Vibo - «Calunnie e denigrazioni sulla Procura»

scritto da Gazzetta del sud il .

Terremoto giudiziario  Il dott. Alfredo Laudonio affida agli avvocati Anello e Proto un comunicato attraverso il quale respinge gli attacchi

«Calunnie e denigrazioni sulla Procura»

Il magistrato spiega che tutte le inchieste antimafia sono nate nel suo ufficio e poi trasferite per competenza

di Nicola Lopreiato


Il silenzio è durato diciassette giorni. Ma alla fine il procuratore della Repubblica Alfredo Laudonio, contrariamente al suo modo di agire improntato alla rigida regola del "lavorare in silenzio", ha deciso di prendere posizione. Di scendere in campo a difesa della magistratura, degli uffici giudiziari e di tutti coloro che insieme a lui operano nel rispetto della legalità.

Così ha affidato il compito di sintetizzare i fatti agli avvocati Bruno Anello e Pietro Proto i quali affermano: «I reiterati attacchi, condotti anche attraverso gli organi d'informazione, a settori della magistratura vibonese hanno raggiunto il culmine con la denigrazione e la criminalizzazione degli uffici giudiziari e di singoli magistrati attraverso una consapevole mistificazione della realtà». Il riferimento degli avvocati, ovviamente, è tutto rivolto al recente terremoto giudiziario scaturito dall'operazione "Dinasty 2" coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Salerno che ha portato, tra gli altri, all'arresto del giudice Patrizia Pasquin.

E proprio per il coinvolgimento di un giudice l'inchiesta, nata negli uffici della Procura di Vibo, è stata trasferita ai magistrati di Salerno, competenti per territorio.

Gli avvocati Proto e Anello aggiungono inoltre: «È falso, infatti, che le principali indagini contro la criminalità organizzata di cui si parla siano derivate da fascicoli "archiviati" presso la Procura di Vibo, al contrario "Decollo", "Dinasty", "Flash", l'estorsione in danno di Ceravolo, in parte "Odissea", l'usura in danno di Scriva ed altri ancora sono originati tutti da procedimenti iniziati dalla Procura di Vibo e da questa trasmessi alla Dda già in fase di completa o avanzata istruzione, in formale accordo con la Procura generale, la procura nazionale antimafia e la Dda medesima. Il resto del lavoro, impossibile da elencare anche per sintesi, da "Martiri d'Ungheria" a "Tuono", da "Miranda" a "Ricatto", fa parte del notorio».

I due legali vibonesi, poi ribadiscono: «È falsa l'attribuzione di responsabilità alla Procura di Vibo e al procuratore per la concessione di permessi o per la restituzione di beni a sorvegliati speciali, come confermato, da ultimo, dalle stesse notizie stampa fornite dal procuratore di Salerno. È falso ancora che non sia stata esercitata vigilanza e che non siano state date tempestive notizie a tutti i competenti organi. È vero, invece, che il processo "Dinasty 2 - do ut des" ha avuto origine, sebbene mai evidenziato, da atti compiuti e dall'indagine iniziata proprio dalla Procura di Vibo fin dal 2003, trasmessa nello stesso anno a Salerno per competenza e proseguita, poi, anche nell'ambito di specifiche deleghe, dal procuratore Laudonio. Tutto ciò – aggiungono gli avvocati Anello e Proto – è stato ampiamente documentato non solo negli atti, ma anche da organi di informazione, per chiunque voglia accedere alla verità, che spesso oggi è travisata o dimenticata.

Il resto, che viene quotidianamente ammannito, è stato ritenuto assolutamente infondato dai giudici di Salerno dopo anni di penetranti indagini ed è in ogni caso frutto di illecita divulgazione, sulla quale altri giudici dovranno pronunciarsi».

Sulla decisione da parte del capo della Procura di intervenire sulla vicenda i due avvocati aggiungono: «Il dott. Laudonio ha, sino ad ora, scelto di non intervenire per la convinzione che la giustizia vada esercitata nei luoghi deputati e non impropriamente manipolata nelle piazze, ma avverte, oggi, il dovere di arginare questa campagna denigratoria che, nell'inspiegabile tentativo di delegittimare indistintamente tutti i magistrati, priva i cittadini di un bene eccezionale, cioè il diritto di rivolgersi serenamente alle istituzioni e di confidare in esse».

Da qui la decisione da parte del procuratore Laudonio e dei suoi legali di avviare «le necessarie azioni per la tutela in ogni competente sede nei confronti di tutti i responsabili dei diffamatori attacchi perpetrati anche contro la sua persona».

Infine, un appello agli organi d'informazione affinché contribuiscano in maniera consapevolmente responsabile, nell'interesse della collettività, alla limpida e completa divulgazione dei fatti.

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