Giochi costruiti con i rifiuti traffico di plastica, 7 arresti

scritto da Il Secolo XIX il .


L’inchiesta dei Carabinieri

Giochi costruiti con i rifiuti traffico di plastica, 7 arresti

Documenti falsificati per esportare illegalmente scarti pericolosi in Cina


Attraverso la falsificazione di documenti e atti amministrativi esportavano dall’Italia alla Cina rifiuti pericolosi (soprattutto scarti di plastica) facendoli passare come materia secondaria ed eludendo così i controlli delle autorità nel porto di partenza e in quello di arrivo. Una volta in oriente il materiale veniva trattato e rivenduto sul mercato cinese, spesso per fabbricare giocattoli che sarebbero stati a loro volta smerciati in Italia e nel resto d’Europa. Un traffico che i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico – agli ordini del colonnello Michele Sarno e del maresciallo Antonio Sgrò – e gli uomini dell’Agenzia delle dogane stimano almeno un milione di euro all’anno e che andava dal 2002.

Sono sette in tutto gli ordini di custodia cautelare eseguiti dai militari della tutela ambientale su ordine della Magistratura genovese, quattro in carcere a carico di tre cinesi organizzatori dell’affare e di un loro intermediario italiano, e tre domiciliari per altrettanti italiani (residenti fra il Piemonte e la Lombardia ), titolari di impianti per il trattamento e la trasformazione di rifiuti. Nell’inchiesta risultano inoltre indagate altre 49 persone, tra queste anche responsabili di ditte di spedizione, un consulente ambientale della Provincia di Genova, rappresentanti di società produttrici di materiale plastico e titolari di laboratori di analisi. Per tutti l’accusa è di traffico illecito di rifiuti in concorso. A fronte di quanto emerso il giudice per le indagini preliminari Lucia Vignale ha disposto il sequestro d’una ditta e una cinquantina di perquisizioni nelle sedi delle società che avrebbero ceduto illecitamente i rifiuti, a titolo gratuito o facendosi pagare. L’attivazione del sodalizio era caratterizzata dalla gestione di un articolato sistema d’intermediazione, che consentiva di concentrare gli scarti presso il Vte di Genova, per poi partire alla volta di Hong Kong. L’indagine è iniziata l’11 gennaio 2006 col sequestro nell’area portuale di Voltri di due container (alla fine ne sono stati sigillati complessivamente 17) contenenti plastiche contaminate da agenti chimici. Da qui è emerso il sospetto di un probabile traffico illecito di materiali pericolosi alla base legale di Paderno Dugnano (Milano) e operativa a Marnate (Varese). I rifiuti venivano virtualmente acquistati dalla Kari International, società fantasma con sede legaleaHongKong, e trasferiti successivamente nella regione del Guandong dove probabilmente venivano lavorati, avendo ancora un ottimo mercato presso numerose aziende in contatto con la stessa Kandi, che pagavano fino a sei volte di più del reale valore di mercato della merce.

Sulla vicenda ieri si è pronunciato il presidente della commissione Ambientale alla Camera Ermete Realacci. “I traffici di rifiuti – ribadisce – sono un vero e proprio business criminale, che attraversa il nostro paese da nord a sud e viceversa, valicandole frontiere e attraversando gli oceani. Non bisogna assolutamente abbassare la guardia ed è necessario fornire sempre nuovi strumenti di indagine e repressione”. “Purtroppo – prosegue – la Cina sta diventando una meta molto ambita dalle organizzazioni criminali per smaltire illegalmente rifiuti nocivi. E le segnalazioni si moltiplicano”.

Rincara la dose il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta. “Siamo di fronte – accusa – a un fenomeno di dimensioni e di gravità inquietanti e l’ultima operazione andata in porto non fa che confermarlo. Ormai la rotta Italia-Cina è diventata la rotta dei veleni, non è più della seta, con imbarcazioni cariche di rifiuti tossici che salpano dai nostri porti per approdare al pericoloso mercato del riciclo di materie prime”. Secondo Della Seta “ la Cina è diventata in pochi anni il cimitero mondiale dell’hi-tech, dove gli scarti tecnologici dell’Europa e dagli USA vengono smontati e riciclati in ogni componente dalla manodopera locale, senza alcuna tutela sanitaria rispetto al contatto con i metalli pericolosi ed le esalazioni nocive”. “Attività come quella smascherata dai carabinieri stanno diventando un business dai profitti così ingenti, che la Commissione parlamentare sui rifiuti lo ha paragonato alle tradizionali fonti di arricchimento mafioso, come il traffico di stupefacenti. Basti pensare – conclude Legambiente – che in soli cinque mesi, da ottobre 2005 a marzo 2006, nei porti italiani sono stati sequestrati ben 270 container diretti prevalentemente in Cina, che contenevano circa 4.600 tonnellate di rifiuti industriali, tra scarti di lavorazione delle plastiche, rottami metallici e rottami di elettrodomestici, per un valore stimato di 2.700.000 euro”.

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