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Calabria - si muova il CSM e la PNA

LETTERA APERTA-APPELLO "si muova il CSM e la PNA"
della Casa della Legalità e DemocraziaLegalità

In Calabria è il terremoto, ma si continua a farlo passare per un fenomeno sparuto e locale, dunque poco grave, quasi occasionale.
La stampa che costituzionalmente dovrebbe esercitare il “diritto dovere” all'informazione in modo critico, attento e imparziale, nella maggioranza dei casi, sceglie il silenzio, lasciando soli o in casi estremi screditando quanti invece non rinunciano alla loro funzione fondamentale...


Così coloro che decidono di occuparsi dei fatti liberamente e senza auto-censure, vengono spesso accusati, dagli stessi colleghi oltre che dalla politica, di essere “partigiani”, di rovinare l’immagine del Paese o di quella specifica terra, quando non addirittura additati quali “responsabili” dello screditamento delle Istituzioni.

La stessa sorte, le stesse accuse, che sono mosse dai “neonati” movimenti antimafia, tanto caldeggiati quanto strumentalizzati, che non parlano e non agiscono nel concreto, verso i movimenti ed l’azione antimafia “storica”, di persone e realtà, ben radicate e indipendenti.

Questa nostra riflessione è ovviamente supportata da fatti e esperienza ,Vediamo i fatti, ragioniamo e tiriamo le somme, o almeno proviamoci.

Il legame mafia-politica-istituzioni-affari è devastante in questa “terra prediletta” di Calabria.

- A Vibo Valentia, uomini della Giustizia non solo indagati, ma arrestati per legami con la ‘Ndrangheta. Il Presidente del Tribunale, ex giudici della Dda, avvocati, imprenditori e politici. E’ un FATTO inquietante.

 - 22 consiglieri regionali su 50 indagati. Finanziamenti in sostegno delle imprese “gestiti” per o con la mafia, per o con clientele e lobby, come evidenziano le indagini che coinvolgono anche diversi Sindaci o quelle a carico del capogruppo DS in Regione. Le oligarchie che si muovono, sempre a priori, per affermare l’innocenza, fuori dal processo e sfruttando (secondo le intercettazioni pubblicate dall’Espresso) legami tra malaffare, politica, pezzi di Procure.

- Una Sanità (pubblica e privata convenzionata) infestata dalle ‘ndrine, che sottrae il denaro pubblico a danno dei cittadini. Non solo lo scandalo della Asl di Locri, ma anche a Catanzaro iniziano a venire a galla fatti, che vanno a coinvolgere – direttamente- vertici istituzionali.

- Imprese che ottengono prestiti impensabili per qualunque “mortale” da Banche e Istituti di Credito per iniziative che, per usare i termini di Beppe Grillo, sono talmente “creative” che non hanno ne capo ne coda. (proviamo a chiedere un mutuo per una ditta di produzione d’infradito da vendere agli esquimesi, non v’è dubbio che avremmo la coda di direttori di banche e finanziarie con offerte da capogiro!).

La ‘Ndrangheta rappresenta la sua maggior forza intimidatrice e di condizionamento, negando sviluppo e piegando a proprio vantaggio ogni sorta (o quasi) di iniziativa produttiva, classificandosi come la più potente “fabbrica di profitto” del Paese, col “piccolo particolare” di dover ripulire questo denaro. E in Calabria sorgono come funghi, l’una accanto all’altra, decine e decine di banche . Che strano: dove non c’è ricchezza e sviluppo, ci sono le Banche!? Insieme a queste, nel medesimo territorio “avvelenato” nascono, come gramigna, supermercati, centri commerciali e megastore…tante cattedrali nel deserto quanti ladroni nel tempio, verrebbe da dire.

- Indagini e mandati di arresto bloccati perché manca il personale nelle caserme e nei palazzi di Giustizia, come i 1.000 arresti di uomini della ‘Ndrangheta in “stand bye” denunciati dalla Procura Nazionale Antimafia. Mentre è confermato il dato che individua l’organizzazione mafiosa calabrese quale la più forte delle mafie, con diramazioni e infiltrazioni su scala nazionale e internazionale (e nel nord la Liguria è altra “terra prediletta”).

- L’indispensabile, insostituibile strumento di penetrazione e scardinamento delle organizzazioni mafiose, quello dei collaboratori di giustizia, volgarmente detti pentiti, viene progressivamente – a partire dalla riforma del 2001 – disincentivato. Se si scrive che i “pentiti” guadagnano da questa scelta significa che non si conosce, anche se possono esistere eccezioni, la via crucis del percorso per diventare, essere e restare collaboratore di giustizia. Le campagne denigratorie hanno permesso l’irrigidimento di questo strumento, evitando che arrivassero nuovi contributi, per individuare e colpire gli intrecci con il potere. Finchè va in galera la manovalanza tutto va bene, ma non ci si deve permettere di raggiungere i colletti bianchi e i riferimenti nelle alte sfere, è il messaggio univoco del Potere. Non cambia il discorso per i Testimoni di Giustizia, un’altra corsa ad ostacoli attende anche loro. E poi ci si riempie la bocca in tutte le occasioni per ricordare e onorare l’insegnamento del Pool di Caponnetto, con i suoi “figli” Giovanni e Paolo, o l’origine stessa dello strumento della collaborazione di Giustizia, partita nella lotta al terrorismo con Gian Carlo Caselli. Ma per fortuna anche per la ‘Ndrangheta ci sono collaboratori e testimoni.

- Decine e decine di delitti, morti ammazzati e parenti sopravissuti, che per anni e anni attendono giustizia e verità (ancora ora). Costretti a subire anche lo sbeffeggio di ipocrisie meschine di uomini di Governo che si mostrano solidali, promettono sostegno, ma poi, ad esempio, alle vittime di lupara bianca, mogli e figli, viene offerto niente meno che un “fido a tasso agevolato”. O che, anche questo accade, vengono richiamati dai Prefetti perché: “i livelli alti non gradiscono” che si parli e si denuncino certe cose. Mentre Prefetti validi e certamente integerrimi, come la Dottoressa Basilone (anche Presidente della Commissione d’Accesso alla ASL di Locri), vengono premiati e quindi trasferiti nella Capitale (medesima “promozione” toccata anche al capo dello Sco che ha catturato Bernardo Provenzano).

- Un delitto “eccellente”, quello di Franco Fortugno, su cui chi conosceva bene il contesto in cui è maturato l’omicidio, ha taciuto e tace, urlando a “lettere e denunce” della vittima contro le attività mafiose che alla DDA non risultano, però, mai presentate e tanto meno pervenute. Un omicidio su cui si è scritto molto, ma che per il suo carattere “prettamente politico” si è detto poco, facendo cadere nel vuoto la chiara ed inequivocabile affermazione del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, fatta il 16 ottobre 2006 proprio a Locri.

Un Responsabile del Personale della Asl di Locri, in quanto ex vice direttore sanitario, ora parlamentare della Repubblica (probabile alta carica della futura Commissione Antimafia – quella aperta anche ai condannati per mafia) che negava e nega che la ‘Ndrangheta avesse voluto o avesse infiltrazioni e potere di controllo nella Asl di Locri e che definiva gli omicidi di pazienti, personale e medici dentro la A:S. come “episodi sgradevoli”, come cose che possono capitare ovunque. Come nemmeno ha spiegato delle 35 telefonate, intercettate e trascritte dalla Procura di Milano (e trasferite per competenza a Reggio) con gli esponenti della cosca Morabito-Bruzzaniti-Palamara.

- Chi, come noi, ha pubblicato la Relazione amministrativa sulla Asl di Locri, redatta dalla Commissione d’Accesso del Ministero degli Interni, che evidenzia il livello di infiltrazione pressoché totale della ‘Ndrangheta nella Azienda Sanitaria, è indagato dalla procura di Reggio Calabria con parti di siti sequestrate (Casa della Legalità e Repubblica), siti completamente sequestrati e bloccati (Democrazia e Legalità di Elio Veltri), chi si vede la redazione oggetto di pesanti e ripetute perquisizioni e sequestri (come Calabra Ora, già nella primavera scorsa quando tentò di pubblicarla) ed i nuovi sequestri (Sole 24 ore - Radio 24, il Portale libero.it, sito dei Comunisti Italiani della Calabria, sito badolato.info).

Secondo il pm Giuseppe Lombardo, la pubblicazione della Relazione è violazione del Segreto d’Ufficio. Per il Vice Ministro degli Interni è una Relazione da leggere e studiare in tutte le Scuole. Per la DDA non è secretata, in quanto non fa parte di un procedimento coperto da segreto istruttorio. E’ pubblica perché il procedimento amministrativo di cui faceva parte si è concluso con il Commissariamento della ASL da parte del precedente Governo. E gli atti amministrativi, in Italia, sono pubblici!

- In ultimo (forse) il sequestro del Dossier sulla Asl di Locri redatto dalla “Casa della Legalità – Osservatorio sulle Mafie” Onlus, sempre nel medesimo procedimento, tacciando questo come “aggiramento del sequestro ed oscuramento” quando è (era) on line dal 27 ottobre ed il sequestro-oscuramento della Relazione è avvenuto il 3 novembre. Inoltre chi mai può porre il Segreto di Stato ad uno studio fatto da un associazione libera? Sarà forse perché nel Dossier non vi erano altro che informazioni pubbliche che possono far emergere altre infiltrazioni della ‘ndrangheta negli affari con altri Enti pubblici, ben oltre la Asl di Locri? Lo si dica e si alzi bandiera bianca nella lotta alle mafie!

- Una Procura, quella di Reggio Calabria, in cui, quindi, secondo l’unica parte notificataci (come “seguito”) del procedimento penale (sconosciuto), a firma del pm Lombardo, esisterebbe di fatto un pezzo di Procura (estraneo alla DDA) che indagherebbe sulla mafia cioè sul contenuto della Relazione. Ma per legge, l’indagine in materia di mafie è esclusiva competenza della DDA. Ed allora cosa è accaduto? Un semplice errore, ma con conseguenze gravi (sequestri, perquisizioni, iscrizione nel registro degli indagati, irregolarità palesi nella procedura), o altro?

- Procure che negli anni passati, come nel caso della progressiva infiltrazione nella ASL 9, non si accorgevano di nulla e tutto veniva archiviato, come quella di Locri (anche quando il Procuratore capo era Rocco Lombardo, padre del pm Giuseppe di Reggio). Parentele che pesano, in questa “terra prediletta”, e/o che possono pesare, quantomeno perché sollevano un legittimo sospetto, come nel caso dell’Arch. Galletta dirigente della Asl di Locri indicato dalla Commissione d’Accesso, che è fratello di quel giudice che ordinò la prima perquisizione con sequestro a Calabria Ora, per la Relazione Asl di Locri.

I magistrati che lavorano seriamente nelle Procure e nelle Distrettuali antimafia, come i reparti investigativi, non possono continuare ad operare in un contesto così, dove manca serenità e trasparenza. Non è quindi, solo, un esigenza di dare (e non togliere, come avviene) uomini, mezzi e fondi, ma di ristabilire quelle condizioni (e clima) ambientali nelle Procure e negli Uffici, che garantiscano la possibilità di indagine e azione penale da parte dei magistrati.
Ristabilire queste condizioni, significa anche contribuire a promuovere negli individui la fiducia nello Stato: il non abbattersi a credere che “non cambierà mai nulla”. Ridare (o forse dare) al cittadino la concreta prova di quell’affidabilità che non intravede più nelle Istituzioni.

Abbiamo sempre, immutata, fiducia nell’autonomia e indipendenza della Magistratura. In uno Stato di diritto, è proprio nella separazione dei poteri che trae garanzia il cittadino. Ma la separazione dei poteri deve essere, con l’indipendenza e autonomia, assoluta e non solo formale, generale. Il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura, è quello di tutelare, come ha fatto, questi principi, ed è anche quello di intervenire, quale sede di autogoverno, per verificare ed eliminare quelle storture che in alcuni casi si possono (come è successo e succede) riscontrare. E’ necessario farlo, prima, opportunamente, per evitare che, come al solito, chi vuole assoggettare il potere giudiziario a quello esecutivo, strumentalizzi e usi quelle storture a proprio favore, partendo dallo screditare la funzione della Magistratura.

Chiediamo, quindi, con forza al CSM di fare chiarezza e se serve pulizia nelle Procure, ed al Procuratore Nazionale Antimafia di essere pienamente partecipe a questa azione.

Non è solo un area geografica ad essere interessata, da questa follia, è tutta l’Italia che ne è colpita, le vittime sono tutti i cittadini italiani, si può operare criminalmente anche senza sparare un colpo, influenzando i mercati, ottenendo appalti, gestendo la vita delle persone su tutti i fronti. Il teatrino che si sta dimostrando la nostra politica è sotto gli occhi di tutti, le riforme che non arrivano, le leggi vergogna che troneggiano, e i talk show zeppi dei “nostri” dipendenti nazionali (eletti- o meglio auto-eletti dalle oligarchie di partito) che recitano assurde parti, imparate a memoria, e che non soddisfano nessuno di noi .

Casa della Legalità – Onlus ( www.genovaweb.org )
Abbondanza Christian, Castiglion Simonetta

Democrazia e Legalità ( www.democrazialegalita.it )
Anguillesi Roberta

 

Tags: 'ndrangheta, casa della legalità, istituzioni, calabria, antimafia, giustizia, democrazia legalità, csm, pna, dna, procure, tribunali

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