Noe.Ttraffico di rifiuti pericolosi verso la Cina
Operazione dei carabinieri del Noe
Traffico di rifiuti pericolosi verso la Cina smantellata organizzazione criminale
Nei guai tre spedizionieri genovesi della Maersk
di Francesco Ricci
Sette arresti, quarantanove denunce nell’Italia del Nord. Il sodalizio acquistava rifiuti rifiuti plastici, li esportava come materia prima secondaria nella Repubblica popolare cinese dove le rinfuse erano realmente lavorate e rivendute
Cd fatti a pezzi, gruppi ottici di auto in demolizione, bicchieri da picnic, videocassette, telecomandi in disuso, schede telefoniche scadute. E altro. Dentro i container diretti in Cina c’era di tutto un po’, tranne la materia prima polimerica secondaria (leggi riciclata) che era indicata nei documenti di spedizione. I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, in collaborazione con gli agenti dell’Agenzia delle Dogane, hanno smantellato un’organizzazione italo-cinese dedita al commercio transnazionale illecito di rifiuti tossici. Sette persone – tre cinesi e quattro italiane – sono finite in manette. Altre quarantanove sono state denunciate. L’organizzazione, battezzata “Ombre cinesi”, è scattata a gennaio e si è conclusa ieri notte con l’esecuzione delle ordinanze restrittive firmate dal magistrato della Procura della Repubblica di Genova Francesco Cardona Albini. Tra i denunciati anche tre spedizionieri e un addetto ai controlli ambientali genovesi. Gli spedizionieri lavoravano per la Maersk , il colosso danese che nella fattispecie si occupava del trasporto dei rifiuti in Cina.
Il meccanismo era semplice ed efficace. Una società costituita dai “registi” cinesi dell’affare, la “Kandi” di Milano, acquistava rifiuti tossici da fabbriche di manufatti plastici di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il materiale veniva trasferito in capannoni di stoccaggio dove ufficialmente, il materiale plastico veniva trasferito in capannoni di stoccaggio dove, ufficialmente, il materiale plastico veniva diviso e riciclato a norma di legge, diventando appunto materia prima secondaria. Di fatto i diversi oggetti erano sminuzzati, caricati in contenitori e spediti a Genova con bolle di accompagnamento mendaci.
Una seconda società con sede ad Hong Kong, la “Kari international import export waste material trading co”, acquistava – almeno sulla carta – tutto il materiale plastico e lo veicolava verso stabilimenti del sud della Cina. Lìparte delle rinfuse plastiche erano lavorate e trasformate nuovamente in materia prima. Il prodotto finito, anche giocattoli, completamente fuori norma in base alla normativa Ue, era immesso sul mercato cinese e europeo. Un’altra parte della merce spedita illegalmente in Cina finiva nei termovalorizzatori, bruciatori onnivori di rifiuti e grandi produttori di diossina.
Il guadagno ricavato dal traffico di rifiuti speciali è stato stimato intorno al milione di euro annuale. Dalle indagini dei carabinieri risulta che il traffico illecito si sia protratto per cinque anni. Nell’affare tutti traevano il proprio guadagno, a parire da quegli industriali che evitavano i costosi oneri per lo smaltimento degli scarti di produzione, facendosi pagare un tanto a tonnellata dalla società di cinesi che li prelevava. Il giro di corruzione era capillare e toccava società di smaltimento di rifiuti speciali, analisti chimico-ambientali, spedizionieri. “Queste persone avevano il lavoro assicurato – ha spiegatoli maresciallo Sgrò, comandante del Noe di Genova – l’industria cinese è in enorme espansione e c’è una fortissima richiesta di materie prime. Le regole in materia di salvaguardia ambientale sono molto permissive e, in qualche modo, facilitano questi traffici”.
Per i militari l’operazione “Ombre cinese” costituisce solo la prima parte di un lavoro più ampio.
“Questa indagine si è conclusa nella sua prima fase – ha commentato Michele Sarno, comandante del Noe per il nord Italia – abbiamo chiuso un cerchio, ingenerandone vari altri concentrici. Siamo certi che l’attività ancora in atto ci porterà a scoprire nuovi canali di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e varie altre attività criminose correlate.
L’indagine era iniziata l’11 gennaio scorso col sequestro nell’area portuale di Voltri, da parte dei militari del Noe di Genova, di due container, ciascuno, 44 balle costituite da carta, cartone, cd frammentati e plastiche (contaminate da prodotti chimici). Il carico era diretto alla Repubblica popolare cinese. A questo era seguito un mese dopo il sequestro in una ditta di Caslino d’Erba (Como), di 366 metri cubi di rifiuti in giacenza. Emerse il sospetto di un probabile traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi alla base del quale c’era la “Kandi” che, sotto la copertura di un commercio all’ingrosso di materiale plastico e suoi derivati, gestiva illecitamente i rifiuti, dalla raccolta, allo stoccaggio al loro trasporto simulato, fino alla loro esportazione verso la Cina.