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Quei soldi del Pesce negli slip della figliola... e la corruzione bipartisan

273 mila euro negli slip della signorina Pesce...[AGGIORNAMENTO AL 5.5.2010 - La Procura di Genova ha avviato la rogatoria per il sequestro di 2 milioni di euro a Montecarlo delle società di Pietro Pesce]
Ne abbiamo parlato molte volte di Pietro Pesce, lo abbiamo segnalato più volte per molteplici questioni questo mattonaro tra Cogoleto (Arenzano, dove vive) ed il savonese dove scorrazza. Vuoi per il rilevato ferroviario di Celle Ligure, vuoi per elementi di contatto - fotografati nei cantieri di Celle -, con la Co.For dei Guardaccia, vuoi per gli affari comuni con l'Andrea Nucera della Geo srl (con base in un bel paradiso fiscale) e di altre società che si incrociano spesso per abusi, sempre più spesso (dopo l'abbandono dal posto di guida del Palazzo di Giustizia di Savona del Procuratore Scolastico) sotto sequestro. Ne abbiamo parlato per quel rapporto consolidato con la politica e per quegli affari in nero di Fiorani. Ed anche qui, alla fine i nodi (anzi gli slip) vengono a galla...
Dopo la condanna per frode fiscale e le sanzioni per i box "in nero", a seguito dell'indagine della Guardia di Finanza con la Procura di Genova e dopo i sequestri al Comune di Cogoleto ed alla società del Pesce, per centinaia di concessioni edilizie alquanto dubbie, la svolta è venuta dagli slip della signorina Pesce, la figlia di Pietro, sorpresa a varcare il confine con la Francia, con tante banconote nascoste nel suo intimo.

Giovanna Pesce è una delle figlie del signore del mattone tanto amato dalle amministrazioni dell'una e dell'altra parte. Quando è stata bloccata sul confine, mentre dalla Liguria tentava di raggiungere Montecarlo, con 273 mila euro nascosti negli slip, si è avviata la nuova inchiesta che porta ai conti esteri ed alle mazzette, con accuse di corruzione e riciclaggio. Era ottobre 2008.

Dalle prime rogatorie con il Principato di Monaco, se pur con risposte parziali, arriva la conferma alle contestazioni mosse dalla Procura. Ma oltre ai conti con milioni di euro nascosti all'estero, ancora una volta, potrebbero rappresentare uno dei tesori comuni del duo Pesce-Fiorani, l'inchiesta svela la vera "capacità" del costruttore: la corruzione e, quindi, le forti entrature con politici, amministratori e funzionari pubblici.

Dall'indagine emerge una mazzetta di cinquantamila euro, consegnata direttamente nell'ufficio di Sindaco di Albissola Marina. Allora il sindaco che incassò era Stefano Parodi, divenuto poi, con voto bipartisan - che ha compattato centrosinistra, centrodestra e pure l'Udc - Presidente del Consiglio Provinciale di Savona, eletto con la tornata che ha incoronato Angelo Vaccarezza alla guida dell'Amministrazione provinciale. A consegnare la tangente per conto di Pietro Pesce è stato un altro politico: Alberto Ferrando, ex esponente del centrodestra, poi passato al centrosinistra, mentre veniva assunto dalla società di Pietro Pesce, è divenuto poi capogruppo della lista "Insieme per Celle" che ha portato alla guida del Comune di Celle Ligure, quello degli affari d'oro proprio del Pesce, Renato Zunino.

Altro filone dell'inchiesta è quello sul favoreggiamento. Qui ci finiscono alcuni pezzi da novanta. Roberto Bonfanti, ex capo ufficio accertamenti della Direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate, che secondo la Procura ha avvallato quel concordato "tenero" del Pesce dopo la verifica fiscale. Infatti La Pietro Pesce spa aveva avviato un concordato, molto vantaggioso, con l'Agenzia delle Entrate, per far rientrare i capitali nascosti in Irlanda ed a Montecarlo.
L'avvocato Muscolo, noto legale genovese figlio d'arte del più noto massone piduista Pietro Muscolo - grande maestro delle logge coperte -, che avrebbe dato al Pesce un "consiglio azzardato" per far sparire dai terreni di Molinetto le tracce consistenti del cromo esavalente della Stoppani che doveva essere bonificata (qui operava l'Eco.Ge dei Mamone) ed invece vedevano le sostanze tossico-nocive venir buttate nella Discarica di Molinetto. L'area dove erano in costruzione i nuovi capannoni opera del Pesce era stata posta sotto sequestro dai Noe e dalla Procura perché vi era una elevatissima concentrazione di cromo esavalente, probabilmente riportato alla luce dalle pioggia. Era l'agosto 2008 e la telefonata tra l'avvocato Muscolo e Pesce viene intercettata e svela che il legale suggerisce al Pesce di provvedere a ripulire il piazzale con una autobotte, così da eliminare dall'area le tracce della sostanza tossico-nociva, che così finiscono nel torrente.

Da qui, dove sono già giunti i rinvii a giudizio per Pietro Pesce e Roberto Bonfanti, le attività investigative trovano conferma anche sui seri dubbi relativi all'operato dell'Arpal e da qui trovano impulso le inchieste che scuoteranno questo ente di controllo - di nomina politica ! - che dovrebbe tutelare l'ambiente e quindi la salute e che invece, come si conferma dalle più recenti inchieste giudiziarie, avrebbe piegato le risultanze per coprire livelli di inquinamento fuori dai limiti di legge, oltre aver proceduto ad assegnazioni di incarichi ad una società legata al suo Dirigente (nominato da Biasotti e - sempre - confermato da Burlando)... Questioni che noi avevamo già sottolineato in più occasioni, in relazione alle pesanti omissioni ed analisi estremamente dubbie sugli effettivi livelli di inquinamento derivanti da impianti e operazioni di "false" bonifiche.

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