A Catanzaro la Procura dichiara guerra ai reati ambientali

scritto da Gazzetta del sud il .


A Catanzaro la Procura dichiara guerra ai reati ambientali, crea una task force anti inquinamento e punta il dito contro gli amministratori "distratti"

Sequestrate cinque aziende, terreni e camion per un valore di 100 mln

di Betty Calabretta


La Procura di Catanzaro dichiara guerra ai reati ambientali e "usa il bisturi" intervenendo con atti concreti. Cinque insediamenti industriali (le aziende Seteco srl, Cos.Ma srl, Senese, Geim e Mdn) ubicati nel capoluogo e nei paesi limitrofi, terreni per 120 mila metri quadrati e otto camion, per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro, sono stati sottoposti a sequestro. Questo il corposo bilancio di un'operazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Catanzaro guidata dal maggiore Davide Giannì, e dal Nucleo operativo ecologico coordinato dal comandante Gregorio Chiarella. Il blitz, che non ha precedenti in Calabria e si è consumato nell'arco di pochi giorni, ha anche portato alla denuncia in stato di libertà di 21 persone.

A fornire i particolari dell'operazione sono stati il procuratore della Repubblica vicario di Catanzaro, Salvatore Murone (affiancato dal pm titolare dell'indagine, Antonia Salamida) e il comandante Giannì.

Eclatante il caso dell'azienda sequestrata a Marcellinara, comune alle porte di Catanzaro. Dalle indagini dei militari è emerso che l'insediamento industriale sequestrato avrebbe prodotto rifiuti organici provenienti dalla lavorazione di concimi biologici, una parte consistente dei quali invece di finire nei fertilizzanti è stata sotterrata in una collinetta che sorge vicino all'impianto dopo uno sbancamento abusivo. Nel corso dei controlli scaturiti da segnalazioni e denunce e compiuti anche con l'ausilio del nucleo elicotteri di Vibo Valentia, i carabinieri hanno individuato, nel territorio tra Catanzaro e Lamezia, oltre all'azienda di riciclaggio dei rifiuti organici anche quatto stabilimenti per la lavorazione di inerti e la produzione di calcestruzzo. Le quattro aziende, secondo l'accusa, scaricavano i fanghi derivanti dalla lavorazione nei fiumi Amato e Corace, divenuti "asfittici" per il materiale inquinante. Sarebbe stato quest'ultimo corso d'acqua, confluendo in mare nella zona del quartiere Lido, a provocare l'inquinamento del tratto dello Jonio antistante il capoluogo. Le immagini filmate dall'elicottero dell'Arma hanno evidenziato i risultati degli smaltimenti illegali sui due fiumi, le cui acque appaiono di colore marrone, così come il mare alla foce dei due corsi d'acqua. Individuate anche discariche abusive e fogne a cielo aperto. Tra i 21 denunciati ci sono i legali rappresentanti delle aziende sequestrate, oltre a privati e singoli cittadini. Sequestrato anche un parcheggio in pieno centro a Catanzaro, realizzato su una discarica abusiva alle spalle del teatro Politeama. Un'altra discarica è stata scoperta nel rione Cavita. Il procuratore Murone ha annunciato che la task force costituita in Procura per individuare i reati ambientali si occuperà anche dei depuratori e degli amministratori che omettono i controlli danneggiando anche il turismo.

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