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Casino a Sanremo, tra Opus e Scajola c'e' un casinò...

Il Casinò di Saremo al centro di interessi mafiosi, criminali e politici

Che a Sanremo siano decisivi da sempre poteri "altri" rispetto a quelli dello Stato è risaputo. Così come avevamo anche già evidenziato che sul Casinò di Sanremo continuano ad essere forti gli interessi mafiosi e gli affari sporchi tra riciclaggio, usura e corruzione. Ora, se tornano alla ribalda camorristi mezze calzette, strafottenti e quaraquaqua, abbiamo anche la potente rete di potere dell'uomo dell'Opus Dei (e delle banche da Capitalia a Carige arrivando a Mediobanca e Ior, entrato pure nella Rai di Masi), alias Marco Simeon con la sua associazione "Leonardo Da Vinci" che ci svela un conflitto aperto nelle file del Pdl, proprio nel regno del clan Scajola. E se c'è il Casinò c'è anche il gioco galleggiante sulle navi MSC di Aponte.

Vi è un indagine dell'Antimafia che ha come oggetto di attenzione gli eredi del clan camorrista che fu del boss ZAZA, ovvero il boss Giovanni TAGLIAMENTO, considerato "l'ambasciatore" della Camorra in Costa Azzurra, latitante già inguaiato anche in terra francese, capace di farsi galletto e coprendo la sua pochezza di uomo con tanta arroganza ed i cui beni (per un valore di quasi 1 milione di euro tra conti, immobili, società e auto) sono stati già confiscati su iniziativa della DIA di Genova. Vi sono quindi gli uomini della "Leonardo Da Vinci" che dal Casinò di Sanremo hanno ramificato le attività "criminali" dalla terra ferma alle navi da crociera finendo indagati e arrestati dalla Gip di Sanremo su richiesta della Procura. Vi sono quindi i regolamenti di conti politici in casa Pdl... e gli equilibri di potere nel regno di Scajola [clicca qui e leggi il capitolo de "Il Partito del Cemento" di Marco Preve e Ferruccio Sansa].
Ma andiamo con ordine, vediamo la questione dei signori arrestati per il gioco "galleggiante", poi il contesto e l'aspetto politico e quindi quello mafioso...

Roberto MENTO, dal Casinò alla galeraLa Procura di Sanremo scopre che chi gestisce il "gioco" sulle navi della "MSC Crociere" bara pesante. Il 2 gennaio 2010 il Gip firma l'ordinanza di arresto [clicca qui per leggerla integralmente in formato .pdf] per i tre soci della "SEVEN SEAS ENTERTAINMENT GROUP LLC": Riccardo GRECO, 67enne di Sanremo, Roberto MENTO, 55enne, primo assistente della Direzione giochi del Casinò di Sanremo ed Angelo BARZELLONI, 42enne, nato a Torino, residente a Savigliano (Cuneo), di fatto domiciliato a Varazze (Savona) ed al momento dell'emissione dell'Ordinanza di custodia cautelare in carcere resosi latitante in Brasile.
Con questi sono anche indagati sei dipendenti della società: il tecnico delle slot Cristiano TOSELLI, i 'casinò manager' Riccardo SERRA, Jerome IOZZA, Andrea ANGIOLETTI, Paolo POCHETTINO e Tiziana LEVI.
La Procura contesta, nel primo capo di imputazione, l'associazione per delinquere per il GRECO, il MENTO ed il BARZELLONI che, "in concorso tra loro e con TOSELLI Cristiano, SERRA Riccardo, IOZZA Jerome, ANGIOLETTI Andrea, POCHETTINO Paolo e LEVI Tiziana", si sono "associati tra di loro al fine di commettere più delitti di furto aggravato in danno della MSC sa, società estera esercente attività di navigazione marittima a scopo di turismo, sottraendo abitualmente, in qualità di soci e/o dipendenti della SEVEN SEAS ENTERTAINMENT GROUP L.L.C - società che per conto della MSC gestisce i casinò a bordo delle navi della flotta - ingenti somme di denaro costituenti parte di quelle giocate dai croceristi ai tavoli dei casinò, essendo in particolare:
- MENTO Roberto, GRECO Riccardo e BARZELLONI Angelo i promotori, capi ed organizzatori di detta associazione, avendo provveduto a tal fine a costituire la SEVEN SEAS ENTERTAINMENT GROUP, a concludere gli accordi contrattuali con la MSC SA, ad assumere e ad istruire i casinò manager ed il personale tecnico impiegati nelle sale da gioco a bordo delle 10 navi della flotta MSC su come sottrarre parte delle somme giocate e perse dai croceristi, su come preparare una falsa contabilità da esibire alla MSC SA e su come sbarcare clandestinamente dalle singole navi le somme illegalmente sottratte;
- SERRA Riccardo, IOZZA Jerome, ANGIOLETTI Andrea, LEVI Tiziana e POCHETTINO Paolo nella loro qualità di casinò manager e TOSELLI Cristiano nella sua qualità di tecnico delle slot machines, partecipi, con il compito di eseguire le disposizioni di MENTO, GRECO e BARZELLONI, di stornare ed occultare parte delle somme giocate ai tavoli dei casinò dai croceristi, di redigere una falsa contabilità degli incassi da esibire alla MSC ed infine di custodire a bordo delle navi le somme sottratte e sbarcarle clandestinamente al termine delle singole crociere..."
L'indagine, che si è potuta avvalere anche del fondamentale supporto delle intercettazioni, ha permesso di quantificare in circa 1.200.000 euro l'ammontare del profitto illecito della associazione a delinquere dei GRECO-MENTO-BARZELLONI e raccogliere consistenti e gravi indizi sulla colpevolezza dei soggetti in questione tanto da aver visto rigettare dal Tribunale Riesame i tentativi delle difese di ottenere la scarcerazione di MENTO [clicca qui per leggere integralmente il provvedimento in formato .pdf ] e di GRECO [clicca qui per leggere integralmente il provvedimento in formato .pdf ]. A nulla sono valsi i tentativi difensivi che erano volti a contestare non il merito delle imputazioni, ma la competenza territoriale di Sanremo in quanto si affermava che la società SEVEN era società off-shore e le navi MSC battevano a loro volta bandiera estera e con sede legale della società in Svizzera. Gli elementi raccolti dalla Procura (oltre che documentare con le intercettazioni il tentativo di inquinamento delle prove ed il rischio di fuga) anche sul luogo ove si è promosso e diretto il piano criminoso sono inconfutabili, e così è anche per il Riesame. Il luogo è Sanremo!

Ma vi è di più. Infatti Roberto MENTO non è solo un socio della SEVEN e non operava solo sui casinò galleggianti delle navi MSC. Il MENTO è anche il Primo assistente della Direzione giochi del Casinò di Sanremo, la casa da gioco in cui gli intrecci di interessi e gli appetiti sono sempre stati una costante e, struttura, che ha sempre saputo garantirsi un silenzio protettivo che non sarebbe erroneo chiamare omertà!
Come Casa della Legalità sollevammo, ad esempio, la questione della "commissione paritetica" dove la spartizione degli utili coinvolgeva a pieno titolo anche il Sindacato. Un modo come un altro per fare stare tutti buoni, ognuno con la sua bella fetta di torta. Era il 23 luglio 2009 quando pubblicammo - e nonostante abbiano discusso ampiamente nei palazzi del sindacato ponentino non è mai giunta mezza smentita - queste notizie: "A Sanremo, infatti, si è davanti ad un fatto davvero singolare, su cui sarebbe anche opportuno che chi di competenza facesse qualche verifica. Vediamo, quindi, la questione del Casinò di Sanremo che, pur non essendo legata alla questione "cemento", ci aiuta a capire, una volta di più, cosa sia divenuto il Sindacato e quindi, anche, la sua politica del "più cemento per tutti".

La Cgil qualche settimana fa ha dichiarato 50 ore di sciopero ed ha detto di rappresentare 160 lavoratori. La trattativa per il contratto vede le altre 4 organizzazioni andare avanti con la trattativa e la Cisl e la Uil che litigano affermando entrambe di essere il sindacato più rappresentativo dell'azienda: quindi entrambe hanno più dei 160 iscritti che dichiara la Cgil. Ma il sindacato autonomo rivendica una rappresentanza di oltre 100 lavoratori ed il sindacato UGL dice di essere molto rappresentativo. Il totale degli iscritti dichiarati è di oltre 800 lavoratori. Peccato che i dipendenti del Casinò siano poco più di 400 quindi o qualcuno dichiara il falso oppure c'è un'altra spiegazione. La spiegazione in effetti c'è. Al Casinò di Sanremo non vale la regola che vale in tutti i posti di lavoro del mondo, ti iscrivi, rilasci una delega e l'azienda ti trattiene i soldi. No al Casinò tutti i lavoratori pagano una piccola quota alla commissione paritetica, un organismo interno che dovrebbe prevenire i conflitti e le vertenze individuali.

L'azienda versa un'altra quota alla commissione e i sindacati fanno tombola. Ogni sindacato si prende i soldi della commissione in base ad accordi precostituiti. In pratica Ugl e sindacato autonomo si prendono le quote relative ai loro iscritti e tutto il resto se lo dividono Cgil, Cisl e Uil in percentuali predefinite circa un terzo a testa. I soldi sono parecchi e consentono alle organizzazioni sindacali confederali una bella vita: distacchi non retribuiti per i dirigenti, trasferte in aereo a Roma con alberghi di lusso e di regalare ai lavoratori del Casinò la compilazione del modello 730 della denuncia dei redditi (quello che i pensionati pagano!). Il tutto senza pagare iva e tasse e presentando bilanci come associazioni no profit. Non stiamo parlando di noccioline, ma di una partita che si aggira oltre i 100.000 euro all'anno e la cui contabilità è tenuta dall'azienda in modo molto riservato".

Marco SIMEON con il presidente della CEI BagnascoTorniamo però a MENTO. Questi, oltre ad essere nella cabina di regia della grande truffa sui casinò galleggianti ed occupare uno dei ruoli chiave nella casa da gioco di Sanremo, è anche esponente dell'associazione "LEONARDO DA VINCI", fondata da Antonio BISSOLOTTI (già assessore al Turismo) nel 2004 e guidata - come già ricordato - dall'uomo dell'OPUS DEI e del MINISTERO DELLA MISERICORDIA, ovvero Marco SIMEON, da sempre legatissimo al potere bancario (non solo vaticano dello Ior ma anche di quello "laico" - Carige, Capitalia, Mediobanca - sotto l'ala di Cesare Geronzi) e recentemente - ottobre 2009 - anche entrato nella Direzione della RAI - con il direttore MASI - quale responsabile dei Rapporti istituzionali e internazionali della RAI.
E' qui, quindi, che si apre il quadro sull'aspetto politico della vicenda che viene scoperchiata dall'inchiesta della Procura di Sanremo.
Se il potente SIMEON lo abbiamo già incontrato spesso in diverse vicende, anche grazie al lavoro di Marco Preve su "Repubblica", e di lui si è occupata anche la trasmissione "Report" per una parcella milionaria (1.300.000 euro) relativa ad un consulenza per una speculazione edilizia a Roma. In sintesi la questione raccontata da "Report" è questa: alla società Lamaro dei fratelli Toti serviva che le suore dell'Assunzione ed il Vaticano vendessero loro il complesso di Viale Romania e per convincere gli ambienti ecclesiastici diedero quindi mandato a SIMEON.
Tornando alla "LEONARDO DA VINCI" occorre premettere che questa è di fatto il "Partito del Casinò", tutto interno al PDL e da sempre ha un motto, cognato direttamente dal cattolicissimo SIMEON, come si evince dalle intercettazioni: "Bisogna comportarsi come dice SIMEON: se non puoi far del bene ai tuoi amici, almeno fai del male ai tuoi nemici".

E la LEONARDO DA VINCI non vuole nelle sue mani solo il Casinò ma tutta Sanremo. Non è un caso che indagando sul marcio del Casinò l'appartenenza alla DA VINCI sia una costante e nemmeno può essere pura coincidenza che con l'emergere di questo legame il Procuratore di Sanremo parli di un "gruppo di potere interno ed esterno" alla casa da gioco che veniva usata "come un bancomat". Vediamo con ordine.

i dirigenti della Leonardo Da VinciDella LEONARDO DA VINCI ad operare al Casinò non c'è solo MENTO, bensì, ad esempio, troviamo anche Enrico FAZZINI, il numero due nella DA VINCI di Marco SIMEON, come vicepresidente. FAZZINI è anche dipendente del Casinò ed è anche il cassiere che ha promosso una nemmeno troppo velata minaccia al responsabile della sicurezza della sala da gioco, Roberto Negro. "Devi fare attenzione a non salire troppo in alto, perché se ti fanno qualche piattino avvelenato potresti cadere rovinosamente a terra" è l'avvertimento testuale rivolta da FAZZINI a Negro dopo l'esplodere dell'inchiesta che intanto ha visto allungarsi la lista degli indagati. Negro è un ex poliziotto che lavora al Casinò come manager antitruffe e sta lavorando per conto del vertice della Spa che ha annunciato una pulizia a 360 gradi all'interno della casa da gioco di Sanremo.
Vi è poi l'esempio della responsabile dell'ufficio paghe del Casinò, Marialuisa GUGLIOTTA che, sostenuta dalla LEONARSO DA VINCI, è entrata nel Consiglio Comunale nelle fila del PDL.
Come ricorda Marco Menduni su Il Secolo XIX: "Nelle intercettazioni della procura e dalle indagini si comprende bene quale sia lo stretto legame tra la "Leonardo" e il Casinò. Il settanta per cento dei soci e dei simpatizzanti del club è rappresentato o da dipendenti o da personaggi legati in maniera molto stretta alla casa da gioco".
Ed in questo contesto vi è soprattutto la volontà di questo "Partito del Casinò" tutto interno al PDL di far sì che Scajola ridia loro il pieno potere. In gioco, infatti, ci sono appalti, commesse e rifornimenti, ma soprattutto i soldi liquidi e non possiamo non tenere presente che nella sala di gioco di Sanremo mancano all'appello, tanto per rendere l'idea, 10 milioni di euro.

Nelle intercettazioni delle telefonate di MENTO & C ricorrono i nomi di primo piano della DA VINCI che palesano l'intrecciarsi dei rapporti tra le Pubbliche amministrazioni locali ed il Casinò.
Chi tira i fili e decide non ricopre ruoli pubblici ma lo fa nell'ombra e questo sistema viene svelato proprio dalle intercettazioni dell'inchiesta come ricorda sempre Marco Menduni su Il Secolo XIX: "A reggere le fila del gioco, a manovrare il gioco di scambi e di favori, è in realtà qualcuno che non si è presentato al voto, ma manovra dalle retrovie. In particolare proprio i vertici della LEONARDO: SIMEON e BISSOLOTTI. E lo stesso MENTO. Che, quando qualcuno non sta al gioco, prevede che "bisogna far del male ai nostri nemici"".


Lo scontro si fa aperto quando la LEONARDO DA VINCI avanzò la candidatura a sindaco di Sanremo di Donato DI PONZIANO, presidente della Spa del Casinò, ma Claudio SCAJOLA decise per Maurizio ZOCCARATO. Questo per gli uomini della DA VINCI era un "affronto", come era considerato "affronto alla LEONARDO DA VINCI" anche il semplice rigetto di una pratica perché tutto si regge sul do ut des in cui "se ci fanno passare la nostra, noi gli diamo una mano votando per loro". Se SIMEON pubblicamente afferma che come LEONARDO si erano espressi per DI PORZIANO ma poi quando ZOCCARATO aveva chiesto il loro consenso hanno deciso di sostenerlo, le intercettazioni dimostrano che all'interno del centrodestra sanremese si è scatenata una vera e propria fronda interna. Su tutto questo però gli esponenti politici di Sanremo tacciono. Anche chi sa non parla, come nel caso del neo-acquisto di Claudio BURLANDO, Massimo DONZELLA. Questi uscito dal PDL diventa l'uomo di punta della lista imperiese per le elezioni regionali del pidino BURLANDO e davanti a quanto emerge cosa ha da dire? Semplicemente che: "Anche nel PDL sono sempre stato ben lontano dal gruppo della LEONARDO. Non è la mia storia, loro hanno un modo ben diverso di interpretare la politica"... e se gli si chiede, come ha fatto Menduni, quale sia questo "modo" che lui non condivide, il DONZELLA risponde "Mi spiace, ma non m'interessa, non dico nulla".

Tornando alle intercettazioni che rivelano quanto il gruppo della LEONARDO volesse una soluzione diversa per la scelta del sindaco di Sanremo, sono da segnalare quelle di FAZZINI. In particolare sono due le frasi che rendono chiara la posizione: "Con ZOCCARATO non c'è niente da fare, non ci sta nemmeno a sentire" e "Bisogna riuscire a contattare il Ministro [Scajola, ndr] e spiegargli le cose, bisogna fare in modo che ci lasci la massima libertà di azione".
ZOCCARATO diviene sindaco di Sanremo e nel rigettare tutte le richieste della LEONARDO vara anche una Commissione con il compito di verificare la gestione del Casinò, contabile e delle assunzioni.

Claudio SCAJOLA dopo l'esplodere della nuova inchiesta che punta dritta al Casinò ha avuto parole durissime contro la lobby del Casinò (che poi è dello stesso suo partito e che, comunque, non ha avuto nemmeno grossi problemi a perseguire i propri "affari" quando il Comune era in mano al centrosinistra, durante l'amministrazione retta dal sindaco BOREA).
E il Casinò, territorio della LEONARDO DA VINCI, è un campo minato. Da un lato le questioni economiche, dall'altro la questione assunzioni e poi ancora, sempre, gli interessi delle organizzazioni mafiose. SCAJOLA è scaltro e sa che non può correre rischi di finire schiacciato da questa commistione di interessi e di affari sporchi che, da un momento all'altro, rischia di esplodere sotto i diversi filoni delle inchieste giudiziarie.
Inoltre SCAJOLA ha una partita tutta aperta da giocarsi con l'amico Gaetano SCULLINO nella vicina Ventimiglia... Non solo e non tanto le ennesime speculazioni edilizie che restano una costante, bensì quella "Zona Franca" che, previste dal Governo Prodi, lo SCAJOLA vuole concretizzare al più presto e su cui indovinate un po' chi può porre le proprie attenzioni ed i propri business? Basti pensare che una "Zona Franca" su quel confine, crocevia accertato di traffici illeciti e riciclaggio, avrebbe potenzialità in cui i giri d'affari da 800/900 milioni annui del Casinò diventerebbero bruscolini.

Vi è pronta ad esplodere la partita di quaranta assunzioni clientelari del 2002. L'anno di arrivo di MENTO, uomo di fiducia di BISSOLOTTI. E su quelle assunzioni sembra che la Procura possa anche contare su un testimone, pronto a raccontare chi gestì quella partita e chi incassò le tangenti in cambio dei posti di lavoro. E poi vi è la questione dei 10milioni di euro svaniti come nel nulla. Anche qui la presidenza del Casinò ha dovuto denunciare tutto ed ora si fa strada lo scoperchiamento di quel complicato meccanismo di fidi, prestiti, ma anche cene e alberghi pagati, messi a disposizione dei giocatori che si mostravano disponibili a giocare tanto sui tavoli della sala da gioco sanremese. Si guarda alle commesse pagate ai "manager" di questi tanto desiderati giocatori che hanno portato sull'orlo del crack il Casinò, dietro ad un giro di garanzie inesistenti, assegni scoperti e fidi ingiustificabili che portano, appunto, al buco milionario. Un sistema per cui il Casinò era appunto "come un bancomat" e che poteva reggersi solo grazie a potenti coperture interne. Ed è proprio a questo livello che punta la Procura: "Siamo di fronte a un gruppo di potere, che organizza e decide anche grazie a una serie di complicità in determinati punti chiave".

E se si è già arrivati all'indagine e gli arresti, a partire da quello di MENTO, per associazione per delinquere, ricettazione e riciclaggio, è nei rapporti di MENTO e del gruppo della LEONARDO, nelle intercettazioni, che si comprendono gli altri tasselli del puzzle. Ad ogni fatto scoperto dalle intercettazioni telefoniche arrivava puntuale il riscontro documentale, con un punto di svolta nel Porto di Genova. Era il novembre 2009 quando la MSC "Splendida" approda nel porto del capoluogo ligure e Riccardo SERRA viene fermato con altri due, subito dopo lo sbarco, sotto casa e gli trovano addosso 97.500 euro. SERRA all'interrogatorio parla spontaneamente e confessa.

Che le intercettazioni siano un essenziale, fondamentale, strumento di indagine ce lo dice anche l'ultimo tassello di questo intreccio di interessi illeciti che fa capolino al Casinò di Sanremo ed è quello che riporta le attenzioni sulla Camorra e su vecchi e nuovi affari a cavallo del confine, tra la riviera italiana e la costa azzurra francese.


TAGLIAMENTO, il boss sbruffone senza coraggioIn Francia è stato arrestato il latitante Giovanni TAGLIAMENTO, finito in un inchiesta della magistratura francese per le tangenti che giravano attorno al progetto di costruzione del più alto grattacielo di Montecarlo, la Tour Odéon, di circa 170 metri. Nell'inchiesta con il boss mafioso finiscono anche René VESTRI, Sindaco di St. Jean Cap-Ferrat e Senatore della Repubblica francese e Gerard SPINELLI, sindaco di Beausoleil, centro a due passi dal Principato. Il costruttore monegasco Lino ALBERTI dirà agli inquirenti che aveva ricevuto 150 mila euro dai fratelli MARZOCCO in "occasione delle trattative per il progetto Odéon" ed afferma che la metà era destinata a SPINELLI, con versamenti da lui effettuati in diversi momenti per un totale di 65mila euro. Ma a casa di ALBERTI, sposato con l'erede della famiglia GRUNDIG, la polizia aveva trovato una busta con scritto "Odéon Gerard primo pagamento fine giugno 125 mila euro". Se Gerard SPINELLI cerca di difendersi dall'accusa di corruzione dicendo che ci sono anche altri Gerard, le dichiarazioni di ALBERTI su quelle somme di denaro sono nettamente opposte: "erano destinate ad assicurare il corretto funzionamento dell'operazione, evitando che SPINELLI si opponesse, in un modo o nell'altro, alla realizzazione del progetto". SPINELLI si farà qualche mese di carcere ed uscirà su cauzione da 100mila euro nel febbraio con l'accusa di aver incassato le mazzette per non opporsi alla costruzione della torre Odéon. In parallelo a questa inchiesta per "corruzione passiva" l'autorità giudiziaria d'oltralpe persegue anche un'altra inchiesta per corruzione attiva e riciclaggio. In questo caso a finire in carcere ed uscire con una cauzione da un milione di euro è Lino ALBERTI. Il costruttore confessa di aver fatto aprire conti offshore "in Svizzera a favore delle figlie del suo amico"... il senatore e sindaco di Sanit-Jean-Cap-Ferrant, René VESTRI. Alla difesa del senatore francese, centrata sul fatto che non sapeva nulla e che comunque dichiarava "Chi non ha mai frodato il fisco?", il Parlamento francese ha autorizzato la rimozione parziale dell'immunità per permettere ai magistrati di proseguire le indagini su VESTRI.
Manco a dirlo chi si è fatto meno carcere tra tutti è proprio il latitante camorrista TAGLIAMENTO. Il boss rifugiatosi a Mentone per sfuggire alla Giustizia italiana, era stato catturato nel suo appartamento poco distante da Mentone. Il blitz che scattò nell'autunno dello scorso anno, con il mafioso italiano, considerato l'ambasciatore della Camorra sulla costa azzurra, venne arrestato anche Roger MOURET, uomo dal casellario giudiziario praticamente vergine ma ritenuto elemento di spicco della criminalità organizzata del clan italo-grenoblese.

Michele ZAZAInchieste che riportano alla luce i vecchi affari della Camorra a cavallo tra Italia e Francia, ai tempi del boss ZAZA. Come abbiamo anche ricordato nel libro "Tra la via Emilia e il Clan": "Nel corso di un'attività investigativa condotta dalla DDA di Genova e dalla DIA sono state individuate nello scorso anno [1992, ndr] due distinte organizzazioni con base operativa nel ponente ligure e ramificazioni all'estero, dedite ad una complessa attività di riciclaggio di ingenti capitali, di usura e di truffa, resa possibile grazie anche all'appoggio e alla complicità di funzionari di banche. Uno dei gruppi criminali operante in Sanremo, con attività anche in Francia e in Belgio, era diretta da un napoletano (collegato al noto Michela ZARA), il quale, acquisite diverse attività commerciali, turistiche ed alberghiere utilizzava diverse finanziarie intestate a prestanomi e/o vittime e disponeva di una squadra "recupero crediti" composta da elementi messi a disposizione da un personaggio di spicco della criminalità locale.
I punti essenziali della strategia erano i seguenti:
- riciclaggio di denaro sporco proveniente da traffici illeciti, con investimenti in attività commerciali ed imprenditoriali che necessitavano di una notevole movimentazione di denaro;
- usura a tassi elevatissimi, ricorrendo a squadre di criminali per esercitare il "recupero violento" dei crediti e per espropriare le attività commerciali dei malcapitati imprenditori;
- collaborazione di insospettabili funzionari bancari e funzionari pubblici per ottenere l'affidamento senza garanzie ed acquisire credibilità commerciale;
- finanziamento dei vari presta-soldi in attività nei pressi del Casinò di Sanremo e di quelli della Costa Azzurra francese.
Venivano reperite prove per poter attestare che l'organizzazione indagata era una associazione per delinquere di stampo mafioso di matrice camorristica i cui elementi appartenevano ai massimi livelli della "Nuova Famiglia", quali affiliati al clan ZAZA. L'ulteriore sviluppo dell'inchiesta permetteva anche di inquadrare documentalmente la strategia e gli scopi criminali del sodalizio.
In sintesi, con il denaro proveniente:
- dalle attività dei vari presta-soldi in attività presso le case da gioco di Sanremo e dalla Costa Azzurra (tasso di usura in media il 50% mensile);
- da una serie di truffe ed estorsioni ai danni di moltissime persone;
- dallo sfruttamento della prostituzione, sia in due case di tolleranza ubicate in Mentone, sia nei locali pubblici di Montecarlo;
- dai finanziamenti ottenuti con la complicità di ben 15 agenzie di istituti di credito, alcuni di interesse nazionale; veniva acquisito un considerevole patrimonio mobiliare in un pacchetto di obbligazioni e di azioni di una società quotata in borsa, e immobiliare, costituente in alberghi, locali pubblici ed industriali. Il tutto era fatto confluire in una finanziaria di Sanremo, che consentiva di ottenere l'erogazione di ingenti finanziamenti per la gestione di una società esercente l'attività di import-export di carni. Questa società avrebbe dovuto importare grandi quantità di carni e animali vivi dall'estero (Germania, Olanda, Francia) che avrebbero dovuto essere "stoccati" in enormi magazzini realizzati in Liguria e, di lì, smaltiti da altre società collaterali operanti in Campania e gestite da imprese del settore facente capo al clan della Nuova Famiglia".


Fatti che oltre ad essere più volte entrati nei rapporti investigativi erano anche stati indicati chiaramente nel "Rapporto Carrer" sulla città di Ventimiglia, datato 2006 e che se pur elaborato per conto del Comune fu chiuso nel cassetto e lì restò finché lo pubblicammo a frammenti e mettendo a disposizioni in rete la versione integrale (clicca qui). In questo si leggeva: "Fra l'altro, sia da un punto di vista positivo, sia per quanto riguarda gli aspetti negativi legati al riciclaggio e al tropismo della criminalità, bisogna ricordare che al casinò di Sanremo - "il casinò è una cancrena, in cui tutti i processi hanno evidenziato cancrene sempre più profonde non tutte asportate" - fanno da contraltare, per parte francese, ben 21 strutture simili, già oggetto di tentativi di acquisizione da parte della malavita italiana.
L'esistenza "da sempre" di una frontiera ha facilitato, nel tempo, il radicamento in Costa Azzurra di numerosi italiani - "c'è una forte presenza calabrese anche a Mentone", "c'è una presenza di abitazioni ed attività di italiani in Costa Azzurra" - pregiudicati e parenti di pregiudicati compresi, che hanno contribuito ad allargare il retroterra - o la zona antistante, a seconda del come si guarda la questione - creando un continuum estremamente utili e funzionale ad ogni sorta di traffici e manovre. D'altra parte, la criminalità francese passa volentieri da questa parte e non sono mancate le forme di collaborazione, compresi gli aiuti, antichi e più recenti, dei "marsigliesi" ai latitanti italiani".

Antonio ALBERINO, fratellastro di TAGLIAMENTOEd infatti il quaraquaqua Giovanni TAGLIAMENTO, a cui piace fare lo sbruffone guardandosi bene da mettere piede su suolo italiano e pagare il prezzo dovuto (dopo che i suoi beni sono stati confiscati grazie al lavoro della DIA di Genova), dalla terra di latitanza francese non ha dimenticato il vecchio business del Casinò. Tra lui ed il fratellastro Antonio ALBERINO, uomo della contraffazione, non si sa chi sia più ridicolo nel tentativo di cercare di farla franca e atteggiarsi da indistruttibili boss.
ALBERINO è finito arrestato insieme a Salvatore ESPOSITO, nel marzo scorso con contestuale provvedimento di sequestro dei conti correnti e dei negozi che utilizzava come copertura per il mercato dei falsi. Il provvedimento richiesto dalla Procura di Sanremo a carico dell'ALBERINO mette in evidenza la "pericolosità sociale" del soggetto anche alla luce del fatto che avrebbe saputo in anticipo dei provvedimenti che la Procura stava per far scattare nei suoi confronti, oltre che per il legame con il TAGLIAMENTO.
In una telefonata intercettata tra l'ALBERINO ed il TAGLIAMENTO il primo diceva al secondo "ha fatto sette firme" e sette erano i provvedimenti giudiziari firmati dal Procuratore nei suoi confronti nei giorni precedenti, con cui si disponeva il sequestro di conti correnti - con circa 10,5 milioni di euro - e attività commerciali.

Ma l'attenzione dell'Antimafia è soprattutto sul traffico di cocaina, sul racket che colpisce la terra di confine e sulle operazioni di riciclaggio. E' proprio intercettando TAGLIAMENTO che si arriva alla questione del Casinò di Sanremo ed alle recenti inchieste da cui siamo partiti.
Dalle intercettazioni delle telefonate di TAGLIAMENTO si scopre il legame con MENTO.
In una conversazione a seguito di un sequestro di merce contraffatta l'interlocutore di TAGLIAMENTO gli lamentava che "Hanno fatto un altro blitz, non si può andare avanti così, qui non si può più lavorare", e TAGLIAMENTO risponde: "Non ti preoccupare, ci sarà occasione di tirar fuori su soldi a Sanremo. Mi ha telefonato Roberto MENTO e gli ho detto che due amici sardi sono interessati a organizzare un torneo di poker al Casinò". Ed ancora più esplicita è un'altra conversazione: "A Sanremo abbiamo degli amici che ci possono spalancare la porta del Texas Hold'em per fare un sacco di soldi".
Il Roberto MENTO in effetti si darà da fare per l'idea di TAGLIAMENTO, ma DI PONZIANO, presidente della Spa del Casinò, non incontra i due sardi, come dichiara lui stesso a Il Secolo XIX... non perché non gli andassero bene i due uomini mandati da TAGLIAMENTO tramite MENTO... o l'idea del poker americano diventato famoso negli ultimi anni, ma perché all'interno del Casinò di Sanremo vi è una gerarchia che va rispettata e lui non si presta a scavalcare i ruoli e compiti degli altri.

Per il TAGLIAMENTO è andata a buca perché le attenzioni dei reparti investigativi sul Casinò non gli permetteranno di ritentare con "gli amici" tanto facilmente. E così, con il fratellastro ALBERINO sommerso dal peso dei suoi falsi, con i 10,5 milioni sotto sequestro ed i negozi pure, TAGLIAMENTO pare davvero alla frutta, dopo essere fuggito da Ospedaletti a Mentone. Ed è inutile che insulti la DIA, facendo lo sbruffone che li invita ad andare davanti a lui e guardarlo in faccia. Il TAGLIAMENTO venga pure lui sul suolo italiano e faccia una bella cosa: si costituisca e confessi quello che ha combinato in quell'organizzazione mafiosa di cui è parte e che, come avrebbe detto Peppino Impastato, è solo una montagna di merda!

Ora attendiamo gli sviluppi delle inchieste sul Casinò... sul livello politico e su quello più prettamente criminale... ed attendiamo di vedere se il TAGLIAMENTO ha il fegato di cui si vanta... e se è in grado di pagare quel che deve pagare affrontando la Giustizia italiana e finendo nel solo posto che pare proprio cucitogli su misura: il carcere!

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