Giovani cinesi costrette a prostituirsi
Dalle prime luci della mattina, gli agenti della polizia di Messina hanno portato a termine otto arresti - fra Genova, Milano, Caserta, Bergamo e Vercelli - per mettere un freno a un’organizzazione che procacciava ragazze cinesi costrette a prostituirsi in diverse case d’appuntamento.
Per tutti i coinvolti, l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; sei di loro - tutti cinesi - sono finiti in carcere, mentre agli altri due, italiani, sono ai domiciliari.
Le indagini della polizia erano state avviate lo scorso gennaio, dopo che a Messina era stato individuato - attraverso l’inserzione su un quotidiano locale - un appartamento in cui donne cinesi si prostituivano. Gli investigatori hanno così individuato un’organizzazione che, oltre a gestire case d’appuntamento a Messina, aveva il controllo di appartamenti simili a Ferrara, Bergamo, Caserta e Cremona; e altre ancora a Genova, Gorizia, Varese, Udine, Sassari e Treviso.
L’organizzazione era guidata da una donna cinese di 48 anni, Qiujie Yang, arrestata a Rozzano (a sud di Milano); per ridurre al minimo i rischi, la Yang faceva in modo di spostare continuamente le giovani prostitute da un centro all’altro, in appartamenti trovati grazie ad agenzie immobiliari cui venivano forniti documenti falsi.
Fra gli altri arrestati, ci sono Arnaldo Mario Di Donna (65 anni, anche lui residente a Rozzano), Zuolin Zhang e Bo Jiang (45) e Gaetano Vincenzo Anabevoli (60, residente a Genova).