Allarme Gdf Genova - “L’usura si arma e usa mezzi mafiosi”

scritto da Il Secolo XIX il .



CRIMINALITA’
La Guardia di Finanza rilancia l’allarme: finora a prevalso l’omertà, le vittime devono trovare il coraggio di denunciare gli strozzini.

“L’usura si arma e usa mezzi mafiosi”

Due incensurati arrestati per aver prestato denaro con interessi altissimi a imprenditori del centro

”Sono armati e agiscono con mezzi mafiosi”. Il generale della Guardia di Finanza Walter Peruzzo si fa serio, dopo aver snocciolato con orgoglio i risultati di un anno di indagini, in occasione della Festa del corpo, per il 232° anniversario della fondazione. Gli usurai ci sono, a dispetto di chi ne parla come di un fenomeno marginale. E sono un terminale della criminalità organizzata, uno dei core-business della ‘ndrangheta dei calabresi, che è presente in città con famiglie influenti e ben radicate negli affari della droga e prostituzione.

Lo conferma l’ultima indagine, condotta dal sostituto procuratore Andrea Canciani e affidata agli investigatori del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria, agli ordini del maggiore Antonio Del Gaizo. Due persone sono state arrestate in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari: S.E., 35 anni, residente a San Quirico in Valpolcevera, e S.C., 42 anni, di Teglia, incensurati, accusati di aver concesso prestiti a usura a due imprenditori nel centro di Genova, costringendoli a vendere immobili e a cedere quote della loro società, per pagare interessi senza fondo. Un terzo personaggio, S.T., tirato in ballo nelle intercettazioni dai membri della gang è stato arrestato perché trovato in possesso di due pistole con la matricola a Brasa. Con quelle avrebbe contribuito a intimorire chi, per una ragione o per l’altra, ritardava i pagamenti degli interessi. Un’altra decina di persone è indagata per concorso in usura. Tredici le perquisizioni domiciliari eseguite nei giorni scorsi.

L’organizzazione operava nel capoluogo ligure e forniva prestiti con la copertura di due imprese edili, a spiegato il generale Peruzzo alzando il velo solo parzialmente su un’indagine ancora in corso, dagli esiti impossibili da prevedere: “ne parlo perché le vittime degli strozzini si facciano forza ed escano allo scoperto. Finora, devo ammettere, la logica dell’omertà a prevalso”. Quando gli imprenditori taglieggiati hanno collaborato con coraggio, la giustizia è andata velocemente fino in fondo, come dimostra l’inchiesta condotta dai Carabinieri del Ros di Genova, il Raggruppamento Operazioni Speciali, di cui si parla nell’articolo a fianco.

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, gli usurai in questione  si rivolgevano principalmente a commercianti e artigiani, come gestioni di ristoranti e titolari di officine meccaniche proprie perché nel caso in cui non fosse stata restituita la loro somma prestata, spesso anche con tassi d’interesse superiore al 500%, avrebbe potuto rivalersi sulle aziende degli “insolventi”.

La banda contaa su una rete di persone che avevano il ruolo di “riscossori”, e che spesso si presentavano armati ad esigere il loro dovuto o ad intimidire le loro vittime; e su alcuni presta nome ai quali erano stati intestati i conti correnti bancari su cui confluivano le somme rastrellate dalle vittime degli strozzini.

“Il fenomeno dell’usura attestato in fascia F sulla base dei dati Istat che stima la distribuzione geografica della vulnerabilità per il rischio di usura nelle province italiane – ha spiegato il generale Peruzzo – non sembrerebbe diffuso nelle province liguri e nello scorso 2005 i dati si sono mantenuti pressoché stabili rispetto al passato, fatta eccezione per quelli di carattere estorsivo che hanno registrato un lieve rialzo. Tuttavia la conclusione di alcuni servizi e l’attività posta in essere fa emergere una realtà diversa – ha sottolineato il Comandante delle Fiamme Gialle – soprattutto per quanto riguarda l’usura, l’attività informativa risulta fortemente condizionata, in negativo, dalla omertà delle vittime che dimostrano una scarsissima propensione alla collaborazione con la Polizia Giudiziaria.

Graziano Cetara

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