Blitz della Digos al Reparto Mobile

scritto da Corriere Mercantile il .

Blitz della Digos al Reparto Mobile. Armi sequestrate, Poliziotti indagati

In  un  capannone  del  reparto  mobile  di  Bolzaneto  c'era  un  arsenale  clandestino:  una  bomba  a  mano,  pezzi  di  artiglieria,  munizioni.  Armi  da  guerra,  insomma,  che  none  rientrano  certo  nelle  dotazioni  del  reparto  della  ex  "Celere".  A  scoprirlo  sono  stati  i  poliziotti  della  Digos  che  l'altro  giorno  hanno
perquisito  i  locali  della  caserma  e  sequestrato  tutto  il  materiale  in  esecuzione  del  provvedimento  firmato  dal  sostituto  procuratore  Francesca  Nanni  della  Direzione  distrettuale  antimafia.
Con  l'accusa  di  detenzione  illegale  di  armi  sono  stati  indagati  due  sottoufficiali  di  polizia,  indicati  come  i  "custodi"  dell'arsenale  ma  non  direttamente  dipendenti  dal  reparto  mobile.  La  vicenda,  alquanto  imbarazzante  e  sulla  quale  vige  il  massimo  riserbo,  potrebbe  coinvolgere  altri  poliziotti.
Che  ci  facevano  armi  e  munizioni  da  guerra  nei  locali  del  Reparto  Mobile?  L'interrogativo  scivola  tra  ipotesi  e  tesi  difensiva  dei  due  sottufficiali  indagati.  L'arsenale  illegale  non  sarebbe  altro,  sostengono  i  due  poliziotti,  che  la  raccolta  di  "souvenir"  bellici  collezionati  durante  varie  missioni  compiute  all'estero  in  zone  di  guerra.  Tesi,  pare,  in  un  certo  modo  attendibile  ma  non  sufficiente  a  legittimare  il  possesso  e  la  conservazione  di  tutto  quel  materiale  nell'ambito  di  una  struttura  quale  e'  la  sede  del  Reparto  Mobile  di  Bolzaneto,  all'interno  del  quale  sorgono  le  palazzine  degli  alloggi  per  gli  agenti,  gli  uffici,  i  garage  degli  automezzi,  l'armeria  "ufficiale"  e  i  depositi  di  carburante.
Per  stabilire  l'origine,  la  fabbricazione  e  le  potenzialita'  offensiva  del  materiale  sequestrato  il  sostituto  procuratore  Francesca  Nanni  ha  ordinato  una  perizia.  Ad  eseguirla  sara'  un  maresciallo  dell'esercito,  uno  dei  massimi  esperti  in  materia.  Il  sottufficiale  e'  gia'  al  lavoro  e  presto  potrebbe  depositare  in  Procura  le  sue  conclusioni.  Ma  c'e'  un  altro  aspetto  che  il  magistrato  e  gli  investigatori  della  Digos  devono  ricostruire.  Da  quanto  tempo  all'interno  dei  locali  del  Reparto  Mobile  di  Bolzaneto  erano  conservati  illecitamente  bombe,  munizioni  e  pezzi  di  artiglieria?  Risulta  poi  alquanto  improbabile  che  solo  i  due  sottufficiali  fossero  a  conoscenza  dell'arsenale  illegale.  E'  piu'  probabile  invece  che  molti  altri  poliziotti,  di  vari  gradi,  fossero  al  corrente  dell'esistenza  di  questo  "deposito"  voltandosi  di  fatto  dall'altra  parte.  E  attorno  a  questo  aspetto  dell'indagine  che  qualcuno  a  Bolzaneto  rischia  il  coinvolgimento,  piu'  o  meno  diretto,  nella  vicenda.  Non  e'  dato  di  sapere  su  quali  basi  e  dietro  quali  "stimoli"  la  Direzione  distrettuale  antimafia  e  la  Digos  ad  un  certo  punto  abbiano  deciso  di  perquisire  i  locali  "incriminati".  Si  parla  addirittura  di  una  "soffiata"  partita  direttamente  dall'interno  del  reparto  Mobile.  In  realta'  le  prime  indiscrezioni  collegavano  il  blitz  dell'altro  giorno  al  giallo  del  presunto  attentato  contro  la  caserma  del  Reparto  Mobile.  L'episodio  risale  al  28  novembre  dell'anno  scorso.  Quella  mattina  un  razzo  da  segnalazione  colpi'  la  palazzina  che  ospitava  una  ditta  di  prodotti  farmaceutici.  situata  sulla  collina  di  Cremeno,  poco  distante  in  linea  d'aria  dal  deposito  carburanti  e  dalla  palazzina  comando  della  caserma  di  polizia.  Accertamenti  e  varie  perizie  stabilirono  successivamente  che  non  si  era  trattato  di  un  attentato  ma  di  un  incidente.  Il  razzo,  infatti,  parti'  direttamente  dal  piazzale  della  caserma  per  mano  di  un  agente.
Un  gioco  che  avrebbe  potuto  trasformarsi  in  tragedia.    Un  gioco  che  pero'  non  ha  nulla  a  che  fare  con  l'arsenale  scoperto  da  Procura  e  Digos  e  ora  al  centro  di  un'inchiesta  imbarazzante.
Andrea  Ferro

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