procura distrettuale antimafia aveva chiesto nei suoi confronti una richiesta di misura cautelare per l'ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

La richiesta di arresto. Il provvedimento cautelare, in cui figurerebbero anche altre persone, è stato depositato alla sezione Gip poco meno di due mesi addietro, subito dopo l'omicidio del primo febbraio scorso a Gioia Tauro del pregiudicato Rocco Molè.

Nell'informativa giunta sui tavoli della Direzione investigativa antimafia, l'imprenditore, insieme con altre persone, sarebbe stato denunciato per associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio.

Antonino Princi è sposato con una figlia di Domenico Rugolo, esponente di spicco della omonima cosca mafiosa chiamata 'Castellaciota', ai cui vertici sono ancora inseriti i fratelli Saro e Nino Mammoliti.

L'imprenditore era monitorato dalle forze dell'ordine per la crescita esponenziale delle sue attività economiche che poggiavano su numerosi centri commerciali per la vendita di tessuti e biancheria.

L'uomo, inoltre, è cognato di Pasqualino Inzitari, già candidato alle scorse elezioni politiche per l'Udc, noto imprenditore nel settore della grande distribuzione.

Regolamento di conti. L'ipotesi di un regolamento di conti si fa sempre più strada negli investigatori, impegnati a scandagliare il giro di relazioni e di affari dell'uomo. Il brutale attentato potrebbe rientrare in un contesto di criminalità organizzata e in particolare potrebbe essere stato pianificato nell'ambito dei dissidi sorti tra la famiglia Princi e la potentissima cosca Crea di Rizziconi. Dissidi collegati all'apertura, proprio a Rizziconi (sempre in provincia di Reggio Calabria), di un grosso centro commerciale, del quale Princi sarebbe stato individuato come socio occulto.

A dare ulteriore credibilità all'ipotesi del regolamento di conti, le stesse modalità dell'attentato, con la bomba piazzata nel paraurti dell'auto dell'imprenditore e presumibilmente innescata a distanza.

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