Le nigeriane ridotte in schiavitù

scritto da Repubblica il .

Minorenni segregate nel Centro Storico e Sampierdarena per la farle prostituire, tredici arresti

Aborti, rito voodo e violenze

Le nigeriane ridotte in schiavitù

di Stefano Origine

 

Si cercano i farmacisti e i ginecologi che collaboravano con la gang in cambio di forti somme di denaro e prestazioni sessuali

 

Donne ridotte in schiavitù, segregate in stanzette senza cibo e acqua, costrette ad abortire negli scantinati del Centro Storico e a Sampierdarena, riti voodo, un giro clandestino di farmaci e ricette false per interrompere le gravidanze. Anche per la Polizia è stato difficile portare alla luce questa storia dell’altro mondo, cancellare la paura di molte ragazze nigeriane e spingerle a denunciare gli sfruttatori. L’operazione “Athens” della Sezione criminalità extracomunitaria e prostituzione, una costola dalla Squadra Mobile, con tredici arresti ha permesso di sgominare un organizzazione che “importava” a Genova, ma anche in Piemonte, Lazio, Emilia e Sardegna e addirittura in Francia, Spagna e Danimarca, merce umana. Ragazze, soprattutto minorenni, rapite nei villaggi della Nigeria e vendute per pochi dollari a uomini senza scrupoli, che le obbligavano a prostituirsi. Ma sta portando scoperchiando una tresca tra sfruttatori, farmacisti, ginecologi e proprietari di “bassi” nel Centro Storico. La Polizia ha raccolto le prove che gli sfruttatori costringevano ad abortire le ragazze con un farmaco, il “Cytotec”, (un gastro-protettore in grado di procurare, se assunto in forte dosi, violente contrazioni uterine) che riuscivano ad avere senza ricetta grazie ad alcuni farmacisti e medici compiacenti che in cambio ricevevano forti somme di denaro o prestazioni sessuali. Ora la Polizia sta verificando quante scatole di questi farmaci sono state vendute con dei controlli incrociati sui registri e i registratori di cassa.
Gli aborti fino al quarto mese di gravidanza venivano praticati in stanzette di pochi metri quadrati in via Fillak a Sampierdarena, in vico Untoria e vico Angeli. Quattro mini appartamenti, affittati senza contratto per 800-1000 euro al mese, dove venivano anche ricevuti i clienti. I proprietari sono stati tutti denunciati e gli immobili posti sotto sequestro. Per interrompere le gravidanze, oltre al quarto mese, le ragazze invece venivano portate in ambulatori clandestini in campania. “Ci sono stati casi – raccontano gli Agenti – in cui le ragazze hanno rischiato la vita per emorragie devastanti. Forse per pietà, ma pensiamo, per non perdere un “bene”, gli sfruttatori le abbandonavano davanti agli ospedali. Un ginecologo ci ha raccontato che una ragazza ha avuto lesioni così gravi all’utero, che non potrà più avere figli”. Per provocare le contrazioni che portano all’aborto, occorre una minima quantità di questo farmaco. Quando le contrazioni non arrivavano, allora gli sfruttatori obbligavano le ragazze a bere dell’acido. “Una ragazza, Giulia, ci ha raccontato che si è sentita male e ha vomitato. Quando quell’intruglio è finito sul tappeto, l’ha bruciato…”, racconta il vice-Questore Maria Teresa Canessa. E se i farmaci e pozioni non bastavano, allora si ricorreva ad altri metodi brutali. “L’uso degli spilloni era normale come i calci e le bastonate in pancia”. I riti voodo servivano per assoggettare psicologicamente le ragazze ribelli che non volevano pagare il debito con l’organizzazione che l’aveva portate in Italia (anche 60.000 euro). “Bastavano una bambola con le mani spezzate, qualche intruglio di capelli, unghie e pomate, un po di polvere e una preghiera per trasformarle in agnelline”.


 

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