Nuova offensiva dello Stato contro la 'ndrangheta

scritto da Nuova Cosenza il .

Nuova offensiva dello Stato contro la 'ndrangheta

 

L’offensiva dello Stato non si placa: Nel reggino arrestati i responsabili di 22 omicidi, legati ai Condello, commessi negli anni della guerra di mafia. Arrestati e ricercati. Boemi "In galera i vertici"

25/07 Sono 22 gli omicidi contestati alle persone arrestate nel corso dell' operazione condotta stamani nel reggino da Dia, Carabinieri e squadra mobile. Le forze dell' ordine stanno eseguendo 32 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli omicidi di cui sarebbero stati individuati gli autori si riferiscono al periodo 1987-1997 ed in particolare alla guerra di mafia che interessò Reggio Calabria tra il 1985 ed il 1991. In quel periodo, in città, furono uccise centinaia di persone. - Sono legate soprattutto al clan Condello le persone nei cui confronti sono state emesse ordinanze di custodia cautelare in carcere per una serie di omicidi compiuti nel corso della guerra di mafia a Reggio Calabria. A capo della cosca, secondo gli investigatori, vi e' il super latitante Pasquale Condello, definito "il supremo", ricercato dal 1997 ed il cui nome è inserito nell' elenco dei 30 latitanti più pericolosi del ministero dell' Interno. Secondo quanto si è appreso, allo stato le ordinanze eseguite sono 21. Alcune delle persone che risultano irreperibili sono latitanti da tempo.

I collaboratori aiutano le indagini. E' partita oltre due anni fa dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia l' inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Santi Cutroneo, che ha portato all' emissione di 32 ordinanze di custodia cautelare da parte del Gip Matria Grazia Arena, nei confronti di altrettante persone accusate, a vario titolo, di essere responsabili di 22 omicidi compiuti tra il 1987 ed il 1997. Le dichiarazioni del collaboratore, secondo quanto si è appreso, sono state verificate e riscontrate dai carabinieri del reparto operativo di Reggio Calabria e della Dia, andando a sommarsi, poi, con informative della squadra mobile. A conclusione del lavoro investigativo sono state emesse le 32 ordinanze in cui si contesta l' associazione a delinquere finalizzata alla commissione di omicidi, estorsioni, traffico di droga e di armi, riciclaggio e favoreggiamento di latitanti.

Gli arrestati e i ricercati. Le persone arrestate nel corso dell' operazione condotta stamani a Reggio Calabria da Dia, carabinieri e polizia sono: Francesco Araniti, di 48 anni; Santo Araniti (60), già detenuto, chiamato "Garibaldi"; Giovanni Bonforte (39), già detenuto; Santo Nuda (63); Giuseppe Canale (35); Pasquale Chindemi (42); Antonino D' Errigo (44); Giovanni Fontana (62); Antonino Imerti (61), chiamato "nano feroce", già detenuto; il cugino omonimo Antonino Imerti (57); Antonino Lo giudice (48); Bruno Morabito (74); Carmelo Palermo (48), già detenuto; Andrea Pustorino (47); Francesco Rodà (51); Demetrio Sesto Rosmini (42), già detenuto; Giuseppe Carmelo Saraceno (56); Salvatore Saraceno (50); Paolo Serraino (65); Bruno Trapani (50); Giovanni Tripodi (41), già detenuto; Francesco Vazzana (37), già detenuto. Sono riusciti a sfuggire alla cattura Domenico Araniti (55), fratello del boss Santo, indicato dagli inquirenti come il "reggente" dell' omonima cosca di Sambatello; Pietro Lo Giudice (41); Fortunato Rugolino (64); Giovanni Domenico Rugolino (57); Domenico Condello (51), latitante, cugino di Pasquale Condello; Domenico Condello (35); Pasquale Condello (57), latitante storico della 'ndrangheta reggina; Francesco Montenero (48); Andrea Carmelo Vazzana (38).

Boermi (DDA) “Le cosche con una struttura federalista. I vertici in carcere”: ''L' inchiesta Bless ha posto in luce una struttura della 'ndrangheta di tipo 'federalistà". A dirlo è stato il coordinatore della Dda di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, commentando l' operazione condotta stamani da Dia, carabinieri e polizia. "Ci sono ancora molte questioni inquietanti da chiarire - ha aggiunto - soprattutto in ordine alle vere motivazioni che hanno portato all' omicidio del boss Paolo De Stefano. Quel gravissimo fatto di sangue è stato un segnale di rottura definitiva del quadro delle alleanze nella 'ndrangheta che, di fatto, si e' riorganizzata sulla base di 'locali', rifiutando una struttura verticistica del tipo di Cosa Nostra". Boemi, inoltre, ha posto l' accento sull' omicidio del sostituto procuratore della Cassazione, Antonino Scopelliti, assassinato a Campo Calabro il 9 agosto del 1991. Il magistrato calabrese fu ucciso poche settimane prima di sostenere la pubblica accusa ai maxi processi contro Cosa Nostra, approdati in Cassazione. "In questi anni - ha sottolineato Salvatore Boemi - non ci siamo mai acquietati nella ricerca della verità sulla tragica fine di Nino Scopelliti. Un omicidio su cui nessuno dei pentiti di 'ndrangheta ha saputo dirci qualcosa, segno questo, che la decisione di sopprimere quel valoroso collega fu assunta molto in alto nelle gerarchie criminali''.
L' operazione condotta stamani a Reggio Calabria da Dia, carabinieri e polizia ha permesso l' arresto "dei massimi vertici delle cosche antidestefaniane, 'i secessionisti', dai Condello, agli Araniti, dai Rugolino ai Saraceno-Fontana, dai Serraino ai Rosmini. Tutte famiglie di 'ndrangheta che hanno fronteggiato la dura reazione dei De Stefano dopo l' assassinio del capo cosca Paolo De Stefano, avvenuta ad Archi il 10 ottobre del 1985". A rilevarlo é stato il coordinatore della Dda di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, illustrando i risultati dell' inchiesta che ha portato a fare luce su 22 omicidi commessi a Reggio durante la guerra di mafia. "Si tratta - ha detto il procuratore della Repubblica reggente, Franco Scuderi - di vicende criminali insolute relative alla guerra di mafia che ha insanguinato Reggio negli annì 80, sottoposte a dure verifiche". Di "lavoro certosino" ha parlato il sostituto della Dda, Santi Cutroneo, titolare dell' inchiesta. "Lavoro - ha aggiunto - che ha impegnato duramente i tecnici che hanno ripescato vecchi reperti autoptici, rivisto le dinamiche degli agguati, contato persino il numero dei colpi esplosi ed il tipo di arma usata". L' operazione, frutto "dell' atteggiamento confessorio e collaborativi del pentito Paolo Iannò - ha sostenuto poi Boemi - ha permesso di dare un volto giudiziaria con la ricostruzione di numerosi omicidi a episodi sanguinosi avvenuti tra la metà degli anni '90 ed il 2000''. All' incontro con i giornalisti hanno partecipato anche il capo della squadra mobile, Renato Cortese, il capocentro della Dia, col. Francesco Falbo, ed il comandante del reparto operativo dei carabinieri, maggiore Carlo Pieroni.

Loiero “Un offensiva che restituisce fiducia agli onesti”. ''L' offensiva giudiziaria contro le cosche del Reggino che la Procura Distrettuale Antimafia sta conducendo con successo, in questi giorni, in maniera martellante, è decisamente importante in quanto restituisce fiducia ai calabresi onesti che in diverse aree sentono compresse le loro libertà individuali e d' impresa". Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, appena informato dell' ultima inchiesta, sfociata in 32 arresti, contro la criminalità reggina per la guerra di mafia che ha insanguinato il capoluogo per oltre dieci anni. "Si è aperta una stagione importante per il ripristino della legalità in Calabria e va dato merito alla Procura reggina - ha aggiunto Loiero - del corposo impegno sviluppato a tutela della legalità e del vivere civile, mettendo alle corde tanti 'casati' mafiosi che si erano impadroniti del territorio e delle attività produttive tenendo in ostaggio la gente per bene che vuole solo vivere onestamente del proprio lavoro. A questi magistrati è grata, mio tramite, l' intera Calabria".

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