Per fatto personale
Alcuni stanno spargendo veleni, riportando notizie false. La mistificazione dei fatti, la disinformazione, hanno una sola risposta l'informazione sui fatti.
Ed allora ecco qui la storia di un episodio della mia vita. La racconto in modo sintetico ma completo e poi ognuno non è solo libero di valutare i fatti, ma può anche andare a verificarli direttamente! Di quanti invece vorranno continuare a distorcere la realtà per gettare veleni, fare illazioni, e disinformare, non mi preoccupo più di tanto, ormai, sono abituato...
Un avvocato penalista di Genova, che ospitava nel suo studio legale "l'Osservatorio sulla Legalità e la Questione Morale", vista la mia passata esperienza di organizzatore di spettacoli ed eventi mi propose di fare l'amministratore di una società per riprendere quall'attività. Naturalmente accettai, considerando che vi erano una serie di professionisti, oltre all'avvocatessa, che si sarebbero occupati dei diversi aspetti, quali un Commercialista ed una Consulente del lavoro che mi sono stati presentati dall'avvocatessa stessa. Non avendo mai avuto responsabilità di questo tipo avevo la necessità di professionisti competenti e quindi, senza, non avrei potuto accettare,
In quel momento la società svolgeva un'attività commerciale che era stata attivata per poter produrre quell'utile necessario per attivare l'organizzazione degli spettacoli ed eventi, di cui mi sarei occupato io. Per l'attività commerciale oltre alla selezione del personale (due commesse) l'avvocatessa aveva indicato un professionista di sua fiducia che avrebbe dato una mano per l'avvio.
Il momento per l'attivazione delle attività di organizzazioni di eventi e spettacoli però non arrivava mai e nonostante le rassicurazioni dell'avvocatessa iniziai ad avere dei dubbi. A quel punto inizia una mia piccola indagine, grazie alla collaborazione di diverse persone fidate.
Ho scoperto che era stata attività una sorta di "società parallela", che usava la ragione sociale della società, per effettuare acquisti di materiali e merce da vendere (tutti a debito, per alcune centinaia di migliaia di euro, e senza mai alcuna segnalazione da parte dei creditori al sottoscritto). Si è scoperto che detta merce veniva venduta in un centro commerciale di Fidenza ed in alcuni punti vendita in Svizzera. Inoltre vi erano state assunzioni e licenziamenti di personale e "quadri" senza che il sottoscritto ne sapesse nulla, senza alcuna mia firma e senza che il sottoscritto abbia mai dato mandato in tal proposito al Consulente del lavoro che a domanda specifica (davanti a testimoni) rispose: "è stato un disguido". Analoghi fatti in merito a diverse auto (acquisite alla società senza che mai firmassi nulla) o per una carta di credito "a mio nome" rilasciata dalla banca a persona terza. Uno dei soggetti a cui risultava un debito della società di oltre 80mila euro (ed è stato il sottoscritto a contattarlo per sapere quale fosse la situazione!) alla domanda "ma prima di arrivare, non a 80milana ma a qualche migliaio di euro, non potevate mandare una raccomandata di sollecito all'amministratore?" la risposta è stata "una raccomandata costa". Gli stessi quando gli si sono chieste le carte degli "accordi non si sa con chi", hanno proposto una soluzione: azzeramento totale del debito. Se avevano ragione perché non esigere gli 80mila euro (o almeno una parte) ed invece hanno deciso di rinunciare a tutto? Semplice: si era scoperto il "gioco" sporco.
Tutto questo senza che mai nessuna comunicazione, nessuna richiesta di garanzia o di sottoscrizione di impegni a fronte di contratti, acquisti ed indebitamenti vari, giungesse al sottoscritto. Le carte che io vedevo della società erano regolari, di tutto questo invece nemmeno l'ombra.
A quel punto ho iniziato a raccogliere prove di quello che stava accadendo con alcuni blitz in diverse sedi. Non mi potevo nemmeno dimettere, se lo avessi fatto non avrei più potuto andare a recuperare tutta la documentazione che era stata "intestata" alla società.
Si è trovata una montagna di firme false, di assegni intestati alla società incassati da terzi presso una banca ove lavorava il fratello delle segretaria dell'avvocato. Sì sono trovati contratti firmati a mio nome con persino i dati anagrafici ed il nome sbagliati. Si è trovato di tutto e di più. Si è trovato che chi ritirava i soldi, incaricato dall'avvocato, per effettuare i pagamenti, tra cui i versamenti dei contributi per (le uniche) due persone assunte non li versava.
Addirittura si trova un recapito telefonico di un cellulare che quando lo si chiamava qualcuno rispondeva di essere "Christian Abbondanza", cioè me! Quando ho chiamato io dicendo "C'è un problema: Christian Abbondanza sono io!" mi ha risposto, prima di riagganciare "Basta con questi scherzi telefonici" (anche questa davanti a testimoni, per fortuna esiste il viva voce!).
Qualcuno ritirava (e si teneva) le notifiche indirizzate al responsabile legale della società, cioè all'amministratore, cioè al sottoscritto. Abilmente mai nessuna notifica o raccomandata mi era stata indirizzata, tranne una per cui ho proceduto a pagare, relativa ad un ritardo nel deposito di una modifica presso la Camera di Commercio (di cui comunque doveva occuparsi il Commercialista!).
Con tutta la documentazione mi rivolgo ad un legale, tra i maggiori esperti di diritto societario, l'Avv. Riccardo Di Rella. La situazione era devastante. Le carte raccolte una montagna.
Una volta esaminata la situazione ho proceduto (senza che vi fosse alcun procedimento aperto nei miei confronti!) a denunciare tutto all'autorità giudiziaria. Mi sono, di fatto, anche auto-denunciato, considerando che in Italia (unico Paese al mondo) l'Amministratore di una società risponde comunque di "responsabilità indiretta", anche se non ha commesso (ed anche se non era a conoscenza di) alcun reato. Ma questa era l'unica strada perché si accertasse la verità e venissero puniti gli autori della truffa. Ho quindi denunciato dettagliatamente tutto e messo tutta la documentazione a disposizione dell'Autorità Giudiziaria. Di lì è stato avviato un procedimento penale, mentre la documentazione veniva consegnata al curatore fallimentare.
Nel frattempo l'avvocatessa insieme al suo "professionista" di fiducia vengono coinvolti in un altro procedimento per bancarotta fraudolenta. Entrambi patteggiano diversi anni appunto per bancarotta fraudolenta.
Il pm titolare dell'inchiesta sulla società di cui ero amministratore, a seguito delle denunce che avevo presentato, delle risultanze documentali e della ricostruzione del curatore fallimentare, mi propone un patteggiamento per "responsabilità indiretta", in quanto - come già detto in Italia e solo in Italia - l'Amministratore deve comunque rispondere perché ha il dovere di scoprire e fermare quanti con conduzione illecita possono creare un danno, prima che avvenga (circostanza inverosimile, visto che solo nel caso in cui l'Amministratore fosse complice potrebbe essere a conoscenza "a priori" de fatti da denunciare, mentre se è vittima di un raggiro di "professionisti" - come in questo caso si è evidenziato dai fatti accertati - può denunciarlo solo quando ne viene a conoscenza e quindi troppo tardi secondo la norma rispondendo, a quel punto, comunque della "responsabilità indiretta").
Naturalmente accetto: la legge stabilisce che avrei dovuto scoprire prima quanto stava accadendo alle mie spalle e ciò non è avvenuto. Non dovevo fidarmi di quell'avvocatessa e di quei "professionisti", quindi ho sbagliato. Questa responsabilità, patteggiando o andando a processo, c'era comunque, è stabilita "a priori" dalla legge.
Ma attenzione è una responsabilità "indiretta" che esclude (!) il concorso o la commissione del reato di bancarotta fraudolenta! Tanto è vero che la Procura individua quale responsabile del reato di bancarotta fraudolenta (con cumulo della pena alla precedente) il "professionista" di fiducia amico dell'avvocatessa che invece vede la sua posizione archiviata in quanto non vi erano abbastanza elementi per stabilire che anche lei avesse avuto un ruolo di regia nella condotta illecita. Ulteriore elemento che chiarisce palesemente il fatto che io non ho avuto responsabilità nella commissione del reato di bancarotta fraudolenta è che oltre al patteggiamento per "responsabilità indiretta" da amministratore non ho subito nessuna sanzione pecuniaria, nessun sequestro o confisca.
Da questa esperienza io non ho guadagnato un euro, solo la "responsabilità indiretta" che comunque la legge stabilisce solo per il fatto che ero Amministratore. Questi sono i fatti. Se mi fossi accorto di quello che stava succedendo prima, sarebbe stato non solo meglio, ma sarebbe stato in assoluto e totale vantaggio mio. Ho imparato che prima di fidarsi di altri occorre fare tutte le verifiche possibili e che "nel dubbio" bisogno non fidarsi.
Il problema che si evidenzia da questa mia esperienza però è più ampio: è un sistema di "professionisti" che, ben addentro ai settori di controllo con amicizie che "contano" nei punti chiave, crea società parallele a società reali, e si innescano rapporti tra società che portano a "fallimenti perfetti".
Il sottoscritto, scoperti i fatti, e grazie ad un legale tra i maggiori esperti di diritto societario, ha saputo reperire le prove e ricostruire l'accaduto, altri ci lasciano le penne.
Se si guardano i fatti, i documenti, il fascicolo della Procura ed il lavoro del curatore, i fatti sono radicalmente diversi quindi da una "condanna (patteggiando) per bancarotta fraudolenta" o no?
PS
Il sottoscritto, anche alla luce di questa esperienza, ha deciso di impegnarsi maggiormente, in tutto e per tutto, per combattere le ingiustizie, le storture di un sistema divenute irreversibili. Non solo. Questa storia era a conoscenza dei fondatori, ad esempio, anche della Casa della Legalità (è nei verbali), come anche il passaggio del patteggiamento. Per evitare che qualcuno potesse strumentalizzarla contro l'associazione ho avanzato prima e dopo le mie dimissioni, sempre - e secondo me sbagliando - respinte. Ma vi di più. Il sottoscritto ha compreso pienamente -così come ha compreso insieme agli altri "vivendo sulla propria pelle" l'esperienza del Circolo a Rivarolo che quel pezzo di territorio è sotto il controllo di gruppi mafiosi (Cosa Nostra e 'Ndrangheta) - il pericolo della criminalità economica e finanziaria. Per questo abbiamo compreso l'importanza di scavare e rendere pubblici gli intrecci societari, chi è dietro alle società che "dominano" il mercato, i "legami" con settori di controllo,come le commistioni affari-politica o le collusioni con le mafie. Questo lavoro e queste pubblicazioni le abbiamo fatte sempre portando i documenti, parlando dei fatti, mai generalizzando e mai modificando o mistificando i fatti per accusare qualcuno di qualcosa di cui non è responsabile riconosciuto.. Non ci siamo limitati, ad esempio, in diversi casi ad indicare una "sintesi" dei procedimenti; abbiamo pubblicato sempre con completezza e correttezza. Altri non lo fanno, lo sappiamo... nessuna novità.
Personalmente ho inoltre detto, scritto (e già dimostrato) chiaramente una scelta: non candidarmi ad alcuna carica pubblica. Ho fatto una scelta di impegno sociale e civile ed a questa resto coerente!
per commenti inviare un e-mail
Sono passati un po' di anni ed anche se uno non ci crede ti arrivano i regali di Natale nonostante si sia prossimi all'estate. Sono veleni, quelli del classico detto e non detto, che gettano ombre di sospetti gravi, tacendo però i fatti reali che chiarirebbero il tutto.
Abbondanza non solo ha denunciato quanto aveva scoperto ("prima di ogni procedimento nei suoi confronti"), recuperando con fatica quelle prove documentali e collaborando fattivamente con le Autorità proposte, ma ha accettato la proposta di patteggiamento avanzata dal pm per responsabilità "indiretta" (visto che era amministratore di diritto di una società mentre la responsabilità diretta è di quegli "amministratori di fatto" che avevano gestito una "società parallela" a lui nascosta) nonostante potesse tirare alle lunghe il procedimento per arrivare alla prescrizione (la prassi devastante in questo Paese) o addirittura tacere e tirare alle lunghe per qualche mese in attesa che venisse approvata la riforma del diritto societario che lo avrebbe lasciato indenne.
Abbondanza voleva che si arrivasse alla chiarezza nei tempi più brevi possibili e voleva chiudere con quell'esperienza.
Durante tutto questo periodo, nonostante fosse una questione personale, ha sempre chiesto cosa ritenevano giusto gli altri componenti dell'Associazione, già prima della fondazione della stessa o ad esempio anche presentandosi dimissionario più volte, per impedire che eventuali "veleni" potessero coinvolgere la struttura, con facili strumentalizzazioni. Noi, come gli altri, abbiamo respinto sempre le sue dimissioni perché le risultanze dei fatti (ed anche la "responsabilità indiretta") dimostrano che è stato una vittima, non un carnefice. Abbondanza, ci preme anche sottolinearlo, ha chiesto, per accettare l'unanime rigetto delle sue dimissioni, che comunque la gestione finanziaria dell'associazione fosse affidata ad altri, ovvero al Vice-Presidente ed al Tesoriere, e non a lui quale Presidente.
Ora qualcuno cerca di usare questa vicenda personale, senza parlarne apertamente e senza citarne il nome, per attaccare addirittura Beppe Grillo. Certo che si tengono sul generico: se citassero i fatti, il contenuto degli atti, le risultanze della Procura, si dovrebbe essere precisi e quindi lo "scandalo" si smonterebbe da solo e verrebbe alla luce che Abbondanza con la bancarotta fraudolenta non ha nulla a che fare. E' la solita storia che si ripete per cercare di fermare chi porta avanti un impegno e contenuti scomodi; nulla di nuovo delle solite mistificazioni dei fatti, dei soliti "veleni".
Abbondanza ha sempre dimostrato di essere una persona integerrima. Anche la storia di questa vicenda dimostra non solo che non si è intascato nulla, ma che ha denunciato i fatti e che rispetto a quei fatti era completamente estraneo da ogni responsabilità diretta, ovvero al delitto di bancarotta fraudolenta. Qualcuno ha cercato di incastrarlo per scaricare su di lui colpe di quanto facevano loro, ma la responsabilità penale di questi è stata riconosciuta pienamente! Abbondanza è stato certamente abbastanza ingenuo di fidarsi di costoro, ed ha ragione quando dice di aver concluso che "nel dubbio bisogno non fidarsi" Ed è anche proprio per questo che, ad esempio, abbiamo denunciato quanto avveniva in quella cosiddetta SMS in cui avevamo sede, proprio perché si era verificato inequivocabilmente cosa c'era dietro, dovendo subire insulti e dovendoci addossare i costi di quell'esperienza drammatica, che posano sulle spalle proprio di Abbondanza.
La cosa curiosa è che quando si parla di reati gravissimi e di responsabilità dirette e piene di alcuni "professionisti" o di personaggi pubblici, queste vengono taciute o sminuite. Quando si parla invece di chi combatte contro un sistema corrotto e marcio, e non cerca di sottrarsi - comunque - alle responsabilità che la legge stabilisce, le "responsabilità indirette" o delitti "colposi" come gli incidenti d'auto, divengono imperdonabili ed i protagonisti diventano dei pericolosi criminali, marchiati a vita.
Noi abbiamo conosciuto i fatti, alcuni di noi li hanno vissuti insieme ad Abbondanza, altri hanno addirittura avuto modo di conoscere quei "professionisti" che hanno cercato di scaricare su di lui le colpe dei loro atti e reati, e per questo, per conoscenza diretta dei fatti, degli atti e delle persone, ci permettiamo di intervenire.
Simonetta Castiglion, Enrico D'Agostino, Clara Giabbani, Walter Lanaro, Paolo Fasce, Marina Puzo, Adriano Bianchi, Valentina Dellepiane, Paolo Andolfi, Andrea D'Agostino, Giovanna Ponsano
Tags: per fatto personale