C’è una madre che non festeggia

scritto da Calabria Ora il .


 

C’è una madre che non festeggia
Liliana Carbone nel corteo con la foto del figlio assassinato.

LOCRI
L’altro primo maggio, che non lascia spazio a festeggiamenti e slogan, è quello della signora Liliana, una madre di Locri che chiede giustizia. Suo figlio, Massimiliano Carbone, era il presidente della Cooperativa “Arcobaleno” ed è stato ucciso il 17 settembre del 2004. Ha appesa al collo la foto della vittima e, nel dare sfogo alla propria rabbia, ringrazia tutti quelli che per qualche minuto si fermano ad ascoltarla: “Io conosco la verità sulla morte di Massimiliano, la quale era stata preannunciata da una larga parte dei cittadini di questa città. Qui si può morire perché si è amabili e laboriosi. Lo guardi mio figlio: non ha offeso, né umiliato alcuno, eppure questa città sembra giustificare la sua morte. Alcuni professionisti locali non sono venuti al funerale perché amici d’infanzia dell’unica persona indiziata, il cui nome ho immediatamente indicato agli inquirenti, nei sei giorni di autentica crocifissione passati da mio figlio all’ospedale. Non è stato solo un proiettile calibro 12 ad ucciderlo sotto casa, ma la pusillanimità di tanti. Mio figlio è stato il primo “ragazzo di Locri”, che scelse di rimanere a lavorare qua con un fucile piantato addosso. Io ho fatto il nome di chi avrebbe potuto trarre vantaggio dall’omicidio di Massimiliano ed anche il movente, fornendo altresì le prove. A tutt’oggi – continua la madre di Massimiliano – non è pervenuta nemmeno la perizia autoptica e sono passati 19 mesi. Il prefetto mi ha promesso verità è giustizia, ma non basta. Io le aspetto dalla città, che ha fornito giustificazioni ed alibi a questo individuo. Massimiliano lascia un bambino di sette anni: è per lui che combatto. Io non ho diritto alla giustizia: ho il dovere di chiedere giustizia”.
g.l.a. 

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