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Appunti sull'odore dei voti - (certamente) dagli anni Ottanta la Liguria prigioniera (anche alle Primarie)

Non se ne esce. Passano i decenni e non cambia il puzzo di certi voti. Non c'è cambiamento nemmeno quando cambiano i partiti, sorgono nuovi movimenti, scendono in campo generazioni "giovani". Il puzzo di certi voti permane devastante nel condizionare le tornate elettorali. Ed è così che si piega la democrazia, negandola, di fatto, nella sostanza. A questa prigione non sfuggono nemmeno le Primarie del PD…

Il primo (ed unico) presidente di una Regione di questa nostra Italia che finì in carcere per 416-BIS è stato il Presidente della Regione Liguria. Il suo nome era Alberto TEARDO. Il suo blocco di potere poggiava su due pilastri: massoneria e 'ndrangheta...

Non si disdegnava, per piegare al proprio volere, l'uso della forza. Non solo l'intimidazione, ma anche quella dell'esplosivo, con attentati. I pacchetti di voti, allora, già arrivavano per il tramite di noti uomini delle cosche calabresi… Arrivavano ad esempio per tramite del MARCIANO' Giuseppe detto "Peppino" di Ventimiglia e dai MAFODDA, ma soprattutto per volontà degli "storici" boss MORABITO ErnestoMARCIANO' FrancescoPALAMARA Antonio.

Gli appalti per le costruzioni delle case popolari finivano a massoni ed 'ndranghetisti, come FILIPPONE Francesco e GULLACE Carmelo (allora giovanissimo ma già protagonista della scena criminale più efferata). Dominio incontrastato sul territorio del savonese, la terra del TEARDO, era lasciato al FAMELI Antonio (massone ed 'ndranghetista) ed all'allora boss FAZZARI Francesco che, oltre ai legami con gli esponenti apicali della 'Ndrangheta ed il sodalizio comune con i GULLACE-RASO-ALBANESE, aveva pesanti cointeressenze con il teardiano NUCERA Giovanni (padre dell'Andrea ora latitante) e solida amicizia con il piduista MUSCOLO Pietro, di cui era spesso ospite nella sua villa. Si modificavano in corsa i criteri della gare d'appalto per far vincere i "prediletti"… si usavano i Piani Regolatori e le concessioni edilizie come merce di scambio.

Raccontava un collaboratore di giustizia, GULLA' Giovanni, nel 1994: "Sempre a proposito dei rapporti con la politica agli inizi degli anni '80 i vertici della 'ndrangheta calabrese decisero di appoggiare il P.S.I. ed in particolare il gruppo TEARDO. Tali vertici erano allora costituiti da Ernesto MORABITO…, Antonio PALAMARA e Francesco MARCIANO'. In cambio dell'appoggio elettorale il gruppo TEARDO avrebbe assicurato appoggi a livello amministrativo soprattutto nel settore edilizio". 

TEARDO crollò per la determinata iniziativa giudiziaria di coraggiosi magistrati quali Francantonio Granero e Michele Del Gaudio. Alla fine fu condannato per associazione per delinquere. Se il blocco di potere figlio di quella pesante e indicibile collusione non riuscì, nonostante innumerevoli tentativi, a fermare quell'inchiesta e quella condanna, riuscì poi, invece, nell'obiettivo di far tornare nella Procura di Savona un freno pesante. Fù così che si bloccò il TEARDO-BIS che puntava non più alla più stretta cerchia degli uomini di TEARDO, bensì alla ragnatela di cointeressenze che, per quel clan e grazie a quel clan, operava, soprattutto nell'ambito economico. E fu così che quel blocco di potere trovò nuovi protagonisti, nuove alleanze e nuove gambe su cui camminare. La politica aveva archiviato l'inchiesta in fretta. Trasversalmente - anche a sinistra, così come a destra - perché non vi era alcuno escluso dai rapporti di collusione e contiguità, quando non di piena e diretta complicità.

Il condizionamento massonico e 'ndranghetista del voto per le amministrazioni locali non cessava. Non cessava nemmeno il condizionamento dei più alti livelli della politica regionale. Si perfezionavano i meccanismi di gestione del potere per eludere i controlli di legalità. Gli anticorpi in Liguria se li è fatti, negli anni, quel blocco di potere perverso e non la cosiddetta società civile. La comunità è rimasta succube, spesso pienamente consapevole ma china ed acquiescente. Nel nome del proprio Partito tutti hanno coperti i propri (e quindi gli altri), in una spirale di ricatto senza fine. Nella retorica dell'antifascismo e dell'anticomunismo si assolvevano i reciproci compari di partito che dell'illegalità e dell'indecenza avevano fatto prassi. Ad essere sbattuti fuori, dall'una e dall'altra parte, erano quelli che non accettavano di entrare nella palude e che osavano denunciare le indecenze e le illegalità.

Corrono gli anni e nulla cambia. Arriva il nuovo millennio. La trasversalità dell'indecente intreccio perverso politica-'ndrangheta (e massoneria) non cessa… ed anzi trova il suo trionfo, in ogni ambito, anche mettendo pesanti tentacoli nei settori di controllo, così da auto-tutelarsi al meglio.

"LIGURIA 2000" è l'indagine con cui il Nucleo Operativo dei Carabinieri di Genova di Genova ha documentano il condizionamento del voto per le elezioni regionali del 2000. Nel corso di questa manovra investigativa emergeva che:

- MAMONE Gino, noto imprenditore di Genova, intratteneva contatti telefonici con FACCHINERI Luigi, quest'ultimo figlio di FACCHINERI Giuseppe, con precedenti di polizia per associazione per delinquere e sequestri di persona a scopo di estorsione, a sua volta cugino di primo grado di FACCHINERI Vincenzo, al vertice dell'omonima cosca cittanovese;

- al medesimo contesto era riconducibile RAMPINO Benito detto "Pino" (della famiglia RAMPINO a lungo tempo "reggente" della 'ndrangheta in Liguria con i fratelli Antonio detto "'ntoni" e Francesco detto "Franco");

- in data 7 marzo 2000 erano intercettate delle telefonate dalle quali si comprendeva che i tre si conoscevano ed in una FACCHINERI - in compagnia di MAMONE - diceva alla convivente di avere la necessità di rintracciare il proprio genitore, in quanto "…c'era Gino, no… che stasera c'ha una cena a casa con… insomma… con della… politica… stasera probabilmente vado a mangiare con loro, eh… così… con… con coso, con MAMONE e tutti… perché mi ha detto: vieni perché c'è un discorso di politica… dice… così almeno ti metti anche ti nel mezzo.. poi comunque ti spiego, tanto devo venire a casa…";

- il 20 marzo 2000 era ascoltata dai Carabinieri un'altra telefonata, questa volta tra RAMPINO Francesco - in compagnia di MAMONE Luigi (padre di Gino e marito della RASO Alba) e RASCHELLA' Stefano. I tre si accordavano per vedersi, la sera successiva, presso la discoteca genovese "Makò", dove si doveva tenere una riunione di carattere politico riconducibile all'area di centro-destra, con la partecipazione di esponenti locali, tra cui il candidato alla Presidenza della Regione BIASOTTI Sandro: "c'è una riunione, se volete venire […] c'è BIASOTTI, c'è BIONDI… ci sono un po' di amici…";

- i due fratelli RAMPINO Benito e Francesco (detto "Franco") sono - come ricordavano i Carabinieri nella loro annotazione - sono germani del più importante "RAMPINO Antonio, elemento di elevato livello nel panorama 'ndranghetista ligure ed a capo del locale di Genova fino alla sua morte";

- la sera del 21 marzo 2000 alle ore 20:15 un servizio di osservazione del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Genova poteva osservare la partecipazione all'incontro programmato di RAMPINO Franco, nipote del nominato Francesco, MAMONE Gino, RAMPINO Francesco, RASCHELLA' Stefano e MAMONE Luigi;

- MAMONE Luigi insieme a MAMONE Gino, mantenevano rapporti anche con BERTONE Giacomo, all'epoca candidato alle elezioni regionali per il CCD;

- nella serata del 29 marzo 2000 era organizzata da MAMONE Gino una cena, presso l'abitazione del padre MAMONE Luigi, con l'intervento dei predetti, di RAMPINO Francesco e SANGUINETTI Mauro (già deputato al Parlamento del P.S.I.) nonché con la presenza di due persone di origine siciliana. Alla stessa occasione di riunione, dal servizio di osservazione, è emersa anche la presenza di OTTONELLO Pasquale, ex PSI e poi esponente di FORZA ITALIA nel cui coordinamento ligure risultava già dal 1995 (successivamente sarà nominato assessore nella Giunta di centrosinistra del Comune di Genova guidata dalla VINCENZI Marta);

- i militari dell'Arma "rilevavano altresì relazioni tra MAMONE Luigi e CARIATI Erminio, primario ospedaliero coinvolto in vicende giudiziarie relative alla criminalità organizzata e molto vicino a MANCUSO Pantaleone nato a Limbadi (VV) il 10.10.1961, con precedenti di polizia per associazione mafiosa e commercio di sostanze stupefacenti" nonché affiliato all'omonima potentissima cosca.

All'epoca di quei fatti il legame dei MAMONE con le altre famiglie della 'ndrangheta radicatesi in Liguria era già stato suggellato dall'imparentamento con i GULLACE-RASO-ALBANESE. Se già era risalente nel tempo la comune appartenenza a tale sodalizio, unitamente ai FAZZARI del ponente savonese, nel 1993 il GULLACE Carmelo veniva chiamato ad essere "padrino" di battesimo della figlia di MAMONE Vincenzo (figlio di Luigi e fratello di Gino). Un battesimo, a cui era presente anche la FAZZARI Giulia (figlia del FAZZARI Francesco e moglie del GULLACE Carmelo), che abbiamo documentato con foto [estratte da un video del battesimo] inequivocabili e che hanno evidenziato il parallelo riunirsi per colloqui e brindisi, appartati, dei noti MAMONE Luigi, RAMPINO Franco (Francesco), GULLACE Carmelo e MAMONE Gino.

Le elezioni del 2000 verranno puntualmente vinte da BIASOTTI Sandro con lo schieramento di centro-destra.

scajola burlandoNello scenario politico ligure si consolida un'asse anomalo. E' quello dei due Claudio. SCAJOLA e BURLANDO. Una sorta di patto di mutuo sostegno stretto dai due principali esponenti politici dei due blocchi (pseudo) opposti. Esempio eclatante dell'alleanza è il cemento. Come ai tempi di TEARDO... Le gare d'appalto sono "drogate" (lo dice lo stesso MAMONE Gino intercettato), i Piani Regolatori e strumenti di pianificazione sono stuprati per fare spazio agli appetiti delle betoniere, le concessioni edilizie agli amici ed amici degli amici sono all'ordine del giornoLe mazzette, come allora, passano ancora sotto forma di "sponsorizzazioni", quando non ancora i bustarelle, regalie e "consulenze". Questa è Liguria del nuovo millennio, sotto il dominio del patto SCAJOLA-BURLANDO.

Chi sia più potente tra i due in un determinato momento politico non conta, l'uno tutela gli interessi degli amici propri e dell'altro. Al cemento che cola, benedetto dai due Claudio, si aggiunge la pianificata lottizzazione (sempre apparentemente contrapposta, ma in realtà pienamente condivisa) della Sanità e dei grandi investimentidelle infrastrutture sino al nuovo business: l'eolico.

Le amministrazioni locali da ponente a levante del territorio regionale, qualsiasi colore abbiano, trovano nei due Claudio i "protettori" delle scelte scellerate che divorano il territorio e la costa. Trovano identica protezione e copertura i faccendieri che devastano l'economia (basti pensare ai NUCERA Andrea, ai BERNESCHI con la sua banda in CARIGE - e CARISA -... per arrivare al BELLAVISTA CALTAGIRONE, per citarne alcuni). Quelle stesse amministrazioni trovano - puntualmente - a propria disposizione quegli stessi voti che puzzano. Voti che si spostano quando serve da una parte all'altra, vuoi per determinare chi vince, chi deve essere eletto e chi no… vuoi anche solo per aumentare il "prezzo" di quegli stessi pacchetti di voti per le successive tornate elettorali. "Pacchetti di voti", che puzzano ma non vengono respinti, utili anche per colpire stessi esponenti del proprio partito e mutare gli equilibri interni utili a salvaguardare quell'alleanza tra i due Claudio e ciò che vi è dietro. Questa è l'eredità di TEARDO. Un'eredità equamente divisa tra i due politici dell'uno e l'altro schieramento, SCAJOLA e BURLANDO

Qui non entriamo nel dettaglio dei condizionamenti nelle elezioni locali (comunali o provinciali) con quei pacchetti di voti che puzzano. Lo abbiamo già fatto su molte realtà (da Ventimiglia a Genova, da Lavagna a Sarzana, da Bordigheta ad Albenga, da Vallecrosia e Camporosso ad Arenzano e Varazze). Su alcune di queste realtà vi sono inchieste in corso ed è bene - come nostra abitudine - non dettagliare nulla che possa danneggiare le indagini. Ci concentriamo sulle elezioni da cui siamo partiti, le regionali. Su queste, quindi, andiamo avanti.

Arrivano le elezioni 2005. I MAMONE cambiano cavallo. Questa volta è l'ormai consolidato rapporto con BURLANDO Claudio che determina che i voti che puzzano saranno per lui. MAMONE con BURLANDO è in stretta confidenza. Lo chiama, come documentato dal NOE, quando BURLANDO è Parlamentare per istruirlo sulle nomine utili a fargli acquisire appalti. MAMONE partecipa alle cene con BURLANDO (e la VINCENZI). Finanzia l'associazione "MAESTRALE" di BURLANDO e, come emergerà dall'inchiesta "PANDORA" della Guardia di Finanzia, è a disposizione di BURLANDO. I contatti con i suoi uomini di fiducia sono evidenti, documentati. Ci sono quelli con MERLO Luigi (il marito della PAITA Raffaella) per i voti su La Spezia. Ci sono quelli con Gian POGGI… e soprattutto quelli con PICCOLO Piero, il braccio di BURLANDO. E MAMONE esegue ciò che PICCOLO chiede "per il Presidente". Fare avere soldi, ad esempio (si chiede ed ottiene che finanzi l'ANPI della Valpolcevera per la festa della Liberazione, così come emergono richieste su bonifici e assegni da ritirare piuttosto che farsi recapitare). MAMONE dall'altra parte ha campo aperto nel controllo degli appalti e subappalti pubblici e nei lavori commissionati dalle grandi cooperative rosse. Si è arrivati ad una sorta di monopolio da parte dei MAMONE che si consolida tra "arbanelle di acciughe" e "ovetti di Pasqua" che dona a BURLANDO ed ai suoi uomini.

I voti che puzzano, in quella tornata, per quanto è documentabile, non sono solo quelli che raccoglie BURLANDO. Ci sono anche quelli di un altro esponente di primo piano della politica ligure. E' MONTELEONE Rosario (candidato allora con la MARGHERITA nella coalizione di BURLANDO), che, oltre agli stretti e documentati rapporti con i MAMONE (insieme ai suoi compagni STRIANO e TIEZZI), incassava - come emerso dalle intercettazioni dell'inchiesta "IL CRIMINE" della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - i voti della 'ndrangheta a Genova. MONTELEONE infatti aveva incassato il sostegno elettorale del sodalizio calabrese per l'accordo stretto con GANGEMI Domenico detto "Mimmo", allora reggente della 'ndrangheta in Liguria, capo del "locale" di Genova. Molteplici, tra l'altro, furono gli incontri tra il MONTELEONE ed il GANGEMI prima delle elezioni del 2005… ed i voti arrivarono anche se poi gli 'ndranghetisti si sentirono, dopo le elezioni, trascurati dal MONTELEONE che infatti decideranno di non appoggiare più per le successive tornate elettorali, respingendo la richiesta di "armistizio"che proprio MONTELEONE portava agli uomini del "locale" di Genova con l'offerta di una "spaghettata"

Alle elezioni del 2005 manco a dirlo: vince BURLANDO e MONTELEONE verrà puntualmente eletto. Ma non basta. In quella tornata elettorale verrà anche eletto MINASSO Eugenio (ex AN passato al PDL) che, dagli atti dell'inchiesta "MAGLIO 3" del ROS dei Carabinieri, così come da altri elementi di inchieste imperiesi, emergeva aver allora incassato il sostegno elettorale nell'estremo ponente ligure degli uomini delle famiglie 'ndranghetiste dei PELLEGRINO-BARILARO, e delle altre con roccaforte ad Arma di Taggia.

Veniamo quindi alle elezioni del 2010. Ancora una volta l'appoggio della 'ndrangheta è trasversale... 

Se il legame tra BURLANDO ed i MAMONE è sempre saldo, la ragnatela dei consensi che puzzano è ancora più ampia. Nella circoscrizione di Genova un pezzo della 'ndrangheta, su richiesta di MOIO Vincenzo, appoggia la candidatura della MOIO Fortunella (giovane figlia del Vincenzo) che si candida nella colazione di BURLANDO all'interno della lista dei PENSIONATI (di cui promotore è quel BERTONE Giacomo che abbiamo già incontrato per i rapporti con i MAMONE emersi nell'inchiesta "LIGURIA 2000"). GANGEMI Domenico, reggente della 'ndrangheta, con i suoi uomini, decide invece di investire i propri voti a Genova su PRATICO' Aldo (ex AN poi nel PDL, consigliere comunale nel capoluogo) e per lui si esporranno salendo anche sul palco della Festa dei calabresi a Genova, dove salirono anche i rappresentanti della Giunta SCOPELLITI di Reggio Calabria. Come abbiamo documentato, ancora prima che emergessero le risultanze ufficiali dell'inchiesta del ROS, con GANGEMI, al fianco di PRATICO', si misero in mostra GORIZIA Cosimo, BRUZZANITI Rocco e CONDIDORIO Arcangelo. Nel collegio elettorale di Imperia è stato invece documentato l'appoggio della 'ndrangheta a SASO Alessio (altro ex AN passato al PDL ed ora al NCD). SASO parla con gli 'ndranghetisti dell'imperiese. Su indicazione di MARCIANO' Giuseppe detto "Peppino" capisce che per avere l'appoggio della 'ndrangheta deve chiedere direttamente a Genova, al reggente GANGEMI Domenico. SASO si scomoda e per i voti ad Imperia chiede al "fruttivendolo" di una pizzetta del capoluogo regionale… Poi sarà eletto!

Non basta…

La 'ndrangheta ha anche altri candidati nel proprio cilindro su cui convolgiare voti alle regionali. Nel sostenerli vi è il boss GARCEA Onofrio, già legato ai MACRI' della Valpolcevera genovese ed affiliato alla cosca dei BONAVOTA. Il primo a cui GARCEA fa campagna elettorale è MARANO Pietro Ferdinando, esponente dell'UDC (il partito in Liguria guidato da MONTELEONE Rosario proveniente dalla MARGHERITA e sempre legato a BURLANDO), titolare dell'agenzia finanziaria EFFEGIDIRECT (dove faceva operare il GARCEA come procacciatore d'affari) ed anche tra i massimi dirigenti regionali della  CONFAPI dove sono emersi i legami diretti dei MAMONE e degli uomini della loro Loggia Massonica attivata a Fegino (quartiere di Genova che è la loro base storica) e dove, a Savona, vanta al vertice nientemeno che il "Console Onorario della Costa D'Avorio", quel VEDEO Giancarlo (uomo legatissimo a SCAJOLA Claudio) con base a Varazze ma anche radici nel Principato di Monaco e negli Emirati Arabi. L'altro candidato appoggiato da GARCEA, con tanto di cene per presentarlo - come abbiamo documentato - con distribuzione di facsimile elettorali, è una donna. E' DAMONTE Cinzia, assessore comunale all'urbanistica di Arenzano (dove il sindaco GAMBINO intercettato dalla Finanza emergeva operare per spianare le strade ai MAMONE sulla Stoppani), candidata alle regionali nella lista ITALIA DEI VALORI di Di Pietro, sempre nella colazione di BURLANDO.

Ai due estremi della Regione si hanno situazioni eclatanti, in parallelo alle elezioni regionali del 2010

A Sarzana, roccaforte storica della 'ndrangheta tra Liguria e Toscana, il centrosinistra candida un esponente della famiglia ROMEO, quella che con i SIVIGLIA e collegati, guida il "locale" di Sarzana. Alla cena elettorale per il giovane candidato dei ROMEO nella lista del centrosinistra si schierano i massimi esponenti dei PD spezzino: il sindaco uscente e ricandidato CALEO Massimo (ora Senatore della Repubblica), il potente FORCERI Lorenzo (presidente dell'Autorità Portuale di La Spezia) e GUCCINELLI Renzo (assessore regionale e tra i più fedeli uomini di BURLANDO). Una cena elettorale dalla doppia valenza: sostenere il giovane ROMEO candidato al consiglio comunale e sostenere GUCCINELLI candidato con BURLANDO alle Regionali ed ovviamente anche il CALEO candidato sindaco. Nella "roccaforte" della sinistra (e della 'ndrangheta) saranno puntualmente tutti eletti!

Nell'imperiese il sindaco uscente di Camporosso (ma poi ancora vice-sindaco, sino alle ultime elezioni dove è prevalso "mister preferenza" MORABITO Maurizio, nipote del noto ambasciatore del Principato di Monaco), BERTAINA Marco è uomo gradito al MARCIANO' Giuseppe detto "Peppino" che con PALAMARA Antonio guida il "locale" della 'ndrangheta di Ventimiglia (e che abbiamo già incontro nella prima inchiesta su TEARDO). Questo è emerso nell'inchiesta "LA SVOLTA" dei Carabinieri. 

Il BERTAINA promuove una sua lista per le elezioni provinciali ad Imperia fuori dal PD. Nella sua lista piazza: MOIO Vincenzo, affiliato alla 'ndrangheta come emerge dall'inchiesta "MAGLIO 3", già esponente di AN e vice-sindaco di Scullino a Ventimiglia; CASTELLANA Ettore, altro uomo della 'ndrangheta dell'estremo ponente legatissimo ai MARCIANO'. Candidatura in "tandem", con i PENSIONATI, vi è quella di GIRO Tito, anche lui ex assessore di Ventimiglia con la Giunta Scullino ed "apprezzato" dagli 'ndranghetisti (il MARCIANO' lo avrebbe voluto come nuovo sindaco di Ventimiglia). BURLANDO (che era stato avvisato di che legami avesse stretto BERTAINA, come abbiamo documentato anche in questo caso) non ha dubbi: parte da Genova e va nell'imperiese ad appoggiare BERTAINA e la sua lista con gli 'ndranghetisti e uomini graditi a questi. In parallelo gli uomini di BERTAINA con la loro lista di Imperia non hanno dubbi: si appoggia BURLANDO per la corsa alla presidenza della Regione.

La 'ndrangheta (e gli amici massoni) in Liguria ha sempre vinto, certamente dagli anni Ottanta…

Nel frattempo si è anche visto il coinvolgimento della LEGA NORD nei rapporti diretti (e pesanti) con la 'ndrangheta. Vi è il caso eclatante dell'ex tesoriere, con base a Genova, BELSITO Francesco che riciclava i soldi con gli uomini della potente cosca dei DE STEFANO, così come vi è il caso altrettanto pesante del "voto di scambio" a Diano Marina con quel sindaco CHIAPPORI Giacomo che già si scelto il noto faccendiere MOKBEL Gennaro per il suo movimento "federalista"…

Sono emersi soggetti all'interno del M5S che non si comprende proprio che ci facciano lì dentro (visti gli enunciati di Grillo) o, anche in questo caso, l'accettazione passiva dei voti - lo hanno dichiarato loro stessi ! - di SCAJOLA alle scorse politiche, dirottati sul movimento di Grillo da "sciaboletta" per fare un dispetto a chi lo aveva lasciato fuori dalle liste…

 

Ora sono arrivate le Primarie del PD in vista delle prossime elezioni regionali. 

Gli uomini di SCAJOLA sono tutti da una parte, la stessa di BURLANDO ed appoggiano strenuamente la prediletta del presidente: PAITA Raffaella

Il BIASI Armando, ad esempio, ex sindaco di Vallecrosia, considerato dal MARCIANO' Giuseppe detto "Peppino" un "ragazzo d'oro" tanto che corse a presentarlo a SCAJOLA Caludio perché lo candidasse a sindaco, è ora esponente del NCD e non ha avuto dubbi: votare PAITA. SASO Alessio, l'uomo che da Imperia andò dal "fruttivendolo" a Genova per avere i voti che puzzano della 'ndrangheta nell'imperiese (ed essere rieletto in Regione nel 2005), non ha avuto dubbi: votare PIATA… 

Così potremmo andare avanti, Comune per Comune, passando ovviamente dal sindaco di Varazze (terra degli STEFANELLI-GIOVINAZZO), BOZZANO Alessandro, fortemente sostenuto dal già citato VEDEO Giancarlo, nonché dal sindaco di Albisola, ORSI Franco (che fu assessore nella Giunta di BIASOTTI, quando, come abbiamo visto, la 'ndrangheta lo scelse come vincente). 

Se già questa invasione di campo avrebbe dovuto far drizzare le antenne al PD e far annullare le primarie per inquinamento evidente del voto, c'è anche, ancora, altro…

La campagne elettorale delle Primarie non ha mancato quindi di porre in evidenza anche la plateale accettazione dell'indecenza. A Savona, in prima fila nel montare gazebo e volantinare per il  "vota PAITA", oltre all'assessore MARTINO Luca, indagato per il crack del Savona Calcio, vi era nientemeno che un uomo del latitante NUCERA Andrea, quel FANTONI Massimo recentemente condannato in primo grado proprio con il faccendiere tanto amato da BURLANDO & SCAJOLA nonostante le pesanti cointeressenze con i GULLACE-RASO-ALBANESE… 

 

Ma il giorno delle votazioni ha evidenziato che al peggio non c'è fine… 

A Ceriale come nella Piana di Albenga (roccaforte dei GULLACE-RASO-ALBANESE, come si è visto) è stata corsa ai seggi delle primarie di albanesi (guarda caso albanesi sono anche quelli che hanno cercato di promuovere intimidazioni volte a far saltare l'incontro "Cemento & Mafie" di ieri a Ceriale) con tanto di denuncia pubblica promossa da esponenti dello stesso PD: prendono i soldi per andare a votare la PAITA. Anche a Genova stesse denunce di truffa e brogli alla Primarie. Non è un caso che nel capoluogo il territorio coinvolto, in primis, sia quello dalla Valpolcevera, quel territorio da decenni "colonia" di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta.

Questa è una panoramica. Una sintesi estrema senza entrare nel dettaglio, come detto, di ogni Comune, buttata giù solo per fissare alcuni punti fermi del contesto e dei fatti. E' questo lo scenario che porta alle elezioni regionali prossime. Ancora una volta: i voti che puzzano annienteranno la democrazia!

 

P.S.

Qui non c'è da attendere le inchieste della magistratura. Il PD potrebbe decidere di essere serio, per una volta e dichiarare: annullato il voto delle primarie e cancellata la candidatura della PAITA, perché i voti che puzzano non li si vuole!

Quasi certamente non questa dichiarazione serie e responsabile non la faranno. Non la leggeremo. I voti che puzzano contano più della decenza e dell'etica!

 

Fine prima parte 

 

 

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