Discarica tossica di Masone, la Regione dice di no sapere

scritto da Corriere Mercantile il .

 MASONE, PARLA L’ASSESSORE ZUNINO.
La discarica fantasma
«La Regione non sapeva è ora di intervenire»

Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi, presenta un’interpellanza urgente e critica il sindaco di Masone, Livio Ravera: «Doveva muoversi senza aspettare che qualcun altro segnalasse ufficialmente pericoli per la popolazione»

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nche in Regione nessuno, almeno ufficialmente, ha mai saputo dell’esistenza dell’immensa pattumiera di rifiuti (soprattutto ospedalieri) dei Piani di Masone sulla quale ora indaga la Digos e la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. «Ho chiesto ai dirigenti dell’Arpal di verificare – dice l’assessore all’Ambiente Franco Zunino, Rifondazione -. Ai nostri uffici non è mai giunta alcuna segnalazione. Anche si tratta di un sito attivo negli anni Sessanta una traccia della sua esistenza avrebbe dovuto rimanere. Sembra incredibile che nessuno in tutto questo tempo abbia informato la Regione. Ma dagli elementi in mio possesso pare che sia andata proprio così. Adesso stiamo valutando come intervenire d’intesa con il comune di Masone e la Provincia per accertare al più presto cosa c’è là sotto e procedere così agli interventi di bonifica. Mettiamo a disposizione mezzi e personale».
In attesa che qualcuno faccia un salto ai Piani di Masone, Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi, in Consiglio regionale, va giù dura. «Ho presentato un’interpellanza per sapere se la Regione era informata dell’esistenza di quella discarica - dice -Ritengo la situazione molto grave. Non c’è più tempo da perdere. Al di là delle eventuali conseguenze sul fronte penale dell’inchiesta della Procura bisogna accertare subito cosa è stato interrato sotto quei terreni e quali pericoli esistono per la popolazione».

Cristina Morelli poi critica il sindaco di Masone, Livio Ravera, che al nostro giornale aveva confermato l’esistenza di quella discarica abusiva specificando però che nel corso dei decenni nessuna autorità sanitaria o di polizia aveva segnalato pericoli sul fronte ambientale. Insomma tutti lo sapevano... «Il sindaco avrebbe dovuto intervenire direttamente di sua iniziativa – commenta Cristina Morelli – senza aspettare che fossero gli altri a fare il primo passo. Il sindaco, lo ricordo, è un’autorità sanitaria».
[a. f.]

LA PROCURA HA APERTO UN’INCHIESTA.
Le indagini della Digos: acquisita una perizia, ascoltati due testimoni
Il terreno, una superficie di trenta ettari, è di proprietà del marchese Giacomo Cattaneo Adorno latitante da tre anni
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l fascicolo è sul tavolo del sostituto procuratore Gabriella Marino che l’ha ricevuto dall’“aggiunto” Mario Morisani, responsabile del pool di pm specializzati nei reai ambientali. Nella prima relazione inviata in Procura dagli investigatori della Digos compaiono anche le conclusioni di una perizia eseguita nell’ottobre del 2004 e commissionata da Maurizio Pagliarini, 46 anni, l’imprenditore che da cinque anni ha preso in affitto i trenta ettari della Cascina dei Piani di Masone di proprietà del marchese Giacomo Cattaneo Adorno (latitante).L’esame è stato eseguito dal chimico torinese, Romano Calvillo. Nel corso dei vari sopralluoghi il professionista ha rilevato che «dal punto di vista ambientale la zona non avrebbe mai potuto essere utilizzata come ricettore di rifiuti di qualsiasi genere essi siano».La perizia è stata condotta attraverso l’effettuazione di cinque “pozzetti esplorativi” di un metro di profondità in altrettante zone diverse della proprietà. Nel corso delle prime indagini la Digos ha verbalizzato le testimonianze di Maurizio Pagliarini e di una donna di 46 anni di Cremolino che nel 1996 firmò un contratto di affitto per l’utilizzo dei trenta ettari della Cascina ad uso agrituristico. Fu lei ad accorgersi che dal terreno affioravano rifiuti soprattutto ospedalieri. Di qui la causa contro il marchese Giacomo Cattaneo Adorno vinta, recentemente, anche in appello.Dovrà risarcirla di una cifra di poco inferiore ai 500 mila euro.
[a. f.] 

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