Locri - Prefetto De Sena: mafia è radicata nelle istituzioni
Locri Parole dure del prefetto De Sena all'incontro-dibattito organizzato dal Rotary Club
La mafia è radicata nelle istituzioni
E basta con l'assistenzialismo arrogante
di Antonio Condò
«C'è troppa richiesta, talvolta arrogante, di assistenzialismo. Dovremmo fare tutti un'autocritica concreta. Le pubbliche amministrazioni spesso hanno creato sfiducia, quella "zona grigia" tra mafia e persone perbene. Dovrebbero distribuire legalità, non pietirla; bisogna quindi creare un nuovo itinerario di recupero dei consensi». Lo ha detto il prefetto di Luigi De Sena, intervenendo a un incontro dibattito sui temi della legalità organizzato dal Rotary Club di Locri. All'incontro-dibattito su "Legge, legalità, Locride" ha partecipato un numeroso pubblico composto da rappresentati del mondo politico-istituzionale, scolastico, associazionistico ed imprenditoriale ed alcuni familiari di vittime della criminalità.
Aprendo i lavori, il presidente del Rotary, Salvatore D'Agostino, ha evidenziato che «nella Locride manca la politica; i diritti elementari sono ancora oggi oggetto di discussione e v'è necessità di un rinascimento culturale e sociale». E lo studente Antonio Esposito, rappresentante del forum "Fo.Re.Ver." ha aggiunto che «è necessario snellire i tempi della magistratura e avere un controllo più forte del territorio. La cultura chiede coraggio e non silenzi, perché il silenzio uccide». «La legalità non è solo osservanza delle regole, anche se serve, è un fatto importante, ma da solo non basta: necessita infatti di tensione etica», ha sottolineato don Vincenzo Ruggiero, procancelliere della Diocesi di Locri-Gerace intervenuto su delega del vescovo mons. Bregantini. «Etica e politica vadano di pari passo», ha ribadito
È seguito l'intervento di Domenico Bova, ex deputato dei Ds ed ex componente della Commissione parlamentare antimafia per il quale «la politica dev'essere trasparente; non serve militarizzare il territorio»; durante la campagna elettorale va fatta «un'opera di "verifica" dei candidati». «Smettiamola con gli alibi», ha tuonato Giacomo Saccomanno, avvocato, ex sindaco di Rosarno, per il quale la «mafia è un fenomeno radicato in certe famiglie e non è risolvibile col pentito di turno; la mafia si nasconde dietro professionisti e uomini dello Stato e sono troppo lunghi i tempi per la confisca dei patrimoni illeciti».
«Quali messaggi si inviano dalla Calabria?», si è chiesto il superprefetto De Sena. «Lo Stato è presente, ma qui si disconoscono i fatti», ha aggiunto, sottolineando di parlare «da meridionale e da meridionalista. Qui al Sud siamo capaci di "negativizzare" anche i fatti positivi. I meridionali sono individualisti affetti da pessimismo atavico. Bisogna creare la cultura della prevenzione ed i risultati ci saranno, alcuni ci sono già, se ci si rende conto che le pubbliche amministrazioni compiono un cammino diverso; ciò avverrà quando da loro verranno messe al bando quattro categorie: gli irresponsabili, gli incompetenti, gli incapaci ed i nullafacenti».
Sono seguiti gli interventi del sindaco di Locri, Francesco Macrì, («c'è bisogno di una nuova progettualità, bisogna investire nella scolarizzazione»), di Mario Congiusta, padre di Gianluca, il giovane imprenditore sidernese assassinato lo scorso anno; di Maria Grazia Messineo studentessa, del Movimento "E adesso ammazzateci tutti" («Si prendano tutte le misure preventive per mandare a casa "gli onorevoli" della mafia: è inconcepibile che certe persone ci rappresentino»).
Hanno concluso i lavori Angela Napoli, parlamentare di An, e il sen. Giuseppe Valentino, ex sottosegretario alla giustizia.