Rapina al narcotraffico, l'ombra della vendetta
Perquisito un sospettoRAPINA AL NARCOTICO, L’OMBRA DELLA VENDETTA
La vittima: “In balia di una gang senza scrupoli”
di Matteo INDICE
Lavorano anche i carabinieri del Ros, Raggruppamento operativo speciale, sulla rapina al narcotico avvenuta fra giovedì e ieri in via Purgatorio a Coronata, dove stavano dormendo madre e figlia da sole. E il coinvolgimento non è casuale, ma contempla l’ipotesi (tenuta in considerazione tanto quanto quella di una rapina “normale”) che il blitz rappresenti un’intimidazione nell’ambito di una complessa inchiesta sulla criminalità calabrese.
Due sono gli elementi che hanno complicato la vicenda. Il primo: il marito della donna stordita e rapinata (insieme a lei nell’abitazione si trovava la figlia), un commerciante di 58 anni, è stato arrestato a gennaio per usura insieme ad altre sette persone e fra un mese al Palazzo di Giustizia si terrà l’udienza preliminare durante la quale alcuni indagati potranno patteggiare, mentre per altri si profila la richiesta di rinvio a giudizio. Poi c’è un altro dettaglio, importante, su cui si potranno avere aggiornamenti più precisi oggi: ieri pomeriggio le forze dell’ordine hanno eseguito una lunga perquisizione nel garage di un calabrese residente nel ponente cittadino. Cercavano tute e torce, attrezzi tipici di chi a compiuto un’irruzione in una casa o forse la commissionata. Esistono elementi in comune con quanto avvenuto a Coronata? “No comment” è la risposta che trapela da ambienti investigativi, in attesa di sviluppi definiti imminenti. Nel frattempo A.M., la donna di 53 anni vittima dei banditi insieme alla figlia, ha accettato di ricostruire la sua disavventura fornendo una versione molto netta: “Non so cosa sarebbe successo – ricorda – se ci fossimo svegliate mentre i malviventi stavano entrando dalla finestra, impossibile come avrebbero reagito o cosa ci avrebbero fatto. Siamo state male tutto il giorno: nausea, giramento di testa, è chiaro che hanno spruzzato qualcosa. Collegamenti con l’arresto di mio marito? Nessuno, non credo proprio esistano analogie perché la storia che lo ha portato in carcere è da chiarire. Secondo me è entrata semplicemente in azione una gang di professionisti senza scrupoli consapevoli che la nostra villetta è l’unica della zona sprovvista di allarme”. A.M. parla con voce decisa, dopo due giornate pesanti, trascorse a relazionare la Polizia sui pochi dettagli che potrebbero dare impulso all’indagine sul campo. “Mi hanno spiegato che la tecnica è tipica delle bande di slavi: un foro nella persiana, gli infissi rimossi e l’intrusione. E’ gente del mestiere (il bottino complessivo è di 10.000 euro) poiché, prima di stordirci non hanno fatto il minimo rumore. Noi ci alziamo abbastanza presto e invece è stata mia figlia maggiore, rientrata al mattino, a notare tutte le stanze a soqquadro e a chiamarci”. Nel pomeriggio gli agenti della squadra volanti avevano recuperato l’auto, una Fiat Panda, che i rapinatori avevano usato per la fuga sottraendola direttamente dal giardino. “E’ un dato importante – prosegue A.M. – e speriamo possa rappresentare un buon punto di partenza”. E consapevole che i fatti di due giorni fa saranno collegati al vecchio arresto del compagno e non nasconde il dispiacere: “Lo hanno dipinto come un delinquente, ma lui si alzava tutte le mattine alle cinque per raggiungere Ovada, dove svolgiamo la nostra attività. E poi non dimentichiamo che altri colpi si sono registrati nelle stesse ore, a Coronata, secondo me è opera degli stessi banditi”.
Una rapina di professionisti o un’intimidazione dai retroscena più corposi: per polizia e carabinieri sono piste da battere con pari attenzione.