Operazione contro la cosca Labate, sfuggono i capi
Operazione contro la cosca Labate nel reggino, 27 arresti ma i capi sfuggono alla cattura. Controllavano l'assunzione in aziende
24/07 Ventisette persone arrestate ed altre nove ricercate: e' questo il bilancio dell'operazione compiuta stamani a Reggio Calabria dagli agenti della squadra mobile contro la cosca 'Labate' che controllava la zona sud della città. Agli arrestati è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, Natina Praticò. Dalle indagini della polizia di Stato emerge che la cosca, attraverso intimidazioni ed estorsioni, aveva il controllo totale del territorio e dell'attività edilizia. Ci sarebbero stati anche episodi durante i quali avrebbero condizionato le assunzioni nello stabilimento Omeca, le Officine Meccaniche Calabresi di proprietà della "Breda Costruzioni Ferroviarie". Nelle officine, nella periferia sud della città dove lavorano circa seicento dipendenti, si costruiscono carri e vetture ferroviarie destinate a tutto il mondo. "Il clan Labate - scrive il gip Natina Pratticò nell'ordinanza - però, con minacce, percosse, invio di plichi contenenti proiettili, incendi di autovetture nei confronti di dirigenti e quadri dello stabilimento, imponeva l' assunzione di personale". Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare ci sarebbe anche i capi della cosca che sono riusciti però a rendersi irreperibili a causa di una fuga di notizie.
La cosca dominava la zona sud di Reggio. La cosca dei Labate esercitava nella zona sud di Reggio Calabria un dominio ''veramente asfissiante, condizionando l'attività commerciale di uno dei quartieri più attivi della città". E' quanto ha detto il coordinatore della Dda di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, circa le attività della cosca Labate contro la quale gli agenti della squadra mobile hanno compiuto una operazione che ha portato all'arresto di 27 persone. "L'operazione odierna - ha detto Boemi - conferma, ove ve ne fosse bisogno, l'estrema pericolosità di un clan della 'ndrangheta, quello dei Labate, capace di esercitare un dominio sul proprio territorio veramente asfissiante, condizionando l'attività commerciale di uno dei quartieri più attivi della città. I Labate sapevano che li stavamo indagando, tant'é che hanno contattato un pubblico ufficiale per conoscere lo stato delle indagini, Naturalmente, questo rappresentante dello Stato non ha ceduto, anzi, ha prodotto una immediata informazione di servizio denunciando l'accaduto. Siamo riusciti fino a capire che il clan era riuscito ad 'intromettersi' nelle comunicazioni tra magistrato inquirente e gli investigatori della polizia di Stato, un fatto inquietante che dovrà essere chiarito in ogni suo aspetto". "I labate - ha concluso - durante l'ultima guerra di 'ndrangheta durata sei anni, a tutti gli emissari delle varie cosche hanno fatto sapere di 'farsi i fatti proprì, una posizione di neutralità che poteva essere tenuta ferma solo da un vero 'casato' mafioso". Il sostituto procuratore distrettuale, Antonio Di Bernardo, titolare delle indagini, ha reso noto che "il clan Labate aveva alimentato un clima rovente all'interno delle Omeca che risultava influenzato da una cappa di soprusi posti in essere da alcuni affiliati, i quali disconoscendo qualsiasi concetto di produttività aziendale legavano la propria inattività all'appartenenza mafiosa impedendo ai colleghi ed ai superiori qualsiasi controllo sulle proprie prestazioni". Tra le attività della cosca c'erano anche le scommesse clandestine. Tra gli indagati, infatti, risulta un noto veterinario di Reggio Calabria, docente universitario a Messina il quale "invece di garantire la salute dei cavalli forniva agli affiliati al clan sostanze dopanti per migliorare le prestazioni.
La cosca condizionava le assunzioni nelle aziende. La cosca dei 'Labate' di Reggio Calabria avrebbe condizionato l'assunzione di alcuni operai nello stabilimento reggino 'O.Me.Ca', facente capo alla 'Breda' Costruzioni Ferroviarie. E' quanto emerge dalle indagini degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria che stamani hanno eseguito una operazione che ha portato all'arresto di decine di esponenti della cosca reggina. Gli esponenti della cosca avrebbero minacciato e picchiato alcuni dirigenti dello stabilimento industriale per fare in modo che l'azienda assumesse le persone da loro indicate. Ad altri è stata incendiata l'automobile oppure sono stati destinatari di pacchi con all'interno dei proiettili. La cosca, secondo quanto emerso dalle indagini della Polizia di Stato, ha anche costretto l'amministratore di una nota catena di supermercati ad acquistare due ulteriori punti vendita ad un prezzo doppio rispetto al reale valore. Dalle indagini è emerso anche che i 'Labate' organizzavano e gestivano le scommesse clandestine su competizioni agonistiche non autorizzate, in particolare corse di cavalli durante le quali gli animali venivano dopati per migliorarne le prestazioni.