Mi figlio Massimiliano, ucciso due volte

scritto da Gazzetta del sud il .


LOCRI - Il Primo Maggio di Liliana Carbone, maestra elementare e madre coraggio in attesa di giustizia: “Ma ho ancora fiducia”

Mi figlio Massimiliano, ucciso due volte

“L’assassino si è nascosto dietro un muro, e tanta gente continua a giustificarlo”

di Giuseppe Tumino

Reggio Calabria – Tra i tanti colori che hanno allietato la manifestazione nazionale tenuta a Locri dalla triplice sindacale in occasione del Primo Maggio, ve n’é uno che nessuno riuscirà forse mai a comporre su nessuna tavolozza: è quello del dolore, della disperazione, della rabbia, della sete di verità e di giustizia, del sentimento di impotenza di fronte a ciò che l’uomo, invece, dovrebbe poter facilmente dominare.
E’ il colore con cui lunedì scorso, giorno della festa del lavoro, appare dipinta l’atmosfera che regna attorno alla signora Liliana Esposito Carbone, donna gracile ma determinata, provata dal dolore più grande che una madre possa subire, ma tutt’altro che rassegnata. Madri coraggio, si usano chiamare quelle come lei: e nessuna espressione, nel conoscerla, ci è mai sembrata tanto appropriata.
Sono da poco passate le 10 del mattino. Dopo l’incontro dei Sindaci della Locride con i tre leader nazionali di CGIL-CISL-UIL, Epifani, Bonanni ed Angeletti, da palazzo Nieddu – Del Rio ci si dirige verso viale Matteotti dove è previsto il raduno degli oltre ventimila partecipanti al corteo del Primo Maggio. Alla fine di Corso Vittorio Emanuele, la signora Liliana, da sola, ha celebrato il suo personale Primo Maggio, per rendere testimonianza della sua sete di giustizia.
Maestra elementare in una scuola di Locri, la signora Liliana Esposito è la mamma di Massimiliano Carbone, un giovane imprenditore caduto nell’agguato di un killer solitario la sera del 17 settembre del 2004 mentre rientrava alla sua abitazione, nei pressi del campo sportivo e morto in ospedale una settimana più tardi. Presidente della cooperativa di servizi “Arcobaleno”, Massimiliano, 30 anni, quella sera venne colpito a tradimento da un assassino al quale oggi, a distanza di 20 mesi, la giustizia non ha ancora ufficialmente dato un nome.
La signora Carbone reggeva un cartello su cui ha incollato una foto di suo figlio Massimiliano; accanto a questa, una scritta: “Un ragazzo di Locri, I Maggio 2006, 590 giorni dopo, il suo assassino  libero”. Intorno a lei c’erano i ragazzi de “La Gurfata”, un gruppo di animazione della Locride e alcuni esponenti della “Casa della Legalità”, giunti appositamente da Genova per istituire a Locri una sede del loro sodalizio presso i locali della comunità Mistya.

Liliana Carbone col suo gesto intende “richiamare l’attenzione – ci dice – di quella parte di Locri che aveva “annunciato” e ha addirittura giustificato la morte violenta di mio figlio, e che nell’ipocrisia e nel falso riserbo non si prende carico dell’eredità morale che Massimiliano ha lasciato”.
Sa benissimo, e del resto lo desidera  anche lei, che la città vuole risalire la china, chiede di scrollarsi di dosso il pesante fardello che si porta sulle spalle per colpa di una minoranza. Sa altrettanto bene, però, che spesso per far sentire la propria voce bisogna “approfittare” di quei momenti, di quelle circostanze particolari grazie alle quali i riflettori vengono accesi su persone e cose. Un altro genitore, Mario Congiusta, qualche settimana fa, a pochi giorni dalle elezioni politiche, aveva manifestato pubblicamente a Sidereno perché venisse dato un nome e un volto al killer del figlio Gianluca, assassinato il 24 maggio del 2005.
”Ho fiducia nel Prefetto De Sena – continua Liliana Esposito – una persona della quale ho potuto apprezzare la straordinaria lealtà e che mi ha in parte rasserenata sull’impegno inesausto di magistratura e forze dell’ordine non solo sull’omicidio di mio figlio, ma anche su tutte le altre vicende che insanguinano la nostra terra. Non ci sono morti ammazzati di serie A e di serie B, mi ha detto il Prefetto: e io gli credo”.
”L’assassino di mio figlio – conclude la maestra Liliana – si è nascosto dietro un muro di un metro e mezzo e oggi si nasconde dietro una maschera di ipocrisia e falso perbenismo, nell’acquiescenza di troppe persone che considerano me un infame per averlo, da subito, indicato con nome, cognome e movente. Un delitto non di mafia ma di chiara mentalità mafiosa, maturato e “giustificato” nella maldicenza e nel mormorio”.
E se non è coraggio questo…



Un solo colpo di fucile, sparato alle spalle

Antonello Lupis

LOCRI – Un solo colpo di fucile da caccia calibro 12 caricato a pallettoni. Sparato, tra l'altro, dal killer da una distanza di oltre dieci metri e, vigliaccamente, alle spalle. Così, a novembre del 2004, è stato assassinato a Locri il giovane Massimiliano Carbone, 30 anni, incensurato, responsabile della cooperativa "Arcobaleno Multiservice".

L'agguato all'intraprendente imprenditore locrese scattò nella tarda serata di venerdì 17 novembre del 2004 mentre Carbone, dopo aver disputato insieme agli amici, com'era solito fare, una partita di calcetto, stava rincasando. Il giovane, stimato e ben voluto da tutti, dopo aver parcheggiato la sua autovettura si stava accingendo ad aprire il portone della sua abitazione, in via Cusmano, non lontano dalla stadio comunale locrese, quando all'improvviso un sicario appostato dietro un muretto alto circa un metro e mezzo gli esplose alle spalle un colpo di fucile calibro 12 caricato a pallettoni.

La "rosa" dei pallettoni raggiunse la vittima in più punti del corpo e in particolare l'arteria femorale. Subito soccorso dal fratello, Massimiliano Carbone fu trasportato all'ospedale di Locri e sottoposto d'urgenza a un delicato e lunghissimo intervento chirurgico: il molto sangue perduto gli aveva infatti causato una terribile emorragia A distanza di una settimana dall'agguato, e nonostante le cure dei sanitari, il cuore di Massimiliano Carbone cessò di battere alle prime luci dell'alba di venerdì 24 novembre 2004.

Il solitario killer, a distanza di quasi 20 mesi dal delitto, è ancora senza volto, come è purtroppo la regola nella maggior parte dei 29 omicidi commessi nella Locride negli ultimi 18 mesi.

 

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