Scalatori mascherati. La Consob accusa

scritto da Gianni Barbacetto il .

06.10.2007
Scalatori mascherati. La Consob accusa

La variopinta compagnia degli scalatori (da Gianpiero Fiorani a Emilio Gnutti, da Giovanni Consorte a Stefano Ricucci) è oggetto di una serie di inchieste giudiziarie per reati societari. La procura di Roma, per esempio, sta indagando sulla scalata Bnl, i magistrati di Milano Giulia Perrotti ed Eugenio Fusco stanno invece indagando su Antonveneta. Si comincia così a sollevare qualche velo sui finanziamenti occulti e sulla rete di società, alcune delle quali domiciliate nelle Isole Vergini e in altri paradisi fiscali, da cui quei finanziamenti sono transitati. Fiorani inoltre è il protagonista anche per due ardite operazioni di salvataggio, quelle che hanno strappato dal crac Credieuronord, la banca della Lega, e Hdc-Datamedia, la società di sondaggi di Luigi Crespi (per questo è anche indagato).


Anche la Consob ha posto sotto osservazione gli scalatori. E nel rapporto del 10 maggio 2005 sull’affare Antonveneta ricostruisce minuziosamente i flussi di denaro entrati nella partita. Dimostrando che Fiorani e i suoi amici hanno cominciato a rastrellare azioni della banca di Padova ben prima del 3 febbraio 2005, data in cui la Popolare di Lodi (Bipielle) ha chiesto a Bankitalia l’autorizzazione a salire fino al 15 per cento. Si erano già mossi, dice il rapporto Consob, 38 soggetti che avevano acquistato più del 22 per cento del capitale di Antonveneta. È così dimostrato che «il progetto Bipielle fosse già da tempo esistente e strutturato» e che «l’amministratore delegato di Bipielle avesse posto in essere contatti e incontri, anche con soci italiani aderenti al patto, finalizzati ad acquisire una partecipazione in Antonveneta». In spregio alle regole, dunque, Fiorani e gli scalatori (tra cui Ricucci e Coppola) hanno stretto accordi sotterranei e non dichiarati, hanno organizzato una cordata segreta e sottratta a ogni controllo, hanno costituito un patto di sindacato occulto. Senza darne comunicazione al mercato e alle autorità di controllo, Consob e Bankitalia.

Di questo patto di sindacato occulto di cui fanno parte, secondo Consob, «38 soggetti», 18 appartengono al gruppo bresciano di Chicco Gnutti, 12 al gruppo dei lodigiani legati a Fiorani, cinque sono immobiliaristi (tra cui Stefano Ricucci e Danilo Coppola) e tre trader. I 38 soggetti, grazie alle informazioni riservate ricevute da Fiorani, hanno anche realizzato consistenti plusvalenze, perché hanno comprato sotto traccia titoli Antonveneta prima dell’inizio ufficiale della scalata, rivendendoli poi alla Popolare di Lodi quando i prezzi erano considerevolmente lievitati. Al reato ipotizzato di false comunicazioni si aggiunge così quello di insider trading. È ipotizzabile inoltre anche il reato di aggiotaggio, perché gli scalatori avrebbero manipolato i meccanismi di mercato facendo salire i prezzi di Antonveneta ben oltre i 25 euro ad azione offerti dagli olandesi di Abn-Amro, facendo così fallire la loro opa.

Ma Fiorani non ha solo passato preziose informazioni agli amici, li ha anche generosamente finanziati, con cifre variabili da 10 a 50 milioni di euro a testa, con un esborso totale di 1.118 milioni di euro. In 31 casi su 38 si è trattato di finanziamenti, scrive la Consob, con «profilo di rischio elevatissimo». Ricucci, secondo il rapporto, è un caso a sé. «Ha avuto nel medesimo periodo una significativa crescita del suo affidamento complessivo con la banca», anche se «non direttamente collegabile agli acquisti in questione». Ma sappiamo che la sua Magiste era impegnata anche in altre partite, tra cui spicca la scalata Rcs.

Quali e quanti soldi sono passati da Bipielle Suisse a misteriose società dei Caraibi e poi arrivati a Ricucci che li ha utilizzati per il suo shopping milionario? Sulla base di quali garanzie patrimoniali? E fornite da chi? Domande ancora senza risposta, che le indagini dovranno cercare di trovare. (gb)

Tags: banche, scalate, furbetti, rsc

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