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Preso il boss della 'ndrangheta Pasquale Condello

Un altro duro colpo inflitto dai reparti investigativi alla ‘ndrangheta. L'arresto del boss Pasquale Condello rappresenta l'ennesima prova che nemmeno i più potenti boss mafiosi possono farla franca.
Ringraziamo i magistrati e gli agenti che hanno lavorato in questi anni per colpire la ‘ndrangheta, la cosca Condello - con le sue ramificazioni nel Paese - e sono arrivati a fermare uno dei latitanti più pericolosi...


da Nuova Cosenza

Catturato il boss dei boss della ndrangheta calabrese Pasquale Condello, latitante da 18 anni. Si nascondeva a Pellaro. Arrestate altre tre persone

18/02 Erano sulle sue tracce da 18 anni, ma lui, ''il supremo'', era sempre riuscito a sfuggire. Fino a stasera, quando gli sforzi dei carabinieri del Ros, ulteriormente intensificati negli ultimi mesi, hanno dato il risultato tanto atteso: l'arresto del super boss della 'ndangheta Pasquale Condello. Condello, inserito nell'elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi d'Italia, come nella migliore tradizione dei latitanti di 'ndrangheta, non si era trasferito altrove, stava nella sua Reggio Calabria, protetto da una rete di fiancheggiatori che fino ad oggi gli aveva consentito di sfuggire a blitz ed operazioni. Ma stasera la protezione e' stata violata da un centinaio di carabinieri del Ros, il Raggruppamento operativo speciale, e del Goc, il Gruppo operativo Calabria. L'operazione e' scattata intorno alle 20. Al termine di lunghe ed estenuanti attivita' di osservazione, controllo e pedinamento, i carabinieri hanno avuto la certezza che il super latitante si nascondesse in un appartamento in un palazzo del rione Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria. I carabinieri si sono avvicinati in zona a bordo di furgoni: alcuni hanno circondato due edifici, gli altri - due squadre - hanno fatto irruzione. Condello e' stato trovato al secondo piano di uno degli stabili insieme al nipote, Giandomenico Condello, di 28 anni; al genero, Giovanni Barilla', di 30 e un'altra persona. I tre sono stati arrestati. Anche con i carabinieri che gli stavano mettendo le manette ai polsi, Condello si e' comportato da boss. ''Ha reagito da capo - ha spiegato il comandante del Ros, il gen. Giampaolo Ganzer - da vecchio capo della 'ndrangheta quale e'''. Il boss e' rimasto freddo, distaccato e ''pur avendo un'arma - ha detto Ganzer - non l'ha usata. Non ha opposto alcuna resistenza e alle persone che si trovavano con lui ha ordinato di non reagire. Un comportamento probabilmente dettato anche dal fatto che in un attimo si e' trovato circondato da trenta carabinieri''. Considerato il numero uno della 'ndrangheta, Condello era a capo di una cosca attiva soprattutto soprattutto nel narcotraffico, negli stupefacenti, nelle estorsioni e nei subappalti. I suoi affari spaziavano dalle tangenti alle estorsioni, dagli appalti al controllo di un'intera filiera economica che interessava non solo la Calabria, ma anche Roma ed altre citta' italiane. Condello, pero', non era solo il boss indiscusso della sua cosca. A lui, evidenziava la Direzione nazionale antimafia nell'ultima sua relazione, era stata consegnata ''la direzione strategica delle attivita' illecite di maggiore rilievo a Reggio Calabria''. Un ruolo che testimonia la considerazione di cui godeva ''il supremo'' negli ambienti criminali calabresi e che, scrivono i Ros in una relazione, ''proveniva dalla sua accertata presenza nella conduzione di alcune attivita' economiche nella città di Reggio''. Non c'e' da stupirsi, quindi, se il ministro dell'Interno, Giuliano Amato ed il vice ministro, Marco Minniti, hanno ricordato che ''gli investigatori lo definivano il Provenzano della Calabria e come Provenzano e' finito anche lui in manette. Per la Calabria e per la lotta alle organizzazioni mafiose - hanno aggiunto - e' un gran giorno''. Latitante dal 1990 (il 7 luglio 1993 le sue ricerche erano state diramate anche in campo internazionale), Pasquale Condello deve scontare quattro ergastoli (uno dei quali per l'omicidio dell'ex presidente delle Fs, Lodovico Ligato, ucciso a Reggio Calabria nel 1989) e 22 anni di reclusione per omicidio, associazione mafiosa ed altro. La notizia dell'arresto di Condello, visto anche l'imponente schieramento di forze messo in campo dal Ros, si e' rapidamente diffusa nel quartiere e una folla di curiosi si e' radunata nelle vicinanze della palazzina in cui si nascondeva. Nessun problema, comunque, si e' verificato quando Condello, a bordo di una automobile dei carabinieri, e' stato trasferito nella scuola allievi dell'Arma dove i magistrati della Dda reggina, con in testa il coordinatore Salvatore Boemi, gli hanno notificato i tanti provvedimenti restrittivi per i quali era ricercato.

Con lui altri tre in manette. Insieme a Pasquale Condello i carabinieri hanno arrestato altre tre persone: il nipote, Giandomenico Condello, di 28 anni; il genero, Giovanni Barilla', di 30 e un'altra persona in corso di identificazione, perche' privo di documenti. Quest'ultimo e' stato arrestato per favoreggiamento, un reato che non e' stato possibile contestare agli altri due perche' parenti: per loro, dunque, l'accusa e' di procurata inosservanza di un provvedimento dell'autorita' giudiziaria, con l'aggravante di aver agito per agevolare attivita' di associazione di tipo mafioso.

Capo indiscusso della ndrangheta. Lo cercavano da diciotto anni ma lui, il ''supremo'' delle cosche calabresi l'aveva fatta sempre franca. Stasera a Pellaro, periferia sud di Reggio, i carabinieri del Ros lo hanno finalmente preso e per Pasquale Condello, 58 anni da compiere a settembre, e' finita una latitanza che ha avuto dell'incredibile. Condello e' ritenuto, infatti, l'esponente piu' importante della 'ndrangheta ed e' ''equiparato - hanno detto gli investigatori a Reggio ed il ministro dell'Interno, Giuliano Amato - alla figura di Bernardo Provenzano in Sicilia. L'uomo della prima e della seconda guerra di mafia a Reggio, mille morti ammazzati nel breve volgere di una stagione, ha segnato infatti la storia delle cosche di Reggio Calabria e dell'intera provincia. Il suo rapporto con gli Imerti, che erano contrapposti ai De Stefano ai quali Condello era inizialmente legato (rapporto che 'il supremo' aveva cementato alle sue nozze, con 'compari d'anello' Paolo De Stefano e Giovanni Fontana) nel primo scontro che si trascino' fino alla fine degli anni '70, fu suggellato nel febbraio del 1985 con un altro matrimonio, quello dello stesso Antonino Imerti con una cugina di Pasquale Condello. La seconda guerra di mafia inizio' con i due tentativi di assassinio di Imerti ma Condello usci' indenne anche da questo terremoto. Comandava un gruppo che gli offriva un efficiente rete di protezione e di riciclaggio, potendo contare su appoggi che erano riusciti a mettere in campo un impero stimato in 50 milioni di euro tra immobili e mobili, attivita' commerciali sia a Roma che in altre citta' italiane. Ma Condello era anche il boss che aveva ordinato il delitto piu' eccellente della 'ndrangheta in quegli anni, quello di Lodovico Ligato, l'ex presidente delle Ferrovie dello Stato assassinato in un agguato la notte del 27 agosto 1989. La lunghissima latitanza non gli vieto' di partecipare a pieno titolo a tutti i summit di mafia svoltisi in questi anni. ''L'arresto di oggi - dice il pm Franco Mollace, che lo ha tenacemente inseguito in questi anni - e' la conclusione di un lavoro ed un percorso lungo dieci anni. E' una grande soddisfazione. Adesso vedremo se ha il volto della vecchia 'ndrangheta o se ha il nuovo volto delle cosche che trattano con politica ed economia. Era uno degli ultimi capi rimasti liberi''.

A capo della direzione strategica. Al boss Pasquale Condello negli ultimi anni era stata consegnata ''la direzione strategica delle attivita' illecite di maggiore rilievo a Reggio Calabria''. Il dato emerge dall'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia sulla 'ndrangheta. ''Questa novita' sulla direzione strategica - si legge in una informativa dei Ros dei carabinieri - potrebbe essere stata favorita dalla funzione di garanzia svolta, nei confronti soprattutto dei gruppi gia' appartenenti allo schieramento dei 'De Stefano', dal boss Cosimo Alvaro, capo dell'omonima cosca di Sinopoli (Reggio Calabria), anche in funzione del ruolo avuto dal padre nella soluzione dell'ultima guerra di mafia di Reggio Calabria''. Per gli inquirenti la conferma del nuovo ruolo che aveva assunto Condello ''proveniva dalla sua accertata presenza nella conduzione di alcune attivita' economiche nella citta' di Reggio''.

Non si era mai mosso da Pellaro. Diciotto anni di latitanza a Pellaro e nei dintorni: ne sono convinti gli investigatori che hanno catturato questa sera Pasquale Condello e che gli hanno dato la caccia per tutto questo tempo. Originario del quartiere Archi, il 'regno' dei De Stefano, Condello secondo gli investigatori si nascondeva infatti in una zona di villette costruite a Pellaro, cambiando spesso rifugio. Non a caso, fanno notare questa sera alcuni inquirenti reggini, si nascondeva a poca distanza dall'abitazione in cui venne assassinato nel 1989 Lodovico Ligato. ''Per almeno tre, quattro volte - dice il procuratore Mollace - gli siamo arrivati assai vicino. Stasera finalmente ci siamo riusciti''. Dopo la cattura, nel dicembre del 2000, del suo braccio destro Paolo Ianno', che si era deciso poi a collaborare con gli inquirenti, non aveva un n.2 riconosciuto e la sua rete piu' fidata restava sempre quella dei familiari piu' stretti.

Era tra i 30 latitanti più pericolosi. Pasquale Condello, arrestato oggi a Reggio Calabria, era nella lista dei 30 latitanti di 'massima pericolosita'' che fanno parte del Programma speciale di ricerca, selezionati dal Gruppo integrato interforze ricerca latitanti della Direzione centrale della polizia criminale. Condello, nato a Reggio Calabria il 24 settembre del 1950, era ricercato dal 1997 per omicidio estorsione, armi ed altro.

Gli affari della cosca Condello. Tangenti, estorsioni, appalti, il controllo di un'intera filiera economica per anni ed anni: questi i filoni lungo cui si e' svolto il dominio legale ed illegale della cosca dei Condello a Reggio Calabria, in provincia, a Roma ed in altre citta' d'Italia. Una delle ultime operazioni dei carabinieri di Reggio Calabria, un anno e mezzo fa, aveva svelato il controllo, ad esempio, della cosca capeggiata da Pasquale Condello, nel settore degli appalti della depurazione. In particolare i carabinieri avevano analizzato tutti gli appalti legati alla costruzione ed al funzionamento dei depuratori di Gallico, Reggio Centro e Pellaro, opere per le quali sono stati spesi centinaia di milioni di euro, che avevano funzionato solo per un breve periodo, con un verbale di collaudo servito solo per incassare l'importo dei tre appalti. Controllando la gestione del ''contabile'' di Pasquale Condello, i carabinieri avevano fatto una clamorosa scoperta, nella cassetta di sicurezza di un istituto di credito del nord italia all'interno nella quale trovarono contanti e titoli finanziari per un importo di cinque milioni di euro.

Gen. Ganzer "Boss fino all'ultimo". "Fino all'ultimo, anche con i carabinieri che gli mettevano le manette, Pasquale Condello si e' comportato da boss". Così il generale Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, il Raggruppamento operativo speciale dell'Arma, che alla domanda su come abbia reagito il latitante ai militari che hanno fatto irruzione, risponde:''Ha reagito da capo, da vecchio capo della 'ndrangheta quale e'''. E' infatti rimasto freddo, distaccato e ''pur avendo un'arma - spiega Ganzer - non l'ha usata'', anzi ha detto lui dove si trovava. ''Non ha opposto alcuna resistenza - continua il generale - e alle persone che si trovavano con lui ha ordinato di non reagire. Un comportamento probabilmente dettato anche dal fatto che in un attimo si e' trovato circondato da trenta carabinieri''. L'operazione che ha portato all'arresto di Condello, spiega il generale Ganzer, e' ''il risultato di un'indagine lunghissima, condotta da tutte le componenti dell'Arma e coordinata dalla magistratura reggina. Da qualche tempo era stato costituito un dispositivo ad hoc per la cattura di Condello, da tutti considerato il principale esponente della 'ndrangheta da almeno 15 anni''. Con il passar del tempo, racconta Ganzer, gli investigatori sono riusciti a fare terra bruciata attorno al latitante: sono stati individuati e arrestati uomini della sua cosca e fiancheggiatori, ne e' stata indebolita la forza economica, con importanti sequestri patrimoniali. ''E' stato un lavoro sistematico che di recente ha portato ad una fase di particolare attenzione su alcuni favoreggiatori. Quindi, attraverso attivita' tecniche molto sofisticate - aggiunge il comandante del Ros, sottolineando come tutta l'attivita' sia stata coordinata dalla locale Direzione distrettuale antimafia - i carabinieri sono arrivati alla individuazione del possibile nascondiglio''. ''Il resto - conclude - e' storia di questa sera''.

Procuratore Grasso "Anche i boss importanti finiscono in cella". ''L'arresto di Pasquale Condello e' un segnale importante per la lotta alla 'ndrangheta, e dimostra che anche importanti boss latitanti finiscono in cella''. Lo afferma il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, commentando l'arresto di Pasquale Condello avvenuto stasera a Reggio Calabria. Il capo della Direzione nazionale antimafia ha anche espresso un plauso ai carabinieri del Ros che hanno condotto a termine l'operazione.

Procuratore Boemi "L'ho trovato in ottima forma": ''L'ho trovato in ottima forma fisica, elegante, con un comportamento da vero grande capo mafia''. E' quanto ha detto il coordinatore della Dda di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, dopo aver incontrato per circa due ore, Pasquale Condello che, dopo il suo arresto avvenuto nel quartiere Pellaro di Reggio Calabria, e' stato trasferito nella scuola allievi carabinieri. Boemi non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione rispetto ai contenuti dell'incontro avuto con Condello. ''Posso solo dire - ha detto - che si e' trattato piu' che di un interrogatorio di una chiacchierata durante la quale Condello ha tenuto un atteggiamento assolutamente irreprensibile e tranquillo''.

Procuratore Mollace "Era uno degli ultimi capi". ''Pasquale Condello non e' solo la punta avanzata della guerra di mafia che ha insanguinato Reggio Calabria alla fine degli anni '80, ma e' anche uno spaccato della 'ndrangheta che sta cambiando marcia''. A dirlo e' il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Francesco Mollace, che per anni ha dato la caccia al superlatitante della 'ndrangheta, Pasquale Condello, arrestato stasera dai carabinieri del Ros a Reggio Calabria. Mollace e' stato anche pm nel processo per l'omicidio di Ludovico Ligato, l'ex presidente delle Fs ucciso la notte del 27 agosto 1989, che si concluse con la condanna di Condello all'ergastolo quale mandante. ''L'arresto di oggi - ha detto Mollace - e' la conclusione di un lavoro ed un percorso lungo dieci anni, iniziato nel '98 quando con il generale Ganzer ed il procuratore Boemi decidemmo di mettere mano a questa attivita'. Il Ros creo' una task force apposita e piu' volte gli siamo arrivati vicini. Su questa cattura, la Dda di allora aveva investito tanto. E' una grande soddisfazione''. ''Adesso vedremo - ha concluso Mollace - vedremo se ha il volto della vecchia 'ndrangheta o se ha il nuovo volto delle cosche che trattano con politica ed economia. Era uno degli ultimi capi rimasti liberi''.

Procuratore Scuderi "Uno dei più grossi latitanti". L'importanza della cattura di Pasquale Condello ''si commenta da sola, era uno dei piu' grossi latitanti che c'erano in Calabria''. A dirlo e' stato il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Francesco Scuderi. ''C'e' la massima soddisfazione nostra - ha aggiunto - e dell'Arma dei carabinieri che gli e' stata dietro per mesi e mesi e finalmente e' riuscito a prenderlo''.



Nel 2006 un duro colpo alla sua cosca.

da Nuova Cosenza


Maxi-blitz dei carabinieri che eseguono 30 arresti su 33 tra Calabria ed Emilia Romagna. Smantellata la cosca Condello. Sequestrati beni per 50 milioni di euro. Svelati gli affari della cosca. Estorsioni anche per lavori sulla A3. Gli arrestati.

16/03 Si è svolto questa notte un maxi blitx ad opera dei Carabinieri. I militari dell'Arma hanno eseguito tra Calabria ed Emilia Romagna 33 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti della cosca legata a Pasquale Condello, rimasto oggi il piu' temibile latitante della 'ndrangheta. Trenta le persone catturarte. Le accuse sono di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, estorsioni e riciclaggio. Gli inquirenti hanno documentato capillari attivita' estorsive nei confronti di imprenditori e negozianti. I carabinieri hanno anche sequestrato immobili, aziende, quote societarie, conti correnti, titoli mobiliari e autoveicoli per un valore di 50 milioni di euro. Anche il sindaco di Reggio Calabria, Italo Falcomata', sarebbe stato vittima delle intimidazioni della cosca che voleva infiltrarsi nei lavori del depuratore e della rete fognaria della frazione di Gallico.

Il Sindaco Falcomatà rifiuto una richiesta estorsiva
15/03 Risale alla fine degli anni Novanta il tentativo di estorsione fatto dalla cosca capeggiata dal boss latitante della 'ndrangheta, Pasquale Condello, ai danni dell' allora sindaco di Reggio Calabria Italo Falcomata', morto nel 2001. Al tentativo di estorsione si fa riferimento nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria, su richiesta della procura distrettuale, che ha portato all' operazione ''Vertice'', fatta la scorsa notte dai carabinieri del Ros, con l'arresto di 33 persone presunte affiliate alla cosca capeggiata dal boss latitante. La richiesta estorsiva, per l'affidamento dell' appalto ad un' impresa collegata alla cosca Condello per la realizzazione del depuratore e della rete fognaria di Gallico, fu rifiutata, secondo quanto si e' appreso, da Falcomata'. Nell'ambito dell'operazione 'Vertice' i carabinieri hanno sequestrato beni mobili ed immobili riconducibili alla cosca Condello anche in Emilia Romagna. Tra i beni anche 5 aziende di autotrasporto a Cesena di cui e' titolare Alfredo Lionetti, un imprenditore che, secondo l'accusa, sarebbe stato collegato alla cosca Condello.

Gli arrestati
Questo l' elenco delle persone arrestate dai carabinieri nell' ambito dell' operazione ''Vertice'': Michele Amato, di 58 anni; Consolato Arconte (67); Carmelo Maurizio Barilla' (33); Sebastiano Callea (49); Carmelo Giuseppe Cartisano (34); Francesco Catalano (38); Domenico Consolato Chirico (55); Rodolfo Ciccone (34); Carmela Giuseppa Condello (38); Giovanna Condello (35); Antonino D' Agostino (28); Giovanni Fontana (61); Alfredo Ionetti (63); Alberto Francesco Lagana' (42); Antonio Marino (52); Renato Marra (44); Osvaldo Salvatore Massara (41); Bruno Morabito (73); Carmela Felicia Morabito (41); Giuseppe Morabito (38); Andrea Pustorino (46); Francesco Roda' (51); Paolo Roda' (38); Pasquale Scarpella (55); Antonino Suraci (56); Giovanni Tripodi (58); Paolo Tripodo (42); Natale Vadala' (40); Andrea Vazzana (39); Francesco Vazzana (36) e Pasquale Vazzana (65). Sono latitanti Pasquale Condello, di 56 anni, capo dell' omonima cosca, e Giuseppe Barilla' (38).

Svelati gli affari della "Cosca Condello"
16/03 Due anni di indagini minuziose, di valutazioni di riscontri di collaboratori di giustizia, hanno permesso alla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria di individuare il potente clan della 'ndrangheta capeggiato da Pasquale Condello, di 56 anni, da 18 latitante, chiamato il 'Supremo' per il carisma criminale che esercita nell'organizzazione malavitosa. A svelare le articolazioni militari e finanziarie della cosca hanno contribuito in maniera determinante le dichiarazioni del pentito Paolo Ianno', di 50 anni, ex fedelissimo di Pasquale Condello e suo accompagnatore in molti summit di 'ndrangheta, nonche' killer dell'organizzazione anti-destefaniana. I carabinieri del Ros e del reparto operativo provinciale di Reggio Calabria, coordinati dal sostituto procuratore distrettuale Santi Cutroneo, hanno portato alla scoperta di una rete efficiente di protezione e di riciclaggio che operava per conto di Pasquale Condello. Sul fronte economico, secondo quanto e' emerso dalle indagini, la cosca poteva contare su Alfredo Ionetti, 73 anni, originario di Archi, il rione di Reggio Calabria dov'e' nato Pasquale Condello, che era riuscito a mettere in campo un impero di circa 50 milioni di euro, tra immobili e beni mobili, attivita' commerciali, tra Roma e Cesena. E poi l'interesse delle cosche per la grande torta del riciclaggio dei rifiuti e i lavori ai depuratori, come quello di Gallico, nella periferia nord della citta', mai entrato in funzione, i cui lavori sono stati spesso ripresi e interrotti. In questa vicenda, il pentito Ianno' avrebbe fatto chiarezza anche sui particolari dell'attentato nell'anno 2000 all'abitazione del sindaco scomparso Italo Falcomata', al quale era stata inviata anche una lettera di morte. L'ex sindaco, secondo quanto si e' appreso, fu minacciato perche' aveva accusato la 'ndrangheta di bloccare i lavori. Dalle intercettazioni ambientali dei dialoghi tra il boss Domenico Libri e l'imprenditore Matteo Alampi, emerge chiaro l'interesse della 'ndrangheta reggina a gestire interamente la partita della gestione dei rifiuti solidi urbani attraverso le societa' miste create apposta e di cui fa parte anche il Comune. Nel corso della conferenza stampa tenutasi stamani negli uffici della Procura della Repubblica, sono intervenuti il procuratore, Antonino Catanese, il sostituto distrettuale, Santi Cutroneo, il generale Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, ed il comandante provinciale dei carabinieri, col. Antonio Fiano. ''Le indagini - ha detto Ganzer - sono state mirate ai gangli operativi della cosca Condello, portando alla luce il sistema che protegge la latitanza del boss e le innumerevoli attivita' finanziarie gestite da prestanome e riconducibili alla sua persona''. Cutroneo, coordinatore dell'inchiesta, ha invece sottolineato che ''la pericolosita' della cosca che poneva in essere estorsioni, danneggiamenti ed ogni altro atto tipicamente mafioso per gestire il malaffare sul territorio''

Estorsioni anche per lavori sulla A3

C' e' anche un tentativo di estorsione ai danni di un' impresa aggiudicataria di un appalto per i lavori di ammodernamento dell' autostrada Salerno-Reggio Calabria nell' inchiesta condotta dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria che ha portato all' emissione di 33 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati alla cosca capeggiata da Pasquale Condello, di 56 anni, inserito nell' elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi del Ministero dell' Interno. Il tentativo di estorsione, in particolare, sarebbe stato messo in atto ai danni dell' impresa ''Romana Inerti'', titolare di un appalto nel tratto dell' A3 compreso tra Villa San Giovanni e Reggio Calabria. Secondo quanto si e' appreso, all' impresa era stato chiesto di versare una percentuale tra il 3 ed il 4 per cento dell' importo dei lavori, mentre tutto il calcestruzzo doveva essere fornito da un' impresa che fa capo al presunto boss di Campo Calabro Rocco Garonfolo. La cosca Condello avrebbe svolto, inoltre, un' intensa attivita' di infiltrazione negli appalti e nei servizi gestiti da enti pubblici. Gli investigatori hanno effettuato alcune intercettazioni ambientali e telefoniche da cui emergono gli interessi della 'ndrangheta nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. In particolare, da un dialogo tra il boss Domenico Libri e l' imprenditore Matteo Alampi emerge l' interesse delle cosche in ordine alle societa' miste costituite alcuni anni fa dal Comune di Reggio per quanto riguarda la gestione delle discariche. Le cosche, inoltre, avevano puntato i loro interessi su un progetto per la costituzione di una societa', la Ecoservices, del valore di circa dieci miliardi di lire per lo smaltimento del vetro e del cartone. Secondo quanto si e' appreso, delle 33 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip, Anna Maria Arena, ne sono state eseguite, al momento, 30. Tra gli irreperibili ci sono Giuseppe Barilla' ed Andrea Pustorino, legati al boss Pasquale Condello.


 

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