Maxi Inchiesta sulla clonazione bancomat e carte di credito

scritto da Il Secolo XIX il .

TRUFFE – Conclusa la maxi inchiesta sulla clonazione delle carte di credito. Otto arresti e 25 denunce. Le attività rischiano la chiusura o la revoca della licenza.


Rubavano i codici bancomat dei clienti nei guai dodici commercianti genovesi

 

La rete di negozianti clonatori adesso è completa. Sgominata la gang dell’ingegnere calabrese, il genio informatico di Crotone, e i suoi cinque collaboratori arrestati a febbraio, capaci di duplicare in serie carte di credito e bancomat a migliaia, la Guardia di Finanza ha individuato l’intera organizzazione dei commercianti e dei commessi che rappresentavano il loro terminale.

Sono i titolari di due videoteche e di una rivendita di cellulari, un benzinaio, quattro negozianti di abbigliamento, un gioielliere (l’elenco è riportato a seguito, ndt). E si aggiungono a quelli individuati all’inizio dell’inchiesta: il punto vendita “Essenza”, il fulcro dell’organizzazione, nel centro commerciale della Fiumara, un benzinaio di Sestri, almeno tre esercizi della riviera genovese di ponente e un night club di Sampierdarena. Tenevano vicino alla cassa degli skimmer, dispositivi per il pagamento con carta di credito, con una memoria elettronica modificata e programmata per immagazzinare i codici segreti dei badge. Ogni pagamento era un numero di serie in più da riversare all’organizzazione. Non solo. Gli apparecchi erano anche a disposizione della gang per spremere il più possibile le carte duplicate, eseguendo false transazioni.

E’ l’esito finale dell’inchiesta partita un anno e mezzo fa dalla caccia a un organizzazione di falsari che aveva messo in circolo quantità enormi di euro fasulli. Il giro delle carte di credito, secondo quanto appurato dal Nucleo provinciale della Guardia di Finanza, serviva ad alimentare l’acquisto di cospicue partite di banconote appena sfornate dalla tipografia clandestina. A tessere le fila era l’ingegnere, al secolo Francesco Lo Monaco, 40 anni: da Cirò Marina (Crotone) gestiva il flusso dei codici segreti attraverso un sito internet. Tra le sue attività parallele c’era anche quella del fishing: con un falso sito delle poste italiane carpiva via e-mail a ignari frequentatori della rete gli estremi dei conti correnti e le password per avere accesso ai risparmi. Trentacinque le perquisizioni eseguite in tutta Italia, di cui 21 a Genova e Chiavari, una a San Remo, 2 a Finale Ligure, per citare quelle in Liguria. Undici commercianti denunciati che rischiano la revoca della licenza, dieci i dipendenti dei negozi finiti nei guai.

AI vertici del gruppo oltre all’ingegnere, due genovesi: Luca Grassi, 40 anni, di Leivi, a Chiavari, in Gran Bretagna nei guai per la falsificazione di permessi di soggiorno in favore di un giro internazionale di prostitute; e Enrico Fustinoni, residente a Genova, di 35 anni, che teneva contatti con Spagna e Francia. Mirna Valesi, anche arrestata, si adoperava per contattare nei negozi i commessi o i gestori disponibili a truffare i clienti. Tra gli arrestati, il titolare di una piccola catena di negozi di ceramiche e arredi per bagno di Alberga (Savona), Fabio Fioravanti, che aveva punti vendita in Liguria e a Milano. Le accuse per i componenti della rete vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla clonazione di carte di credito e bancomat, alla ricettazione, alla frode informatica e al falso.

L’operazione ha portato anche al sequestro di falsi titoli bancari, per un ammontare di 500mila euro, dello stesso tipo già usato per ottenere false fideiussioni bancarie da parte di società calcistiche.

 

 

L’ELENCO
I negozianti coinvolti

Eseguivano anche transazioni fasulle con le carte di credito clonate i negozianti denunciati per la loro complicità con la banda dei falsificatori sgominata dalla Guardia di Finanza di Genova. Era il compenso per l’attività di captazione e immagazzinamento dei codici segreti dei loro clienti: incassavano il denaro e rivendevano in nero la merce, assicurandosi un doppio guadagno. Era solo uno dei sistemi truffaldini sperimentati dai venticinque tra commercianti e commessi finiti nei guai: dodici a Genova, gli altri a Imperia, Alberga, Savona e Chiavari. I codici venivano usati per replicare le carte ed eseguire prelievi ovunque ai bancomat dei Paesi dell’Unione Europea. Un giro di affari milionario per acquistare le partite di euro falsi, il core business dell’organizzazione. Ecco tutti gli esercizi commerciali coinvolti e perquisiti nei giorni scorsi a Genova: una videoteca sita in Piazza Piccapietra; un distributore di carburanti sito in via De Marini; un negozio di abbigliamento sito in via Portici dell’Accademia; un negozio di abbigliamento sito in via San Luca; un negozio di cellulari sito in via Brigata Liguria.

Una videoteca sita in Piazza della Vittoria; due negozi di abbigliamento siti in via San Lorenzo; un negozio di abbigliamento e una gioielleria nel complesso commerciale Fiumara; e un negozio di abbigliamento sito in Piazza Brignole.

 

I RETROSCENA

Pagamenti in badge falsi per i commessi complici

Anche il negoziante infedele aveva un prezzo: centocinquanta euro a badge, o una carta clonata a disposizione ogni dieci codici carpiti. Soldi contanti, generalmente preferiti dai buoni commercianti. Oppure la possibilità di fare prelievi o acquisti a sbafo, alla faccia dei propri clienti. Sono alcuni dei retroscena contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto dei sei della banda dei clonatori e alla perquisizione di ventuno negozi in provincia di Genova. Lo skimmer modificato, secondo il tariffario scoperto dalla Finanza, poteva costare fino a seimila euro.

Hai visto quel film l’altro ieri in tv? Persino i film fanno come noi. Non è difficile. Si compiacciono gli appartenenti alla banda dei clonatori di carte di credito. Si legge nella trascrizione delle intercettazioni, raccolte dagli investigatori delle Fiamme gialle. Si legge in una telefonata di Mirna Valesi, 34 anni, (che lavora in una casa di cura del ponente) del 9 giugno 2005: Hai visto il film di avantieri che hanno fatto su Canale 5? C’era una tipa che ha preso una carta della “ conference”, uguale alla nostra, identica, uguale, uguale, uguale. Ho detto persino i film l fanno non è difficile… I clienti ai quali carpire i codici del bancomat e della carta di credito sono chiamati turisti. In una telefonata del 22 giugno parlano Fabio Fioravanti, 39 anni, (imprenditore titolare di una società di macchine per ufficio) e Luca Grassi, 38 anni: Stiamo andando avanti piano perché i turisti arriveranno. Grassi: Ho capito, ma su che numero siamo di foto? Fioravanti: Eh, poche, dieci quindici non di più. Grassi : Sì, dobbiamo premere il piede sull’acceleratore. Fioravanti: Non dipende da me ma dai turisti che vengono. Grassi: Appena scarichiamo, andiamo a Budapest. Appena collezionato un numero sufficiente di codici un membro dell’organizzazione partiva per monetizzare il tutto, prelevando denaro in contanti agli sportelli di tutta Europa o comprando con le carte clonate. L’uso di una carta è possibile per un certo numero di giorni fino a che il titolare non se ne accorge e le blocca: Finchè va avanti quella cosa lì io batto il chiodo. Se va avanti un mese sto fuori un mese. La media sono nove giorni. Però ce n’è una (carta) che ha pagato anche undici. So quando parto ma non quando torno e sto allungando le medie arrivo anche a dodici, tredici, quattordici.

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