Valpolcevera - “Sequestrare tutti i beni degli usurai”

scritto da Il Secolo XIX il .

IL PROCESSO – La richiesta contro otto imputati, accusati di avere investito in diverse attività con i proventi dello strozzinaggio in Valpolcevera

 “Sequestrare tutti i beni degli usurai”


Il piemme chiede la confisca di negozi, bar e ristoranti degli imputati: sigilli in attesa della sentenza definitiva


Pagheranno con le imprese che hanno messo in piedi negli anni, grazie agli interessi a usura imposti alle proprie vittime. Pagheranno con le case comprate con il crimine e usate a garanzia di mutui e prestiti, questa volta legali, ottenuti dalle banche per alimentare attività ufficiali: un’azienda di torrefazione, un bar, un ristorante, un negozio di abbigliamento. Se la richiesta del pubblico ministero Andrea Canciani sarà accolta dal giudice per l’udienza preliminare Silvia Carpanini, la banda degli strozzini della Valpolcevera, incastrata dai carabinieri del Ros a gennaio, si vedrà sequestrate case e attività commerciali, congelati i conti correnti. E se i tre gradi di giudizio porteranno a una condanna definitiva, dai sigilli si passerà alla confisca.
E’ la svolta alla quale si è arrivati ieri nell’udienza decisiva di fronte al gup. Il pubblico ministero, al momento di avanzare la sua proposta di condanna, ha estratto un dossier fresco di stampa, realizzato dagli investigatori del Raggruppamento operazioni speciali coordinati dal tenente colonnello Sandro Sandulli. Uno studio approfondito e dettagliato sul giro di affari legali, si potrebbe dire di ‘copertura’, che fanno capo agli otto indagati e ai familiari più stretti. Secondo l’accusa in queste imprese sono confluiti tra il 2002 e il 2005 gli euro sporchi, pretesi con la minaccia delle vittime dell’usura. Secondo la difesa sarebbero aziende di famiglia, messe in piedi con il sacrificio e completamente slegate da ogni ipotesi di reato.
Se sequestro ci sarà, il giudice nominerà un amministratore e negozi, bar, ristoranti, aziende continueranno a lavorare senza produrre profitti per i titolari: il tutto sarà congelato in attesa di una sentenza definitiva, pronto per essere restituito in caso di assoluzione, o usato come consentito dalla legge in caso di condanna.
Il pm Canciani ha chiesto il rinvio a giudizio per Domenico Magnoli, (assistito dall’avvocato Emanuele Lamberti) accusato di usura; e Luigi Rebolini (avvocato Stefano Savi), accusato anche di estorsione. Queste le richieste per gli altri imputati, a vario titolo per usura ed estorsione: Cosimo Gorizia, 6 anni; Giuseppe Gorizia, 3 anni (solo usura) entrambi difesi dall’avvocato Pietro Bugliolo; Silvio Criscino e Giuseppe Sofrà (legali Alessandro Sola, Francesco Valentino e Andrea Vernazza) entrambi 4 anni e 4 mesi; Giorgio Ghisu, 4 anni (legale Raffaella Multedo); e Stefano Boragine, 4 anni, (affiancato dall’avvocato Giuseppe Gallo). Per quest’ultimo non sono stati chiesti sequestri preventivi, essendo stato dimostrato, da un’indagine difensiva, che l’attribuzione alla fidanzata di Boragine di sette case è stato frutto di un errore anagrafico.
Il pm ha chiesto il sequestro e la successiva confisca di un’azienda di torrefazione, un bar, una latteria, un ristorante, di una decina di immobili e di 175 mila euro contenuti nei conti correnti a suo tempo sequestrati.
Il presupposto del provvedimento patrimoniale preventivo richiesto è che il valore delle attività risulta essere talmente sproporzionato al reddito dichiarato dagli imputati e dai rispettivi familiari, da far sospettare rappresenti il reinvestimento di denari incassati illecitamente.
Vittima degli usurai e prima accusatrice è un’imprenditrice della Valpolcevera, affiancata dall’avvocato Riccardo Caramello. A lei sono già stati riconosciuti come risarcimento extragiudiziale dei danni morali 12 mila euro da Criscino, 10 mila da Cosimo Gorizia, e da Sofrà le ultime due rate (8 mila euro) di una Mercedes, acquistata e per tre quarti già pagata.
Graziano Cetara

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