Caro Adriano gli speculatori sono in agguato anche a Genova
Caro Adriano Sansa, bentornato. Finalmente torniamo a leggerti dopo un troppo lungo silenzio. Genova sembrava disabituata al tuo parlar chiaro e netto, senza impedimenti ideologici. Ho trovato molto bello, e giusto, l'intervento sulla torre di Fuksas nella sua Savona ("visibile dal Genova"), anche se sospetto che Savona sia solo il pretesto per tornare a parlare di Genova, la città di cui sei stato un Sindaco non facilmente dimenticabile.C'è una parte, però, di quell'intervento, che non mi sento di condivide sino in fondo: là dove - con apprezzabile ‘unaderstatement' per il ruolo svolto dal giovane pretore, con un po' di civetteria dicendoti "alle soglie della vecchiaia" ("vecchio" non segna un'età della vita, ma un inclinazione dell'anima) - porti l'esempio della Genova degli anni settanta e della reazione che l'alleanza di opinione pubblica, stampa e magistratura seppe opporre allora, con successo, all'assalto degli speculatori edilizi. Savona dunque, esposta oggi, come Genova negli anni settanta, all'"allarme cemento": quasi a dire che Genova non è - oggi - di nuovo esposta a quell'aggressione, a quell'allarme.
Le cose, tu lo sai bene, non stanno proprio così. Di nuovo (come sempre, forse), anche a Genova, è "allarme cemento". Come sempre i furbi e i potenti, si fanno sotto, non appena avvertono che quell'alleanza tra le componenti "civili" della società, quella passione pubblica per la discussione politica, vengono meno o si affievoliscono. Ma ancor più si fanno sotto, quando (come nell'imminente occasione elettorale) avvertono il rischio che in quell'alleanza e quella passione pubblica si ridestino.
Per questa ragione, credo, devono essere incoraggiate polemiche come quella tra Carlo Castellano e Pierfranco Pellizzetti (il sessantottino "Piffo"),.svoltasi sulle pagine del Secolo XIX a proposito della "cittadella della scienza" di Erzelli. Con una precisazione: Castellano difende a ragione un "suo" progetto, mentre Pellizzetti cerca, avendone un eguale e corrispondente diritto, di metterne in evidenza alcuni aspetti che lo lasciano dubbioso. Anch'io, cittadino perplesso (ma non genovese del "maniman"), stimando profondamente l'onestà intellettuale di entrambi, avendo letto con attenzione i loro interventi, mi chiedo se proprio a Erzelli non si giochi ancora una volta la partita tra gli interessi della comunità e quelli della speculazione immobiliare: tra il parco e il parcheggio.
Un particolare mi ha incuriosito: Castellano parla sempre di "Parco Tecnologico" (ma anche di un parco, suppongo in senso tradizionale, nel quale passeggiare o fare jogging anche se non si appartiene alla élite della hi-tech), o di "Cittadella", "Campus" o "contenitore" naturalmente "tecnologici": di un luogo insomma nel quale racchiudere competenze e saperi, nella convinzione che da questo mix, complici ristoranti, negozi, banche, uffici postali, e anche un parco comune, scaturisca una nuova, feconda esperienza "interattiva" tra scienza e impresa, destinata a ricadere al di là delle mura del parco, o cittadella, ed espandersi al tessuto urbano circostante. Pellizzetti rovescia il discorso e - da etologo sociale più che sociologo - parte proprio da questo tessuto (sociale, urbano, economico) che già esiste, e da tempo soffre le conseguenze di precedenti "scellerate" scelte urbanistiche, industriali, immobiliari anch'esse presentate - da chi le volle adottare - come promotrici di nuove realtà urbane rivelatesi inconsistenti o immaginarie. Pellizzetti parla di "comunità", "habitat", "milieu": di quello che una volta, nei più modesti anni settanta, si sarebbe chiamato il contesto socio-economico. Ci ricorda, giustamente, che "l'innovazione è costruzione sociale", nel senso che non si da innovazione se non a partire dalla comunità, dal tessuto umano esistente, e non da quello che ci si propone di innestare su di esso, con evidenti rischi (o speranza, per alcuni) di rigetto. E allora, più che polemizzare, occorre chiedersi e soprattutto spiegare al pubblico, come sia nata l'operazione Erzelli, quali interessi la gestiscono e promuovono, quali conseguenze essa potrà avere in concreto sull'occupazione, quale impatto avrà su un ambiente così degradato, che sorte avrà il parco (quello vero) in una città che non brilla per l'attenzione per il verde pubblico, come si pensa di regolare il traffico diretto alla "cittadella", di quali strutture la si doterà, in termini sia di trasporto pubblico che si servizi: sociali, culturali, sanitari. E' dalla concretezza dei dati, dalla trasparenza delle iniziative che saprà assumere e dalle risposte che saprà dare nei molti "casi Erzelli", che la nuova amministrazione dovrà partire per ridare vita, non in termini di ambigua contrapposizione ma di vero confronto e partecipazione, a battaglie politiche e civili dignitose come quelle degli anni settanta: quelle che tu, caro Adriano, avendole combattute - hai legittimamente rievocato.
Repubblica