Fondi UE, terremoto politico. Woodcock e De Magistris vanno avanti
Fondi UE, terremoto politico. Da Woodcock a De Magistris in voga i PM d’assalto. Intanto gli indagati si dichiarano tranquilli… anzi. Le accuse del PM. Intercettazioni
18/06 C'é un filo che collega le Procure della Repubblica di Catanzaro e Potenza. Un filo che fa capo a due magistrati "scomodi" perché entrambi titolari di inchieste che vedono indagati politici ed amministratori pubblici. Inchieste che hanno al centro, soprattutto, l' utilizzo distorto di fondi pubblici ma anche la presenza inquietante di logge massoniche come collante del potere. I due magistrati sono Henry John Woodcock e Luigi De Magistris, due pm d' assalto. I due sono amici ed entrambi napoletani ma lavorano in due procure di piccole città del sud che hanno ormai raggiunto la notorietà delle grandi procure nazionali ai tempi delle grandi inchieste sull'utilizzo del potere in Italia. Di Woodcock si sa più o meno tutto. De Magistris, forse, è meno noto, sul piano nazionale, rispetto al suo collega potentino. L' inchiesta che oggi ha portato all' esecuzione di venti perquisizioni e che rischia di determinare un terremoto sul piano politico nazionale potrebbe, però, cancellare questo gap. C' è un record, tra l' altro, che riguarda De Magistris e che nessun magistrato, neppure Woodcock, può vantare. Sul suo conto sono state presentate alcune decine di interrogazioni da parte di parlamentari del centrodestra finalizzate a dichiararne l' incompatibilità ambientale e quindi l' allontanamento dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Alcune interrogazioni hanno fatto scattare ispezioni personali il cui esito, però, anche quando era in carica il governo di centrodestra, non si è mai concretizzato. Nel mirino di De Magistris alcuni politici di livello nazionale come il segretario dell' Udc, Lorenzo Cesa; l' ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, importanti esponenti di An come l' ex assessore all' Agricoltura della Regione Calabria, Giovanni Dima, e Giovambattista Papello, vicino a Maurizio Gasparri. Ma non ci sono soltanto esponenti di centrodestra tra gli indagati di De Magistris. Nell' inchiesta che ha portato alle perquizioni di oggi c' è anche il vicepresidente della Regione Calabria Nicola Adamo, esponente di punta dei Ds calabresi. In una delle sue inchieste, inoltre, è coinvolto il presidente della Regione, Agazio Loiero, ex Margherita, oggi capo del Pdm e componente del Comitato dei 45 del Partito democratico. De Magistris è diventato, inevitabilmente e forse suo malgrado, il referente degli ambienti politici calabresi che si prefiggono la moralizzazione della vita pubblica. Lui si è sempre schermito. "Il mio fine - dice - è solo la ricerca della giustizia". Ha sempre rigettato l' accusa, mossagli da ambienti politici sia di destra che di sinistra, di ricercare con le sue inchieste finalità politiche. E soprattutto ha sempre detto di non avere velleità politiche. "Voglio continuare - dice - a fare il magistrato. La politica non mi ha mai interessato. Mio nonno era un magistrato e magistrato era anche mio padre. Io cerco soltanto di continuare la loro opera, nel solco di una tradizione familiare che è sempre stata al servizio dello Stato e della giustizia".
Le accuse del PM De Magistris, i testi, le intercettazioni
Per 10 indagati violazione della legge Anselmi* (P2). Sono dieci le persone indagate nell' inchiesta della Procura di Catanzaro, rispetto alle venti complessive, nei confronti delle quali viene ipotizzata la violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Si tratta di Franco Bonferroni, attuale consigliere d' amministrazione di Finmeccanica; Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo; Francesco De Grano, dirigente del settore Por 2007-2013 della Regione Calabria; Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società; Massimo Stellato, capocentro del Sismi a Padova; Gianmario Stellato, fratello di Massimo; Vincenzo Bifano, persona legata all' imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria; Armando Zuliani, imprenditore; Domenico Salvatore Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, e Piero Scarpellini, indicato dal sostituto procuratore De Magistris come consulente del Presidente del Consiglio Romano Prodi.
Il PM: “Salvatore Galati assume un ruolo di primo piano”. Domenico Salvatore Galati, una delle venti persone indagate nell' inchiesta sulla gestione di fondi pubblici condotta dalla Procura di Catanzaro, "assume un ruolo di primo piano nell' accaparramento illecito di fondi anche per i soldi al partito, atteso il suo ruolo di fiduciario del coordinatore regionale della Calabria di Forza Italia, senatore Giancarlo Pittelli". Lo scrive il sostituto procuratore Luigi De Magistris nel decreto di perquisizione personale e locale. "Emblematica in questo - scrive il sostituto De Magistris - la vicenda dell' operazione At Alberghiera, che gira anch' essa attorno ad un contributo dalla Regione Calabria. Tale società, riconducibile in qualche modo a Pittelli, acquista nel 2003 una partecipazione di controllo nella gestione beni Immobili srl. Il 4 aprile del 2004 At Alberghiera accende un conto corrente presso l' Antonveneta di Soverato ed il 5 ottobre successivo risulta versata su tale conto la somma di trentamila euro in assegni circolari emessi dalla Cromar immobiliare. Il 6 ottobre successivo risulta versato sullo stesso conto corrente la somma di 25 mila euro in assegni circolari emessi dalla Cromar. Lo stesso giorno, inoltre, risultano disposti due bonifici di complessivi 52 mila e 128 euro a favore del Comune di Staletti".
Un teste: Impiegati pagano le mazzette ai politici. Daniela Marsili, uno dei testi sentiti dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell'inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, ha svelato i presunti illeciti legati all' assunzione di impiegati nelle segreterie di assessori e consiglieri regionali della Calabria. Impiegati costretti, a detta del testimone, a versare parte della loro retribuzione ai loro politici di riferimento. "Ho lavorato, sin dal giugno del 2005, nella segreteria dell' attuale consigliere regionale Antonio Acri (anche lui indagato, ndr) - racconta Marsili al sostituto De Magistris - con il quale avevo sottoscritto un contratto di diritto privato. Si tratta di prestazioni professionali che rientrano nell' ambito dello staff di cui può usufruite ogni consigliere regionale ed ogni assessore. Una parte della retribuzione non viene incassata dai lavoratori, ma deve essere consegnata a consiglieri regionali ed assessori regionali. Questa è un' imposizione dalla quale non si può prescindere se si vuole lavorare. Da quanto mi risulta, per quanto ho appreso direttamente e da quanto riferitomi da miei colleghi, quasi tutti sono costretti a pagare queste somme di denaro che vengono decurtate dal lavoro espletato".
Secondo un teste Saladino legato a Pisanu. Giancarlo Franzé, uno dei testi sentiti dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell' inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, ha parlato dei rapporti tra l' imprenditore Antonio Saladino e l' ex ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu. Franzé, rispondendo ad una domanda specifica di De Magistris, afferma: "Mi risulta effettivamente che Saladino sia molto legato all' ex ministro dell' Interno, Pisanu, ed a tutta la sua famiglia. So che ha anche fatto assumere un figlio di Pisanu in Obiettivo Lavoro presso la filiale di Sassari. Mi risulta anche che Obiettivo lavoro ha vinto una gara presso il Ministero dell' Interno con riferimento alla Legge Bossi-Fini". Franzé è un ex collaboratore di Saladino ed è stato responsabile regionale per la Calabria di Obiettivo Lavoro.
Asse Saladino-CISL. In una parte del decreto di perquisizione del sostituto procuratore Luigi De Magistris si fa riferimento alle dichiarazioni rese dal teste di cui non si fa il nome che sarebbero state riscontrate dai carabinieri del Nucleo operativo in riferimento all'asse "Saladino-sindacati con riferimento alla Cisl, finalizzate ad avere un rapporto non conflittuale ed anzi di cogestione degli affari". Nell'informativa si segnala che i nominativi riconducibili a questo sindacato, secondo quanto indicato dal teste, sarebbero otto.
Un teste: Per l’ospedale di Vibo fondi all’Udc. L' affidamento dell' appalto per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, i cui lavori sono stati soltanto avviati, sarebbe stato pilotato dall' ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, Gianfranco Luzzo, che avrebbe ottenuto in cambio un finanziamento al suo partito di appartenenza dell'epoca, l' Udc. E' quanto ha riferito, nel corso di una deposizione ai carabinieri, Antonina Camuti, segretaria della Direzione generale dell' Asl di Vibo Valentia. Il verbale della deposizione di Camuti è allegato al decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell' inchiesta sulla presunta gestione illecita di finanziamenti pubblici che vede come indagato anche l' ex assessore Luzzo. Secondo De Magistris, l' inchiesta condotta dalla Procura di Vibo Valentia sull' appalto per il nuovo ospedale "conferma che in Calabria gli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato, con radicati e consolidati rapporti a Roma. Emerge, così, la spartizione del denaro pubblico, il finanziamento ai partiti, il ruolo di lobby e poteri occulti deviati". Camuti fa riferimento ad un viaggio a Roma fatto in occasione del Forum della pubblica amministrazione cui partecipò anche l' ex commissario straordinario dell' Asl Santino Garofalo. "Un giorno - racconta Antonina Camuti - mi trovai con i colleghi e ci raggiunse il dott. Garofalo ed insieme siamo passati da via dei Due Macelli, dove c' è la sede centrale dell' Udc. Garofalo mi ha raccontato addirittura che lui, quella mattina, era lì presso la sede dell' Udc e c' era pure l' ing. Liso". Liso è uno degli amministratori del consorzio di imprese aggiundicatario dell' appalto dei lavori. "Incontrandomi con l' attuale direttore generale, Crupi - dice ancora Antonina Camuti - ho riferito di avere visto Liso alla sede dell' Udc e mi ha riferito che si erano incontrati con lui ed a sua volta l' ing. Liso ha riferito al dott. Crupi di avere dato circa trecento milioni di ex lire al partito dell' Udc".
Nelle intercettazioni anche il vescovado. C'é un'infinità di intercettazioni telefoniche ed ambientali ma anche deposizioni di testi nel voluminoso decreto di perquisizione del sostituto De Magistris a proposito dei rapporti trasversali con tutto il mondo politico dell'imprenditore Antonio Saladino. Si va da esponenti dei Ds ad An, a Forza Italia, dai contatti con esponenti del governo regionale in carica di centrosinistra con quelli - ad alto livello - del Governo nazionale passato di centrodestra, in termini di parenti fatti assumere, nominativi segnalati o da inserire tra gli assunti. Anche un curioso riferimento ad un personaggio di cui si fa solo il cognome che sarebbe stato a sua volta legato a Primo Greganti. Non mancano in tal senso - cioé come segnalazione di persone da assumere - i riferimenti a settori del movimento sindacale e intercettazioni financo con un'utenza intestata al Vescovado di Lamezia. Sullo sfondo il rinnovo del contratto ad 84 lavoratori e quello che il Pm definisce "il sistema della spartizione" o il rapporto tra il guadagno di un lavoratore ed il costo effettivo per la Regione Calabria. Un grumo di interessi che spazia anche in altre regioni italiane e che sembra avvolgere tutto e in cui si parla di posti di lavoro ma anche di candidature alle elezioni citando anche i leader nazionali di alcuni partiti in molte conversazioni. "Le società interessate - scrive il Pm - che sembrano costituire un collaudato sistema di 'scatole cinesi' - hanno quasi sempre come oggetto sociale il settore ambientale (rifiuti o acque), quello immobiliare, quello finanziario, quello informatico, quello dei servizi e del terziario e che risultano rapporti e transazioni con società fiduciarie".
Due indagati dei servizi segreti. Sono due le persone collegate ai servizi segreti indagate nell' inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, sulla gestione di finanziamenti pubblici, nei confronti delle quali sono state eseguite perquisizioni. Si tratta di Brunella Bruno, di 31 anni, in servizio al Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e di sicurezza, e Massimo Stellato, di 44 anni, capocentro del Sismi a Padova. Nei confronti di Brunella Bruno viene ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe in Calabria ed in altre regioni. Lo stesso reato viene ipotizzato nei confronti di Stellato, con l' aggiunta della violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Stellato, insieme al fratello, Gianmario, indagato per i suoi stessi reati, avrebbe fatto parte della Loggia di San Marino, la loggia massonica coperta attorno alla quale ruotava il gruppo di potere trasversale la cui attività è al centro dell' inchiesta condotta dal sostituto procuratore Luigi De Magistris.
* La legge Anselmi sciolse la loggia massonica P2. La legge Anselmi (del 25 gennaio 1982, n. 17) violata, secondo la procura di Catanzaro, da alcuni degli indagati dell' inchiesta su un presunto gruppo di potere trasversale, venne varata per dettare le norme di attuazione dell' articolo 18 della Costituzione, che vieta le associazioni segrete, e per lo scioglimento della Loggia P2. Prende il nome da Tina Anselmi, la parlamentare democristiana che ha presieduto la commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia. L'art. 1 stabilisce che sono da considerare associazioni segrete quelle che, anche all' interno di associazioni palesi, "occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". In base all' art. 2 "chiunque promuove o dirige un'associazione segreta, ai sensi dell' articolo 1, o svolge attività di proselitismo a favore della stessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La condanna comporta la interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Chiunque partecipa ad un'associazione segreta è punito con la reclusione fino a due anni. La condanna comporta l'interdizione per un anno dai pubblici uffici. La competenza a giudicare è del tribunale". L' art. 3 prevede che "qualora con sentenza irrevocabile sia accertata la costituzione di una associazione segreta, il Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso, ne ordina con decreto lo scioglimento e dispone la confisca dei beni".