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Le ambiguita' di Grillo e staff sono un pericolo...

Grillo e Di Pietro

dell'Ufficio di Presidenza Casa della Legalità
e Roberta Anguillesi di Led.it - democrazialegalita.it

Quando si promuove e si è collettore di un grande movimento di persone, che anche si candidano e quindi poi agiscono nelle Istituzioni elettive, oltre che nel territorio, occorre uscire dalle ambiguità. Se non lo si fa non è solo un aspetto problematico, ma diventa pericoloso.
Ad oggi sono molteplici gli elementi che indicano un "barcamenarsi" del blog e delle posizioni assunte da Beppe Grillo, che mirano a tenere il tutto ed il contrario, in un mix esplosivo che rischia da un lato di bloccare chi fa, dall'altro di accreditare infiltrati e, nel complesso, rischia di provocare nuove disillusioni in chi vi ha riposto fiducia. In altre parole quel blog, assume sempre di più una ruolo pieno nell'operazione di "normalizzazione".
Vediamo quindi alcuni punti focali, in alcuni casi particolari, altri generali, che ci aiutano a capire di cosa stiamo parlando e perché occorre un chiarimento e, a nostro parere sarebbe anche auspicabile, una soluzione. Naturalmente anche il silenzio, la considereremo come una eloquente risposta... forse la più eloquente di tutte...



Le contraddizioni nei territori

1) In Liguria vi era la possibilità di presentazione della Lista Cinque Stelle alle elezioni regionali con un candidato presidente autorevole, indipendente, credibile: Paolo Franceschi. Intorno a lui, i meetup promotori della sua candidatura - selezionata con primarie dei meetup stessi, ovvero Genova, La Spezia e Valpolcevera - aveva raccolto ampio consenso tra le realtà dei movimenti per la tutela della salute e dell'ambiente (non quelle legate ai partiti, naturalmente). Grillo ha bloccato la candidatura di Paolo Franceschi perché dal meetup Genova il vecchio gruppo legato all'Italia dei Valori si era staccato ed aveva promosso la candidatura di Manuela Cappello, già dal 2007 assessore (prima urbanistica e difesa del suolo e poi alla scuola e politiche giovanili) per il centrosinistra in Provincia e consigliere comunale di maggioranza in Consiglio Comunale. Motivazione: non si può certificare una lista se non vi è unità! Traduzione: non ci si assume la responsabilità di una scelta, coerente con quanto dichiarato nel blog (cioè quella di Paolo Franceschi) o incoerente con gli enunciati ma coerente con la pratica di coesistenza con pezzi dei partiti, come i dipietristi e demagistriani (cioè quella di Manuela Cappello). Fatto certo ed inconfutabile è che prima dello stop alla candidatura di Paolo Franceschi, sia Claudio Burlando, sia l'Italia dei Valori ed i Verdi, hanno mosso pressioni in ogni direzione per scongiurare la candidatura di Paolo Franceschi. Fatto certo ed inconfutabile è che dopo le elezioni, Claudio Burlando - senza essere smentito dal blog e dopo una lode di Marco Travaglio nel passaparola del 22 marzo 2010 - ha dichiarato che lui ha vinto per essere riuscito non solo ad allargare la coalizione all'Udc, ma anche per aver saputo allargarla anche al MoVimento di Beppe Grillo. Fatto che è scivolato via come se nulla fosse, quasi si dovesse dire ma non ricordare, fatto che peraltro trova conferma su un punto: l'ex assessore provinciale del centrosinistra e attuale consigliere comunale di maggioranza in Comune, Cappello, è sempre rimasta rigorosamente fedele ai centrosinistra, votando speculazioni come quella dell'Ospedale Galliera o la variante sul litorale del Levante, così come il Bilancio, oltre ad avvallare le scelte del ciclo integrato con un finto progetto di raccolta differenziata porta a porta (al 50% di obiettivo) e parallelo avanzamento della linea della combustione (biodigestore e gassificatore) a Scarpino ed in ultimo la delibera blitz per riportare in vigore un PUC annullato dal TAR per assenza di trasparenza e coinvolgimento dei cittadini nella sua approvazione.

2) Nelle Marche, ad Ancona, vi è un consigliere comunale eletto con la lista 5 stelle. Questi si ritrova però con meetup prigionieri di persone dell'Italia dei Valori. La contraddizione è pesante ed indebolisce certamente la posizione e le iniziative del consigliere comunale. Beppe Grillo lo sa, così come lo sa il suo staff, la Casaleggio. La situazione è devastante: Meetup privati cioè accessibili solo a chi viene "accolto" dall'organaizer, ovvero da uno dei tanti uomini dell'onorevole David Favia dell'Idv (dopo l'essere Democristiano, tra i primi supporter di Forza Italia e poi nel partito di Mastella). Candidati ed eletti dell'Idv sono nei Meetup e ne determinano la gestione, grazie anche all'ACU che è sempre in mano loro. E' una situazione che va avanti da lungo tempo, già prima delle elezioni. Come in Liguria, anche qui, Beppe Grillo si barcamena e, con un colpo al cerchio ed uno alla botte, e soprattutto con l'indifferenza, lascia che le cose proseguano così, senza prendersi la responsabilità di una scelta, mentre l'Idv controlla i suoi "liberi" meetup!

3) In Campania molti mesi fa, molte prima delle elezioni regionali, i comitati campani contro gli inceneritori hanno promosso una richiesta di chiarimento a Beppe Grillo. Partivano dal ringraziarlo per aver posto la questione rifiuti al centro dell'attenzione ma in contemporanea gli chiedevano da uscire dalle ambiguità e dalle contraddizioni. Infatti da un lato Grillo, e nella Carta di Firenze lo conferma, parla di "Rifiuti Zero" punto e basta, senza precisare cosa intende... E cosa si intente è importante, visto che in Italia la strategia "Rifiuti Zero" è stata svuotata nello slogan "Rifiuti Zero" da pseudo ambientalisti che con questa operazione hanno cercato (e cercano) di coprire il ciclo integrato con Cdr o inceneritori ribattezzati con nomignoli fuorvianti. Le realtà impegnate nella lotta sul territorio contro discariche, cdr ed inceneritori hanno chiesto a Grillo di chiarire una volta e per tutte la sua posizione, rompendo quel doppio volto che da un lato lo portava a dichiarare guerra agli inceneritori e dall'altro ad appoggiare Di Pietro, incensandolo in più e più occasioni, quando Di Pietro è sempre stato sostenitore pieno delle politiche del ciclo integrato e degli inceneritori. Anche in questo caso non ha dato nessuna risposta, manco di striscio... ed il risultato è stato che quell'ambiguità si è riproposta con la Lista 5 Stelle alle elezioni regionali del marzo scorso che ha incassato una batosta tra le più clamorose d'Italia.


Anche sui temi generali i conti non tornano

1) Nella Carta di Firenze, così come nel "programma" delle 5 stelle la questione trasparenza e correttezza della Pubblica Amministrazione è totalmente ignorata. Alcuni hanno azzardato nel sostenere che questa fosse "ricompresa" nell'accesso alla rete ed alle contestuali webcam nelle sedute di Consiglio. Sia l'assenza del tema, sia il "ripiego", sono devastanti.
Infatti la correttezza e trasparenza della Pubblica Amministrazione non è la "pubblicità" dei lavori dei Consigli Comunali, Provinciali o Regionali (che anzi può anche essere sfruttata al meglio dai volponi della politica che parlano bene e poi razzolano male), bensì altro. Significa che in ogni decisione strategica per un territorio devono essere coinvolti i cittadini e, quindi, a questi deve essere fornita tutta la documentazione necessaria per valutare. Significa che ogni provvedimento Amministrativo degli Enti Locali (non solo dei Consigli!) e delle società partecipate (e delle scatole cinesi a queste collegate) deve essere pubblico e accessibile ai cittadini. Infatti le commistioni di interessi, così come i conflitti di interessi, la corruzione o le infiltrazioni mafiose, così come semplici scelte dettate dall'arbitrio e dalla clientela, si contrastano dando trasparenza (e quindi possibilità di controllo) non solo alle Delibere di Giunta e di Consiglio, ma anche alle determinazioni dirigenziali, alle convenzioni, alle concessioni e licenze, ai contributi ed alle sovvenzioni, alle varianti agli strumenti di pianificazione, alle procedure di gara e trattativa privata, ai fornitori, agli appalti e subappalti, alle consulenze ed alle agevolazioni (sociali, abitative o d'altro genere). Questa è la trasparenza necessaria, con l'indicazione dei beneficiari singoli come delle compagini sociali, delle proprietà dei terreni, dei professionisti responsabili di progettazioni, atti e verifiche che intervengono negli atti adottati da una Pubblica Amministrazione. Tutto questo lo si può dare certamente attraverso la rete, ma non è la webcam, è ben altro! Grillo non può essere così ingenuo da non saperlo, ed allora perché anche su questo punto non ha mai chiarito? Perché su questo aspetto nevralgico, che per essere attuato non necessita né di nuove leggi, né di alcuna spesa, non ha mai promosso il caposaldo dell'azione delle "5 stelle"? La risposta resta un mistero e l'unica realtà che, ad oggi, l'ha posta con nettezza e chiarezza è stato il MoVimento in Emilia Romagna, che, non a caso, ha sempre affermato una forte autonomia anche da Beppe Grillo stesso.

2) Il capitolo energie "rinnovabili" è un altro tasto dolente. Infatti non si è mai vista una presa di posizione e di denuncia ferma del blog di Grillo contro la grande truffa dei certificati verdi connessi alle rinnovabili, utilizzati per consentire a strutture inquinanti di continuare ad inquinare al di sopra dei limiti di legge, "sanando" le emissioni con, appunto, i certificati verdi. Ma non solo: non si è vista nemmeno una presa di posizione netta sulla truffa dell'eolico. Infatti i parchi eolici non solo devastano il paesaggio e rappresentano una minaccia pesantissima sulle rotte degli stormi migratori, ma è una tipologia di "rinnovabile" che da un lato produce una quantità irrisoria di energia immessa nella rete di distribuzione a fronte di ingenti contributi pubblici, certificati verdi ed agevolazioni per l'espropriazione dei terreni, e dall'altro rappresenta uno dei principali business della criminalità organizzata in parallelo a grandi gruppi societari del nord, come dimostrano le recenti inchieste a partire dalla Sicilia con "Eolo", per passare in Campania, Puglia, Calabria ed ancora in Sardegna ed ancora avanti. La scarsissima produzione dei parchi eolici, inoltre, è testimoniata in modo eclatante anche dall'esperienza del savonese: qui a fronte di parchi eolici nati (e che nascono) come funghi, è previsto in parallelo l'ampliamento della Centrale a carbone di Vado. Ecco, anche su questo il silenzio del blog è inquietante, considerando la grande campagna promossa a generico sostegno delle "rinnovabili". Eppure anche qui i fatti e protagonisti sono già stati in parte indicati dalle pagine della cronaca... e si può persino ritrovare lo stesso modus operandi ideato dalla vecchia "cupola" di Cosa Nostra con Vito Ciancimino per il metanodotto, applicato oggi da società di prestanome, collusi sino a quelle derivanti dalla società del Ciancimino jr. Il livello di consumo del territorio e di soldi pubblici, di episodi di corruzione e infiltrazione mafiosa è pauroso, eppure Grillo lo tace, così, ad esempio, come ha taciuto sull'altro fronte del nucleare, quello che ha sconfitto il progetto di Scajola. Infatti la vecchia "cricca" della cooperazione internazionale in salsa socialista ha messo a segno una vittoria decisiva sulla nuova stagione nucleare. Si tratta dei progetti di realizzazione nei Balcani - in quegli Stati-Mafia nati dopo (e grazie) alla guerra alla Serbia con l'occupazione del Kosovo e l'indipendenza del Montenegro - non solo di centrali nucleari, ma anche e soprattutto - con la collaborazione di società come la Duferco o di quelle dei vecchia amici di Comerio - di inceneritori per bruciare le scorie nucleari! Ecco anche di questo progetto che sta andando avanti, inesorabile, e che non può essere certo frenato da normative nazionali o europee (visto che Montenegro, Albania e Kosovo non fanno parte della Ue e non sono soggetti alle normative europee), Grillo non parla e non sfrutta la forza di comunicazione del suo blog per porre il problema con nettezza e urgenza.

3) Altro punto su cui vi è un pesante silenzio è quello relativo alle omissioni e falsità dei settori di controllo sanitario e ambientale. Infatti in parallelo ai proclami contro le fonti inquinanti servirebbe dare spazio costante a quanto emerge in merito agli studi che dimostrano il nesso causa-effetto tra fonti inquinanti e patologie e morti che spesso le Agenzie Regionali per l'Ambiente e quelle per la Sanità tacciono. Occorre porre attenzione a questo anche perché ci sono Procure che non pare vogliano osare intervenire ed altre che invece intervengono e che per questo sono sottoposte a pressioni pesantissime. Vedesi l'esempio di Montale o Forlì, della Centrale della Tirreno Power di Vado Ligure o delle Acciaierie della Valsugana. Dati certi, scientifici, che dimostrano la latitanza (quando non la complicità) dei controllori, non vengono segnalati, lasciando soli davanti alle potenti lobby politico-economiche (e spesso criminali) comitati, associazioni, medici e gli stessi meetup della rete di Grillo. In Valsugana, è stato sequestrata un acciaieria, sono finiti sotto inchiesta la Agenzia Provinciale per l'Ambiente di Trento ed il laboratorio privato che faceva (fingeva) le analisi. Il Corpo Forestale dello Stato di Vicenza ed i Medici per l'Ambiente sono stati attaccati dai vertici istituzionali. Ci sono i dati certi. Eppure sul blog di tutto questo nulla... Ma non doveva essere "il megafono" per dire quello che i media non raccontano? Identico silenzio sulla questione dell'inceneritore di Montale, qui anzi, mentre si svolgeva la manifestazione regionale per chiederne la chiusura, vista l'insicurezza dell'impianto, l'assenza di controllo sui rifiuti immessi nel forno ed i ripetuti sforamenti dell'immissione di diossina nell'aria (e quindi negli allevamenti, nelle coltivazioni, negli esseri umani... nel latte materno), sul blog si promuoveva la "Giornata contro il Traffico". E questo delle omissioni dei settori di controllo è un punto focale se si vuole affrontare seriamente il problema della tutela della salute e dell'ambiente. Eppure sembra che Grillo da questo orecchio non voglia sentirci... ed il megafono si spegne proprio dove dovrebbe essere più forte, dove è più che mai necessario far circolare le informazioni, dare sponda a quanti nei territori operano e denunciano le storture e le falsità dei dati derivanti da un sistema in cui i settori di controllo sono stati disegnati come emanazione e braccio della politica. L'esempio Ligure è eclatante. Nella città di Beppe Grillo si è evidenziato che l'Arpal falsificava le analisi, ometteva di segnalare alla Procura, ammorbidiva le relazioni per agevolare le emissioni di Enel con le centrali a carbone, l'inquinamento della Stoppani e dell'Iplom, le false bonifiche di Cornigliano e via così. Sul blog nemmeno una riga!


Il punto centrale per cui il blog di Grillo sembra divenuto uno strumento pienamente integrato, funzionale, al "sistema" stesso

La questione della "responsabilità politica" e quella della "responsabilità giudiziaria". In molti lo si è già sottolineato da lungo tempo: la campagna "Parlamento Pulito" ha un senso nel momento in cui pone il problema eclatante del caso Italia in cui le cariche parlamentari sono state usate (e sono ) per ottenere impunità, ma non è limitandosi all'approccio "giudiziario" che si risolvono, durevolmente, i problemi del Paese e della sua "politica".
Intanto vi è il rischio di diffondere l'idea distorta per cui condanna equivale, indipendentemente dalla specificità dei reati e delle motivazioni, ad un marchio d'infamia perpetua, più simile al peccato che al reato.
Il nostro sistema, infatti, come ogni sistema civile, vede la condanna come sanzione volta al recupero e non all'annientamento né alla esposizione al pubblico ludibrio e insulto.
Inoltre generalizzare provoca effetti devastanti: si confondono delitti colposi con quelli volontari, responsabilità dirette con quelle indirette... ed ancor più si mette sullo stesso piano, ad esempio un mafioso con un genitore disperato che ha rubato qualche alimentare per sfamare i suoi figli, o un assassino con un ragazzo che aveva qualche spinello di troppo in tasca, od ancora un truffatore di professione con un manifestante che ha provocato un blocco stradale o di un treno per fermare scempi ambientali come gli inceneritori.
Fatta questa premessa generale vi è la questione di fondo che rischia di non essere compresa: alla criminalità finanziaria e mafiosa non servono persone con qualche "macchia" ma persone linde e insospettabili. Non a caso nel 1992 Craxi e Andreotti, ad esempio, erano "bruciati", ed oggi ad essere ormai "bruciati" sono i Berlusconi e Dell'Utri... Non a caso in allora si puntò su altri "rappresentanti", così come oggi si punta ad un "ricambio". E se scendiamo nei territori, dove le trattative ed i compromessi tra politica-economia e criminalità finanziaria e mafiosa sono all'ordine del giorno troviamo miriadi di incensurati, laureati e professionisti con master ed encomi, al servizio dei patti scellerati, del grande riciclaggio, dell'assalto al territorio, dell'economia, dei servizi e dei fondi pubblici. Non comprendere questo è grave e fuorviante, così come è fuorviante il "delegare" alla magistratura e quindi agli atti giudiziari la soluzione del problema. Prima di tutto perché la magistratura arriva dopo, quando il danno è fatto, poi perché non sempre la magistratura può farcela ad individuare tutte le storture e non sempre vi sono tutti i necessari riscontri per poterlo perseguirlo, e poi, soprattutto perché i fatti di cui sono responsabili i pubblici amministratori, così come il complesso della classe dirigente del Paese (politica ed economica), deve essere valutata e giudicata prima di tutto politicamente dai cittadini stessi. Ecco il punto: non delegare ma assumersi la responsabilità di valutazioni e giudizi politici in quanto cittadini e non quindi perché ci sono giudici o procure che li esprimono sul piano penale, giudiziario. Questa è la questione delle questioni che ha contribuito alla degenerazione del Paese. Grillo, in questo, soprattutto nel far sua l'impostazione di Travaglio, ha dimenticato che i fatti che emergono dagli atti giudiziari devono essere valutati dai cittadini non in un ottica giudiziaria (che compete esclusivamente al Potere Giudiziario) ma in quella della critica politica e quindi in un giudizio politico, per cui - tra l'altro - non esistono prescrizioni o cavilli.

A questo punto si innesta la seconda problematica e contraddizione: i due pesi e le due misure. Infatti Beppe Grillo con il suo blog, così come nei suoi molteplici interventi e non ultima la prefazione all'ultimo libro di Antonio Di Pietro (uscito mentre in alcune Regioni il MoVimento Grillo concorreva alle elezioni), ha lodato in lungo e in largo Antonio Di Pietro e l'Italia dei Valori. Abbiamo già visto le questioni, prese ad esempio, di Liguria, Campania e Marche, ma non è solo questa il punto. Infatti Grillo, come del resto Travaglio (e come dimostrato dallo "strabismo" de "Il Fatto quotidiano"), ha sempre difeso Di Pietro al di là di ogni ragionevole dubbio, adottando per lui la "scusante" che per altri non è mai stata applicata. Esempio: si attaccava giustamente Clemente Mastella per le sue frequentazioni ed un partito centrato sulla clientela ed il familismo, ma lo stesso giudizio netto non lo si è mai visto sulle frequentazioni di Di Pietro (spesso coincidenti con quelle di Mastella, vedere il caso di Saladino), per dirigenti e candidati che provenivano proprio dalle fila dell'Udeur di Mastella quando non addirittura da Forza Italia, ed in ultimo proprio sulla gestione familistica del partito dell'Italia dei Valori (l'associazione dei tre - lui, la moglie e la Mura - che si gestivano addirittura i rimborsi elettorali destinati al partito, anche per pagare i canoni di affitto delle sedi alla società Antocri dello stesso Di Pietro che così, più agevolmente, pagava i mutui dei suoi personali immobili). Su questa gestione delle risorse dell'IdV, Grillo - come anche Padellaro de "Il Fatto" - sa che a Roma, su segnalazione della Corte dei Conti, è stata avviata un indagine, sa che da una prima rapida verifica patrimoniale condotta dalla Guardia di Finanza sono risultati 15 appartamenti riconducibili al patrimonio di Di Pietro contro i 10 dichiarati (e questo restando solo alla situazione patrimoniale su suolo italiano). Ebbene di questo il blog di Grillo ha scritto qualcosa? Nulla, come "Il Fatto".

Ed ancora, se sugli inceneritori abbiamo già parlato vediamo la questione Grandi Opere. Su queste il blog di Grillo ha sempre criticato aspramente le scelte e decisione del Ministro Lunardi, ma non ha proferito parola sul fatto che tali scelte e decisioni sono state tutte confermate dal Ministro Di Pietro, una dopo l'altra, con gli stessi costi, progetti e società incaricate (fuori da ogni sorta di gara). Anzi Grillo girava l'Italia e attaccava dai palchi le Grandi Opere come esempio della politica trasversale degli affari, indicava le responsabilità di Pd e Pdl, ma mai quelle molto dirette di Antonio Di Pietro. E qui non vi è forse un equivalente "responsabilità politica"? Certo che c'è, ma si fa finta di non vederla, anzi la si vede con strabismo, solo da una parte.

Ed ancora: il voto di scambio politico-mafioso. Anche qui il blog ha parlato spesso e giustamente degli episodi che riguardano i due maggiori partiti, ma si è dimenticato sempre di indicare quella stessa pratica di contiguità, quando non addirittura di complicità, del partito di Di Pietro. L'esempio della candidata ligure alle regionali (già eletta ed amministratore pubblico) che si faceva fare la campagna elettorale dal boss della 'ndrangheta è emblematico. Ne parla addirittura "Il Fatto", ne scrivono l'Espresso online e MicroMega web. Di Pietro balbetta una sorta di risposta che è ancora più inquietante del silenzio. Grillo che fa? Tace, non scrive nemmeno una riga, nulla di nulla.

E sulla confusione delle responsabilità politiche (ignorate) e di quelle giudiziarie (semplificate), di nuovo il blog sembra aver adottato pienamente la linea Travaglio-AnnoZero. Infatti si parla delle grandi inchieste giudiziarie, a volte anche avvallando le violazioni del segreto istruttorio (con grave danno delle indagini in corso e con vantaggio degli indagati), quasi come se non si fossero lette nemmeno le carte delle inchieste, ma come ad un affidarsi al "sentito dire". Si parla sempre di Berlusconi e compagnia, di Scajola e Bertolaso ma non si parla mai, ad esempio, delle pesanti inchieste che scuotono le regioni "rosse" dove l'Italia dei Valori siede al tavolo del potere, vedesi l'esempio della Toscana o della Liguria, per non parlare della Puglia. Sulle prime due nonostante arresti, ammissioni di colpe per corruzione e turbative di gare, commistioni di interessi con faccendieri come Ligresti o di soggetti legati alla 'ndrangheta, il blog ha sempre taciuto; sul caso pugliese invece si è parlato delle escort e delle telefonate Berlusconi-Masi-Minzolini, ma non dei traffici e delle corruzioni in campo sanitario e dei rifiuti che coinvolgono gli uomini del centrosinistra di quella stessa giunta di Vendola, tanto acclamata, che appena rieletta ha dato il via libera agli inceneritori della Marcegaglia, dopo aver autorizzato il Riva ad inquinare un po' di più con gli impianti di Taranto. Ecco anche qui Grillo compare muto, assente. Eppure, leggendo le carte o i semplici fatti, guardando delibere e atti specifici delle amministrazioni coinvolte nelle inchieste, con le truffe sui project financing, le false bonifiche, le concessioni di speculazioni edilizie e traffici di rifiuti le responsabilità "politiche" sono chiare, inequivocabili... ma sistematicamente ignorate.

Vediamo un altro ultimo esempio su questo, che però lega il tutto. E' uscito un libro, prima sulla rete poi anche tradizionale. Si intitola "Tra la via Emilia e il Clan" e racconta della "politica ed economia spregiudicate e di quella mafia in casa che non si vuol vedere". Parte dal crocevia di commistioni di interessi che ruota sull'Emilia Romagna e ricostruisce il contesto passato e recente che ha sdoganato le mafie. Quindi si parla degli affari di mezza Italia, di cemento e rifiuti, di appalti e società partecipate, non solo di morti ammazzati. Un libro che in Emilia sta facendo discutere perché mette nero su bianco i fatti - indipendentemente dal rilievo penale - che dimostrano chiaramente responsabilità e protagonisti, con nomi e cognomi. Lo stanno presentando e promuovendo i ragazzi di quei Meetup del MoVimento 5 Stelle di Grillo. Ebbene, Grillo chiese il materiale, disse più volte che voleva pubblicare un post su questo libro. Poi invece nulla: di questo libro, con prefazione scritta da Ferruccio Sansa, non osa parare. Perché? Probabilmente per le stesse ragioni di ogni contraddizione evidenziata in questo libro: fare grandi proclami e generalizzare è una cosa, indicare i fatti con dettaglio significa scontrarsi ed aprire anche le contraddizioni all'interno di quel MoVimento e dei Meetup dove Grillo ha inglobato tutto ed il contrario di tutto. Così la "censura" che si combatte la si applica senza alcun problema, si procede ad attaccare "l'ectoplasma" mafioso e di mafia-politica-servizi, si punta l'attenzione dove il "sistema" stesso vuole dirottare gli sguardi, ma non si osa rompere l'omertà sulle trattative e gli affari che territorio per territorio vi sono state e vi sono perché la mafia non è solo aspetto criminale o di collusioni politiche bensì è soprattutto "affari" nel centro nord, non solo al Sud e non soltanto grazie ai Palazzi romani.

Ed è proprio sulla "censura", che sempre più spesso è mascherata da un abile "manipolazione dell'informazione", che chiudiamo questa riflessione che dovrebbe farci capire che il blog di Beppe Grillo è pienamente funzionale al "sistema". Da anni parla del "regime" e della "censura" berlusconiana. Ma l'altra censura l'ha dimenticata? Quella del "centrosinistra"? Quella di Di Pietro e dei suoi fedeli dell'IdV che se qualcuno osa indicare i fatti che li riguardano o porre domande, non risponde (anche se predica che i Politici devono rispondere!) e fanno querele e citazioni in civile milionarie? Quella de "Il Fatto" che tutto ciò che riguarda B. va bene mentre il resto si può nascondere e tacere? Anche questa è "censura"! E' infatti questo il sistema dell'informazione italiano, quanto meno dagli anni Ottanta. Un sistema centrato sulla normalizzazione, sul diffondere le notizie che servono a dirottare l'opinione pubblica e non invece quelle che permettano ai cittadini di valutare e scegliere liberamente e criticamente. Non è un caso che, ad esempio, "Passaparola" di Travaglio sia nato contro una "censura" a Travaglio che non c'è stata? Infatti si urlava che AnnoZero era censurato, che Travaglio era alla porta... ed invece è sempre andato in onda, AnnoZero e Travaglio... Sono andati in onda per fare disinformazione, così come quella di Minzolini. Ad una disinformazione di centrodestra si è contrapposta una disinformazione di centrosinistra-molto-dipietrista. E Grillo ha avvallato. Ed è così che si sono generati mostri: presentati movimenti antimafia che di antimafia non avevano manco un capello, si sono deformati i fatti e accreditati (contro quel rispetto che si pretende, a parole, della Magistratura) dichiarazioni di collaboratori di giustizia la cui attendibilità è tutt'altro che provata e riscontrata, si è promossa una campagna mediatica che ha permesso di presentare De Magistris come un nuovo Falcone quando invece è stato il primo che ha contribuito ad affossare quelle prove a carico dei potenti nelle inchieste da lui promosse, così da farne un martire e portarlo sull'agone politico. Si è sostenuto che bisogna appoggiare candidati indipendenti, guarda caso nell'IdV, come Alfano e De Magistris per portarli al Parlamento Europeo a combattere le mafie, dimostrando di non conoscere nemmeno le funzioni ed i poteri del Parlamento Europeo.

Ed ancora: Beppe Grillo ha visto ad esempio giusto quando ha indicato il "popolo Viola" nazionale quale ultima trovata dei partiti per rifarsi un poco di quella faccia divenuta impresentabile. L'ultima "colonia" nella cosiddetta società civile, dopo le Legambiente e le Libera, i girotondi dei Dalla Chiesa e dei Pardi, dopo le "agende rosse" sponsorizzate, per conquistare qualche consenso e qualche voto. Ha fatto bene Grillo a prendere le distanze da questo ennesimo "paravento" dei Partiti... ma allora perché il suo blog non rompe con quella disinformazione che finisce per accreditare tesi complottistiche o fuorvianti? Non può non rendersi conto che sostenere che la mafia sia stata usata dallo Stato sia devastante e surreale, così come non può credere davvero che, ad esempio, Santoro ed AnnoZero siano esempio di informazione libera, quando invece non solo è strumento complementare all'informazione dei Minzolini e, quindi, non inchiesta a 360 gradi, non sui fatti, ma "militante" e funzionale al "sistema". Ma anche qui: come può criticare il "popolo Viola" infiltrato dai partiti quando ha lasciato che l'Idv si infiltrasse nel suo movimento dei meetup? Pretende giustamente indipendenza e autonomia nel Popolo Viola ma non muove dito (anzi) per fare pulizia dei politicanti, dipietrini e demagistrini che dilagano nel suo movimento, rischiando così di intaccare la credibilità stessa delle realtà serie e indipendenti come ad esempio buona parte di quelle emiliane. Anche qui le ambiguità e contraddizioni sono pesanti. Così come è stata la campagna sulla "questione Catanzaro", dove dichiarando l'impegno per l'autonomia e indipendenza della Magistratura, si è avvallato un attacco all'autonomia e indipendenza della magistratura, con quei cortei e presidi sotto il CSM, con quegli attacchi al CSM ed ANM, che erano degli stessi toni - dalla parte opposta - a quelli del grande nemico, il Mr B. Infatti in uno Stato di Diritto, con la separazione dei Poteri, non si può accettare che il Potere Esecutivo pieghi il Potere Giustiziario, ma allo stesso modo non si può cedere alla logica che a condizionare il Potere Giudiziario sia la Piazza.


Ecco che diviene evidente che il blog di Grillo è uno strumento pienamente integrato nel sistema. Lo è, sia che Grillo abbia voluto così, sia che Grillo abbia subito questa evoluzione del suo blog. Infatti vi è una responsabilità che lui ha certamente: aver messo in mano la redazione del blog e la gestione del MoVimento e dei Meetup ad una società di comunicazione. Un impresa, infatti, fa impresa ed è giusto che lo faccia e che guardi al profitto, ma un impresa di comunicazione non può essere quella che valuta i contenuti, eventualmente li deve mettere in una forma adatta alla comprensione, intervenendo sulla forma e non quindi sulla sostanza. Ed ancora: un impresa che fa comunicazione (la stessa che segue il blog e la comunicazione di Di Pietro e dell'Italia dei Valori) non può essere quella che risolve le contraddizioni di un MoVimento politico e dei Meetup dove, non a caso, sono pesanti le infiltrazioni dei partiti come l'IdV. Grillo non ha voluto intervenire, non ha risolto problemi che sono divenuti con il tempo sempre più abnormi, facendo diventare il suo blog da una risorsa ad un pericolo... Un pericolo perché è divenuto strumento per deviare le attenzioni e quindi le azioni là dove il "sistema" stesso vuole. Ecco perché da blog anti-sistema è divenuto un blog funzionale al sistema.

Grillo può dare una sterzata e rompere con questa degenerazione o può restare silente e continuare a far convivere le contraddizioni qui, ad esempi, evidenziate, continuando ad avere un MoVimento in Emilia Romagna fatto di ragazzi indipendenti che lavorano bene, onestamente e determinazione e che invece in altre realtà è pienamente integrato nel "sistema" come in Campania, Liguria, nelle Marche e via così passando per la Toscana, il Piemonte ecc ecc.
Grillo è divenuto un mito, un leader, volente o nolente, e quindi ha la responsabilità di compiere delle scelte e di rispondere, che gli piaccia o meno. Ed il non scegliere, il non chiarire e non rispondere, nel mantenere queste contraddizioni e ambiguità è una risposta.

L'informazione sui fatti in Italia non è lo strabismo de Il Fatto e di AnnoZero, l'impegno civile e politico non è acclamare le manette ed aspettando le "sentenze" dai Magistrati come soluzione. La politica e l'impegno civile sono una cosa seria e non si fanno con società di Marketing con il fine di "orientare l'opinione pubblica"... anche perché questo non è altro che la stessa identica cosa che ha fatto, con l'uso della televisione - anziché del web -, proprio Berlusconi, in nome e per conto di un "sistema" che aveva bisogno di un nuovo "salvatore" che sapesse riproporre agli italiani una fantomatica divisione alla Guareschi, perché così tutto si pensava potesse cambiare e nulla è cambiato e cambierà, nemmeno con il già programmato e definito post Berlusconi.

"Il complotto ci fa delirare perché ci libera
da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità"

Pier Paolo Pasolini

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