Relazione commissione antimafia e Casa della Legalità

scritto da Nuova Cosenza il .

estratto da Nuova Cosenza
20/02 E' la piu' forte, la piu' pericolosa, la piu' ricca e capace di adattarsi alla globalizzazione di uomini e capitali grazie al controllo ormai mondiale sul traffico della cocaina; la droga dei ricchi che diventa sempre piu' diffusa anche tra le fasce medie... Una holding che si ricrea in tutto il mondo su basi familiari e senza strutture di vertice, qualcosa a a meta' tra un 'logo' di successo - come le catene internazionali di fast food - e l'organizzazione de-strutturata propria di Al Qaeda. La 'ndrangheta mette paura e l'antimafia quasi urla il suo allarme in 237 pagine utilizzando una categoria dell'analisi delel societa' post moderne resa famosa dal sociologo Zygmunt Bauman: la 'ndrangheta e' la ''mafia liquida'', capace di essere dovunque senza apparire. Un allarme fortissimo, un richiamo diretto allo Stato e alla politica con un invito immediato e pressante da parte del Presidente della commissione Francesco Forgione: i partiti scelgano con oculatezza i candidati perche' altrimenti la Calabria non ce la puo' fare. Ecco i principali capitoli della relazione. - Tentacoli a Milano, Roma, Emilia, Liguaria e Piemonte Il rapporto illustra- documentandolo- l'espandersi tentacolare delle 'ndrine in diverse regioni e Milano e Roma. I settori di inserimento sono quelli economicamente trainanti. I capitali - immensi- arrivano dal traffico di cocaina - Cocaina in mano alla mafia calabrese Le 'ndrine sono broker a tutto campo del traffico di cocaina in Europa e sempre piu' nel mondo. La struttura e a compartimenti stagni e segmenti che non conoscono l'intero sistema in cui si snoda il narcotraffico. Come una cellula di Al Qaeda, una 'ndrina puo' cadere ma non compromette la rete che si estende in tutti e cinque i continenti con una presenza tanto piu' forte quanto meno appariscente. - Sa-Rc controllata metro per metro La Salerno Reggio Calabria e' sotto controllo, metro per metro, della 'ndrangheta. La relazione enumera i 'segmenti' e le relative famiglie che - d'intesa- si sono spartite gli ''infiniti'' lavori di ammodernamento dell' autostrada. - Un 'cartello' controlla porto Gioia Tauro Una sorta di ''cartello'' delle cosche controlla gran parte delle attivita' legali del piu' grande porto del Mediterraneo. In mano alle 'ndrine tutte le attivita' illegali. Su 3 milioni di container l'anno solo 1000-1500 vengono controllati. - Nessuna denuncia da industriali Calabria L'Antimafia segnala che nessun industriale della Calabria ha denunciato infiltrazioni. C'e' una situazione ben diversa da quella che della Confindustria siciliana che si e' impegnata ad espellere gli imprenditori che pagano il pizzo o che partecipano agli affari dei clan. - La debolezza della politica Nella Calabria di oggi gran parte delle attivita' economiche, imprenditoriali e produttive sono condizionate, infiltrate e alcune dirette dalla cosche della 'ndrangheta. La Calabria, da anni, e' ''investita da una drammatica questione morale''. ''La forza della 'ndrangheta - si legge nel documento di cui e' stato relatore il presidente dell'Antimafia - e' l'altra faccia della debolezza della politica. Ma le ragioni di questa non possono essere cercate fuori da se'. La debolezza e' l'elemento centrale di un sistema clientelare di potere che per riprodurre consenso e voti non puo' essere messo in discussione, pena la crisi della sua presa sociale''

Le mani delle cosche sull'ASL di Locri. La 'ndrangheta aveva infiltrato nell'Asl di Locri 29 persone che facevano parte del personale amministrativo, che consentivano alle cosche di influire sulle scelte piu' importanti dell'Azienda. Il dato viene sottolineato nella relazione della Commissione parlamentare antimafia sulla 'ndrangheta. Un'influenza che si determinava anche nella scelta dei medici esterni. ''Anche tra loro - scrive l'Antimafia - c'era una folta schiera di persone con precedenti penali o strettamente imparentati con 'ndranghetisti. Tutte le principali 'ndrine avevano piu' di un rappresentante all'interno della struttura ospedaliera, nelle convenzione cone le stutture sanitarie private o nelle gare d'appalto''. La relazione dell'Antimafia descrive un quadro in cui le cosche hanno il controllo totale della gestione dell'Asl di Locri, determinando, soprattutto, appalti, forniture ed assunzioni. Molti i casi di dipendenti strettamente legati ad importanti esponenti delle cosche. L'Antimafia cita il caso di Giuseppina Morabito, medico, figlia del boss Giuseppe, 'detto 'u tiradrittu', arrestato dopo decenni di latitanza. Ma tra i dipendenti ci sono anche Alessandro Floccari, figlio di Alfredo, considerato il capo dell'omonima cosca e fratello di altre sei pregiudicati collegati, scrive l'Antimafia, prima ai Cataldo ed ora alla famiglia Cordi'; Alessandro Marciano', accusato di essere stato il mandante dell'omicidio di Francesco Fortugno, e Francesco Giorgi, figlio di Antonio Giorgi, di San Luca, indicato come il mandante dell'assassinio, nel 1992, a Lamezia Terme, dell'ispettore di Polizia Salvatore Aversa e della moglie, Lucia Precenzano. Nel documento dell'Antimafia vengono riportati ampi stralci, fino ad oggi inediti, della relazione sulle infiltrazioni delle cosche nell'Asl di Locri redatta dalla Commissione d'accesso presieduta dal prefetto Paola Basilone, nominata dopo l'omicidio Fortugno. Nella relazione dell'Antimafia si sostiene che ''non erano gli organi istituzionali dell'Asl a prendere le decisioni, ma le 'ndrine, che avevano occupato fisicamente le strutture, pubbliche e private, dell'Azienda sanitaria. E questo avveniva grazie ad una politica succube o compiacente''. La stessa Commissione d'accesso non e' riuscita a definire il quadro certo e preciso del personale dell'Asl. ''Non si e' riusciti ad avere uno scenario certo, definito dall'Azienda - ha scritto il prefetto Basilone - con l'identificazione del posto in organico e della relativa figura professionale che lo ricopre''. Tra i dipendenti e' stata accertata la presenza di esponenti mafiosi condannati con sentenze passate in giudicato. Ci sono anche mafiosi, rileva ancora l'Antimafia, riassunti dopo 30 anni di carcere malgrado la condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici o altri che hanno continuato a percepire lo stipendio malgrado siano detenuti in carcere. ''Sembra incredibile - osserva la Commissione antimafia - ma e' la realta'''. Nella relazione dell'Antimafia si parla anche dei lavori per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia subappaltati alla ditta Ediltrasporti dei fratelli Evalto, figli di Domenico Evalto, appartenente alla cosca Anello-Fiumara. La sanita' calabrese, secondo l'Antimafia, e' la ''metafora dello scambio politico-mafioso''. Una situazione che riguarda il settore privato e pubblico. ''E' storia di oggi - si afferma nella relazione - ma anche storia di ieri, mai interrotta. A conferma di rapporti mafiosi che durano nel tempo''

All'ASL di Locri non si sa quanti dipendenti ci sono. ''Le attivita' dell'Asl di Locri sono state fortemente condizionate dal tessuto socio-economico e dalle pressioni della 'ndrangheta'' al punto che ne' la Guardia di finanza, ne' la Prefettura di Reggio sono riuscite a capire il numero dei dipendenti. E' uno dei passaggi piu' significativi della relazione della Commissione antimafia sulla 'ndrangheta. '''A distanza di 20 anni dal primo scioglimento - si afferma nella relazione - i fenomeni degenerativi si sono aggravati, diventando normalita' di relazioni interne e metodologia permanenza di gestione. Tale compromissione e' risultata evidente proprio, e non a caso, nei settori della spesa e quindi nell'utilizzo della risorse economiche pubbliche. Nella gestione delle pratiche amministrative e' stata svantaggiata la sanita' pubblica e favorita la sanita' privata, con interlocutori che quando non erano di stretta espressione delle cosche erano collocabili in una zona di frontiera con i loro interessi. Nel solo 2004 l'Asl aveva stipulato contratti multilaterali con 27 diverse strutture private; per ciascuna struttura avrebbe dovuto acquisire la relativa certificazione antimafia, ma le certificazioni non erano inserite nel procedimento perche' mai erano state richieste dall'amministrazione dell'Azienda''. Nella relazione si fa poi riferimento a una serie di strutture private convenzionate con l'Asl di Locri riconducibili a persone legate alla 'ndrangheta. Una situazione di collusione viene rilevata anche negli appalti, e ''rappresenta - si afferma nella relazione - un altro punto di notevole sofferenza''.

La forza dal controllo del traffico di cocaina. La 'ndrangheta e' un vero e proprio ''broker mondiale'' del traffico di cocaina, l'unica organizzazione che, sfruttando la sua distribuzione capillare in tutti i continenti, ha una sostanziale esclusiva per l'importazione in Europa della droga colombiana. ''Ed e' alla 'ndrangheta che le altre mafie italiane, Cosa Nostra inclusa, devono rivolgersi per gli approvvigionamenti di questo stupefacente''. Il capitolo dedicato alle rotte della cocaina, nella relazione approvata dall'Antimafia, traccia un ritratto a tutto tondo del potere di questa organizzazione. ''I mafiosi calabresi sono considerati dai cartelli colombiani come i piu' affidabili per la loro capacita' di gestione degli affari criminali, per la disponibilita' di basi d'appoggio in tutta Italia, in tutta Europa e in tutto il mondo (oltre alla Calabria, il centro e il nord Italia, la Francia, la Germania, il Belgio, l'Olanda, la Gran Bretagna, il Portogallo, la Spagna, la Svizzera, l'Argentina, il Brasile, il Cile, la Colombia, il Marocco, la Turchia, il Canada, gli Usa, il Venezuela, l'Australia) e per la loro ridotta permeabilita' al pericoloso fenomeno dei collaboratori di giustizia''. La 'ndrangheta ha potuto ''occupare'' questo ruolo grazie alla crisi di Cosa Nostra e ai contatti con i Narcos (la droga costa tra i 1.200 e i 1.500 dollari al chilo), assumendosi nel contempo il rischio del trasporto dal Sudamerica. I luoghi di arrivo e di stoccaggio della droga sono principalmente l'Olanda e la Spagna. Da li' si attiva ''una sorta di struttura a compartimenti stagni, capaci di resistere all'azione repressiva in ragione dell'estrema fungibilita' dei personaggi coinvolti, per l'incompleta conoscenza dei meccanismi in cui si snoda il narcotraffico, della catena di omerta' che comunque avvolge gli associati. Tra gli elementi curiosi proposti dalla relazione, i rapporti della 'ndrangheta con i gruppi paramilitari colombiani delle Auc di Salvatore Mancuso e con l'Eta basca.

Una relazione superficiale. ''Abbiamo il timore, che, ancora una volta si sia valutato e affrontato solo il ''minimo indispensabile'', senza quindi sviscerare quella rete di connivenze, contiguita' e complicita' che hanno protetto e proteggono la 'ndrangheta''. E' quanto afferma l'associazione Casa della legalita' a proposito della relazione della Commissione antimafia sulla 'ndrangheta. ''Una rete - si aggiunge - che, grazie a settori della massoneria, in Calabria, come in Liguria, ad esempio, piega l'interesse generale e la gestione della cosa pubblica agli interessi di famiglie notoriamente mafiose. E proprio questo legame, attraverso le comuni appartenenze massoniche, che la 'ndrangheta puo' godere di rapporti con pezzi dello Stato, sino anche nella magistratura, come recenti indagini giudiziarie hanno messo in luce. Da quanto appreso, ad esempio, non si affronta il ruolo della 'ndrangheta, ad esempio in Liguria, nel settore degli appalti pubblici, evidenziato da sequestri giudiziari di aziende da parte di diverse Dda, e nemmeno si evidenziano le attivita' gestite dalla mafia calabrese, in pieno accordo e coordinamento con le altre mafie italiane e con l'ausilio della criminalita' straniera, nel settore del gioco d'azzardo come nell'ampia rete di sfruttamento della prostituzione, o ancora nel 'controllo' nel settore delle bonifiche ambientali e del traffico di rifiuti, od anche nel riciclaggio del denaro attraverso operazioni immobiliari e speculative''. ''Per questo - prosegue la Casa della legalita' - crediamo che l'unica risposta decisiva sia quella della societa' civile, non solo nel sostenere l'azione di quei magistrati che non chinano il capo al potere colluso, ma nell'azione costante per l'affermazione di una cultura della legalita', nella rivendicazione piena dei diritti, contro la pratica del 'favore', dell'indifferenza o della rassegnazione. Occorre comprendere e far comprendere che le mafie possono essere sconfitte e devono essere sconfitte, ma che occorre vincere omerta' e sudditanza che condiziona la vita sociale e civile e sconfiggere quella rete di complicita', connivenze e contiguita' che, trasversalmente, la politica continua a mantenere''.

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