Delitto impunito di un giovane figlio

scritto da Calabria Ora il .

Delitto impunito di un giovane figlio

La madre di Massimiliano è al suo secondo anno di proteste

di Rocco Muscardi

Sotto un sole torrido della lunga estate calabrese una madre grida giustizia per un figlio che da due anni è morto, colpito con un fucile caricato a pallettoni, sotto il portone di casa.

Liliana Esposito Carbone invoca giustizia per Massimiliano e sicurezza per tutti i cittadini di Locri. Ancora una volta la donna presidia l’ingresso del Tribunale di Locri, seduta accanto alle foto del giovane frutto rapito e il manifesto per la messa del secondo tragico anniversario.

Nei giorni scorsi, all’interno del cimitero di Locri, mentre la signora Liliana era intenta a pregare sulla tomba del figlio, è stata aggredita e minacciata da una persona poi identificata e denunciata “è stata violata la sacralità e la pietas del luogo sacro”.

Sull’atto increscioso Liliana Esposito denuncia la mancanza di tempestività delle forze dell’ordine “mentre correvo sanguinante e senza una scarpa verso l’uscita del cimitero, i carabinieri che avevo prima avvertito ritardavano l’arrivo non intercettando sul luogo l’aggressore.”

Del perché sia stata minacciata, Liliana Esposito ribadisco che “denunciato alla magistratura quanto sapevo, oggi sono costretta subire un attacco diretto contro la mia persona e contro la volontà di portare aventi un’istanza di legalità e giustizia, non mi fermo né mi faccio intimidire soprattutto per la memoria di Massimiliano”.

Un’altra nota di dolore di questa madre coraggio è la constatazione di “non essere persone eccellenti, visto lo scandaloso ritardo con il quale abbiamo ricevuto le perizie dell’autopsia e quelle dell’esame balistico: ventidue mesi!”.

“Nonostante tutto continuo a credere fermamente nella magistratura-conclude la signora Liliana-, oggi sentiamo il dovere di ringraziare per il grande sostegno manifestato la “Casa della Legalità” di Genova e di Locri, e quella del signor Costantino, dei ragazzi de “La Gurfata”e della solidarietà del vescovo Brigantini”.

Al fianco della signora Liliana era presente Demetrio Costantino, presidente provinciale del Cids, ancora una volta vicino alla disperazione di una madre “come disperati sono tutti quei familiari di vittime della criminalità, sono trascorsi due anni dall’omicidio di Massimiliano ed è necessario che la magistratura arrivi ad una conclusione dell’inchiesta”.

Dopo aver ribadito la mancanza di prevenzione sul territorio “non ci sono ancora garanzie per i cittadini, per i politici e gli imprenditori”. Costantino conclude criticando l’intervento del ministro Amato “che ha evidenziato la crescita della ‘ndrangheta in Calabria ma poi ci ritroviamo senza strategie concrete e senza che la Procura di Locri sia stata integrata nel proprio organico”.

Dall’Ufficio di Presidenza della “Casa della Legalità” di Genova giunge infine una nota di solidarietà:”Liliana non è sola, …non esiste limite di tempo o di libertà per chiedere verità e giustizia”.

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